Archive for the 'Uncategorized' Category

Uno straordinario Twitter resiste alla censura di Teheran

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Dopo il boom di Facebook ci si interroga sull’ evoluzione di Twitter.

Se il significato commerciale e il potenziale per le aziende sono oggetto di discussione, il servizio di micro-blogging si sta rivelando proprio in questi giorni uno straordinario alleato della democrazia e della liberta’ di informazione a Teheran.

Per frenare sia l’ organizzazione che la visibilita’ degli scontri post-elettorali, il Governo iraniano ricorre alla censura.

Ma se i reporter sono costretti a lavorare solo dagli uffici, gli sms sono stati bloccati e Facebook non e’ per tutti accessibile, Twitter e’ l’ unico strumento di comunicazione che resiste all’ imbavagliamento.

“Questa sara’ la prima rivoluzione twitterizzata”, dichiara il New York Times, sottolineando la velocita’ e il dinamismo dei new media in generale.

Accessibilita’ e tempestivita’ sono i punti di forza di un modo nuovo di comunicare da cui al momento dipende buona parte del racconto e della diffusione di notizie, foto e filmati sulla delicata situazione iraniana.

Simone Di Gregorio

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ilcomunicatore vi augura Buon Natale!!!

La fiction made in Italy: un successo d’ esportazione

“La televisione é come una spugna: raccoglie tutto ciò che c’ é sul pavimento e quando vai a spremere esce fuori il succo della società.” (Pippo Baudo)

Termina l’ Estate, riparte la stagione televisiva.

Poche novità e una certezza: la fiction.

Industria da 740 milioni di euro, la fiction italiana occupa il 19,2% del totale della programmazione, confezionando buoni e spesso ottimi risultati equamente distribuiti tra Rai e Mediaset: se il romanzo popolare ha contribuito con una media del 24,06% di share al successo nel periodo di garanzia primaverile della tv di Stato, grazie alla fiction anche Mediaset gioisce, rivendicando la vittoria sul pubblico più interessante per una tv di tipo commerciale: 15-64 anni.

Amore, intrigo, passione, giallo, storia, medicina, polizia, mafia: sono questi gli ingredienti fondamentali di un racconto – la fiction made in Italyche fa storcere il naso a non pochi critici, osservatori e telespettatori nostrani, i quali prediligono di gran lunga il prodotto americano, ma che all’ estero riscuote un vasto successo.

La vicenda dello scienziato tetraplegico Fulvio Frisone, raccontata nel Figlio della Luna di Gianfranco Albano, ha trionfato al Festival della televisione di Shangai, mentre prodotti come L’ Apocalisse, Capri, Giovanni Falcone, la Meglio Gioventù, Medicina Generale, Butta la Luna, Guerra e Pace, Elisa di Rivombrosa, il Capo dei Capi, il Generale Dalla Chiesa, spopolano in lungo e in largo, dall’ Europa al Sud America, dalla Cina al Vietnam, dalla Russia al Medio Oriente.

Successi del genere hanno convinto Rai e Mediaset a rafforzare gli investimenti, che in questo 2008 hanno superato i 560 milioni di euro. Anche Sky si é affacciata su questo proficuo mercato, investendo nel 2007 oltre 60 milioni di euro.

In attesa di vedere se Il Sangue e la Rosa, Crimini Bianchi, Tieni a me e gli altri titoli in programmazione a partire da questo mese confermeranno i buoni risultati vi chiedo:

voi che pensate della fiction italiana?

SimoDG

capellidavivere.it, ecco il social marketing di NIVEA

Nivea si lancia nel social marketing con il blog capellidavivere.it progettata dall’agenzia Intarget.net. Capellidavivere.it parlerà di salute e di bellezza dei capelli, ma anche di moda e di mondanità con il gossip e gli eventi fashion.

Il blog sarà gestito dall’hair stylist Gianni Albanese che metterà la sua esperienza al servizio delle lettrici. L’audience di riferimento di questo progetto è essenzialmente femminile. Ma non lascia di strizzare l’occhio anche a un pubblico maschile.

Insomma Nivea si tuffa nel web 2.0 e lo fa affidandosi a dei professionisti della comunicazione. I risultati potrebbero essere interessanti per dare ancora più vigore e forza a un brand vincente e consolidato come Nivea, rendendolo non solo forte nella comunicazione convenzionale ma anche nel nuovo ambiente comunicativo del web 2.0. E voi che ne pensate?

Luca Taddei

Apre a Pechino “Piazza Italia”, la boutique del made in Italy

“Non esiste azienda italiana, piccola, media o grande, per la quale la Cina non presenti l’ opportunità di ampliare il business o, in qualche modo, di risparmiare.” (da Il Sole 24 Ore)

Verde, bianco e rosso: Pechino si tinge dei colori italiani.

A Luglio, in Shin Kong Place, il quartiere più elegante della capitale cinese, aprirà i battenti un’ immensa rassegna dei prodotti made in Italy, distribuita su 4 piani di un’ elegantissima boutique.

“Piazza Italia” é il nome del progetto, una sorta di Little Italy che offrirà ai clienti cinesi circa duemila delle nostre eccellenze. Da evidenziare che insieme ai grandi marchi saranno esposti i prodotti delle tradizioni locali, meno noti ma ugualmente capaci di sedurre il mercato globale per l’ iperqualità di cui sono espressione e quell’ aurea di gusto, esclusività e fascino che il consumatore cinese – come già il consumatore occidentale – associa naturalmente ai prodotti italiani.

Per la Cina, l’ Italia é un sogno. E non é una frase fatta, ma il risultato di una ricerca di mercato che gli imprenditori italiani hanno fatto svolgere prima di gettarsi in questa avventura: “Si voleva capire – spiega Giuseppe Parolini, direttore commerciale della Crai, una delle aziende coinvolte – quale immagine i cinesi hanno del nostro Paese. Solo dopo aver compreso come ci vedono e cosa si aspettano da noi, potevamo cercare di esaudire i loro desideri.”

E dalla ricerca di mercato é emerso che tra quelli del made in Italy, i cinesi privilegiano l’ alimentare e i prodotti del lusso, che di fatto avranno riservato uno spazio particolare all’ interno della “Piazza”.

Manifestazioni culturali e mostre d’ arte completano il disegno di un progetto davvero ben pensato.

Lo abbiamo detto più volte, comunicazione e distribuzione sono le due leve su sui insistere per far sì che il nostro export passi dai soliti exploit a un lavoro strutturato e continuativo, cosa che é ben più difficile.

E insistendo su iniziative del genere, può diventare un’ opportunità anche la Cina, un mercato sterminato dove il numero dei consumatori benestanti cresce a ritmo vertiginoso.

Voi che ne pensate?

SimoDG

Chiesa e comunicazione

Naturaliter christiana.” ( Tertulliano )

Il viaggio apostolico di Papa Benedetto XVI negli U.S.A. getta una luce interessante sulla comunicazione della Chiesa Cattolica.

L’attenzione della Chiesa Cattolica per la comunicazione è da sempre vitale e di qualità. Sicuramente un peso molto forte l’ha avuto la personalità di Giovanni Paolo II, ma bisogna dare atto al nuovo Pontefice di aver fatto un ottimo lavoro dal punto di vista della comunicazione in questi giorni americani: l’abbraccio con la folla davanti al seminario di Yonkers, il coraggio di parlare ripetutamente dello scandalo degli abusi sessuali, il sicuro richiamo alla tradizione cattolica mostrato dai paramenti sacri, come le mitrie d’oro e le scarpe rosse, senza mai cadere nel cattivo gusto dei telepredicatori e dei riti modellati su talk show televisivi tipici del mondo protestante americano.

La Chiesa Cattolica riesce, molto spesso, nello scopo di presentare una comunicazione di sè e delle sue attività in maniera seria e tradizionale ma allo stesso modo armonizzandosi, a volte anche a prefezione, con i media e la promozione: in questo viaggio statunitense si è potuta notare la grande professionalità nell’organizzare la visita del Papa come evento mediatico e un merchandising di ricordi della visita ben strutturato e dalla storia molto lunga, precedente forse a quella del merchandising commerciale. Pensiamo al profumo del Papa, un’ essenza realizzata a metà dell’Ottocento da un medico californiano per il pontefice del tempo, Pio IX, e venduto oggi a 26 dollari nei negozi diocesani.

Tacere del rapporto fra Chiesa Cattolica e comunicazione è piuttosto difficile, per la grande attenzione del mondo cattolico per la comunicazione, sia in ambito professionale che accademico, ma soprattutto per la capacità di costruire da parte della Chiesa Cattolica una comunicazione nel senso più vero di relazione, di messa in comune di valori e di azioni. Insomma la Chiesa Cattolica in fatto di comunicazione è tutt’altro che oscurantista e arretrata.

Allo stesso modo è forte e di ottima qualità anche la comunicazione contro la Chiesa, proveniente da più contesti e soggetti diversi. Così non è da sottovalutare il forte legame fra l’identità della Chiesa Cattolica e l’identità nazionale italiana.

Per approfondire anche uno solo di questi temi che ho introdotto non basterebbe un libro, ma riflettere sul ruolo della Chiesa Cattolica nel mondo della comunicazione non è affatto un esercizio ozioso quanto piuttosto strategico per comprendere meglio la realtà complessa della nostra società, soprattutto italiana.

Luca Taddei.

il Papa alla Sapienza, un peccato averlo perso.

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“Non sono affatto d’ accordo con ciò che dite, ma mi batterò fino alla morte perchè nessuno vi impedisca di dirlo.” (Voltaire)

Dopo la manifestazione di stamani, alcune riflessioni sui fatti della Sapienza.

Una rappresentanza di studenti e di docenti della storica Università di Roma si é battuta, con lettere e dimostrazioni varie, fino ad ottenere che Papa Ratzinger – invitato da tempo dal Rettore – non fosse presente all’ inaugurazione del nuovo anno Accademico.

E’ stato un peccato.

In primis perchè – dinamica a cui ci stiamo abituando in Italia – una sparuta minoranza ha avuto più considerazione dei tanti e molto più numerosi studenti e docenti che l’ arrivo del Papa alla Sapienza non ritenevano affatto “un’ attentato all’ autonomia dell’ Università” (Prof. Marcello Cini) o una “scelta incongrua” (Giancarlo Ruocco, direttore del dipartimento di Fisica).

Eppure tale sparuta minoranza ha ricevuto un sostegno forse insperato dai media, che hanno dato – soprattutto certa stampa, penso a “Repubblica” – particolare risalto alla polemica, con articoli, editoriali ed approfondimenti, diffondendo la percezione che il risentimento per la scelta del Rettore di invitare il Papa pervadesse l’ intera Sapienza, anzichè riguardare solo qualche centinanio di studenti (su quasi 200 mila iscritti ), un’ ampia parte dei quali legata ai gruppi di sinistra dell’ Università, e 67 docenti (su 4 mila e 500).

Questo ci dovrebbe far riflettere sul ruolo decisamente attivo dei media nei processi di costruzione della notizia. Media che sono molto di più che dei semplici canali da cui passano le informazioni.

Ed é stato in peccato anche per l’ immagine e la credibilità sia della Sapienza che, più in generale, del nostro Paese.

La prima ha ormai perso il suo appeal, tanto da non figurare più tra le prime 150 Università del mondo: un dibattito intellettuale con uno dei pensatori più importanti del nostro tempo avrebbe contribuito a dare visibilità e rinnovare il prestigio dell’ istituto.

Per quanto riguarda poi l’ Italia – recentemente bacchettata dai più autorevoli quotidiani del mondo per la sua crisi economica, politica e sociale ed umiliata per i fatti di Napoli – si tratta di un’ altro episodio che racconta di un Paese in affanno, che a stento si adegua ai cambiamenti positivi e alle aperture della modernizzazione.

In un mondo in cui Ahmadinejad viene invitato dalla laica e liberale Columbia University ad incontrare gli studenti e rispondere alle loro domande, qui da noi il Papa – che tempo fa visitava la musulmana moschea di Instanbul – non lo si vuole e non lo si riesce a far parlare a Roma, culla del cattolicesimo.

E’ qualcosa su cui riflettere, credo.

SimoDG


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