Archive for the 'pubblicità' Category

UserFarm, quando il crowdsourcing finisce in tv!

UserFarm è una piattaforma di Content Crowdsourcing nata in casa di TheBlogTv ed è presente oggi in Italia, Francia e Spagna.

Che cosa fa? In poche parole consente ai brand, alle agenzie, agli editori e alle istituzioni di ingaggiare più di 25.000 videomaker, creativi, grafici professionisti e non per la realizzazione di spot e contenuti multimediali originali.

Il tutto è quindi user generated.

La novità? L’azienda Bonaventura Maschio per le sue Prime Uve ha deciso di portare dal web, il luogo naturale del crowdsourcing, alla tv uno spot realizzato proprio in crowdsourcing da UserFarm.

Lo spot vincitore (presentato anche qui su ilcomunicatore), su 159 caricati sulla piattaforma di crowdsourcing audiovisivo UserFarm, è stato quello del Team Zunamy, nato dall’idea creativa di Ciro De Caro e Rossella D’Andrea.

Per la diffusione web invece è stato selezionato il video ironico e leggero “Estasi Sensoriale” di condor10, visibile sul canale YouTube BonaventuraMaschio.

Questo passaggio dal web alla tv di un prodotto di crowdsourcing è sicuramente il segno di una straordinaria opportunità di fare una comunicazione più creativa e più partecipativa che partendo dal web può passare agli altri spazi più classici e tradizionali della pubblicità.

E il vantaggio è sia per le imprese che per i nuovi talenti.

Che ne pensate?

Luca Taddei

Con Frisk non si può non aprire la bocca! Come in un fumetto!

Frisk, le mentine famose in tutto il mondo, sono protagoniste di una curiosa campagna di comunicazione ideata da BBH Londra in collaborazione con Selection Milano.

Durante il Salone del Mobile 2010 di Milano di questi giorni è andato in scena il gioco Fotofumetto, ideato e realizzato dall’agenzia di comunicazione non convenzionale Piano B.

Se con Frisk non si deve temere di aprir bocca, visto il ruolo giocato dalle mentine, fuori dai locali della movida milanese si è dato spazio ai pensieri, alle idee, agli stati d’animo, alle impressioni dei tanti ragazzi.

Come? Con un baloon da fumetto!

Oltre 4000 persone si sono fatte fotografare o filmare accanto al fumettone e dalla strada tutto è passato su Facebook e su YouTube, dove si sono creati degli spazi ad hoc.

Un’azione di comunicazione non convenzionale di tutto rispetto, che ne dite?

Luca Taddei

La comunicazione di Federcaccia, un’ “arma” a doppio taglio

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Federcaccia punta su una comunicazione decisamente scioccante per lanciare la campagna tesseramento 2009-2010.

Come vedete, il soggetto del manifesto su cui verte la strategia di comunicazione e’ un bambino, di circa 7-8 anni, con a fianco un fucile.

Inevitabili le polemiche.

Secondo Alberto Contri, Presidente di Pubblicita’ Progresso, si tratta di un incidente di percorso, un vero e proprio scivolone che e’ figlio di un approccio alla comunicazione superficiale e approssimativo, e della non comprensione di alcune regole fondamentali per chi esercita professionalmente la materia: l’ immagine deve legarsi ad un significato e lo choc fine a se stesso rischia di urtare la sensibilita’ delle persone.

Ma nient’ affatto pentito e’ il Presidente di Federcaccia, Gian Luca Dall’ Olio.

“L’ immagine sul manifesto” – dice – “rappresenta un ricordo profondo per quasi tutti i 700 mila cacciatori italiani: il manifesto e’ un messaggio interno alle nostre sezioni, non e’ destinato al pubblico, ed e’ un invito a tutti i cacciatori a mantenere viva la tradizione di di portare con se’ a caccia i propri figli e nipoti.”

Personalmente, al di la’ dei contenuti, credo che ai tempi di Internet e del Web 2.0 pensare di tenere una campagna di comunicazione fuori dalla “conversazione” e chiusa dentro ai confini autoreferenziali di una serie di circoli sia una leggerezza.

Forse, a dispetto delle dichiarazioni di Dall’ Olio, era proprio il “rumors” l’ obiettivo ultimo della campagna.

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio

In Francia la TV senza pubblicità è un vero flop!

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Un po’ tutti, almeno una volta nella vita, si sono lamentati per la troppa pubblicità in tv, per i fastidiosi break che interrompono continuamente la visione dei nostri programmi televisivi.

In Francia ci aveva pensato la politica un anno fa a far sparire la pubblicità dai canali della televisione pubblica France Télévisions, l’alter ego francese della nostrana Rai.

L’obiettivo del governo francese capitanato da Sarkozy doveva essere quello di spostare gli investimenti pubblicitari dal mezzo televisione pubblica alle reti private e agli altri mezzi di comunicazione quali la radio, la stampa, le affissioni, internet e i canali digitali terrestri.

In realtà l’obiettivo raggiunto è stata invece la soppressione degli investimenti pubblicitari precedenti e, sarà pure colpa della crisi,un calo del 20,3% di Tf1, la prima rete privata di Francia, dei suoi ricavi pubblicitari e una caduta del titolo in borsa del 50%, così come M6, altro canale privato, si è ritrovata con ben il 10% degli incassi da spot in meno. E in più la televisione pubblica ha anche perso nel corso dell’anno una bel po’ di telespettatori.

Di considerazioni se ne possono fare molte e alcune, serie e ben fatte, le riporta questo articolo del Corriere della Sera. Comunque sembra proprio che in fondo in fondo vedere la pubblicità in televisione non ci dispiaccia affatto e toglierla può creare dei gravi problemi ai vari canali televisivi con il rischio di danneggiare l’industria della comunicazione televisiva in molti modi, sia dal punto di vista economico e finanziario che dei contenuti.

Luca Taddei

Fiorello porta in tv il guerrilla marketing!

PHOTOCALL FIORELLO IN OCCASIONE DELLO SHOW TRASMESSO DA SKY

“Non dimenticate che io sono cintura nera di karaoke.” (Fiorello)

Il suo passaggio a Sky e’ stato un ciclone che ha rivitalizzato il panorama televisivo italiano, dirottando verso il digitale una parte di quell’ attenzione prima monopolio di reality, talent e veline.

Ma piu’ in generale, oltre all’ inedita proposta di contenuto – la famosa striscia quotidiana accesa sui suoi spettacoli dal vivo -, Fiorello ha forse inaugurato un nuovo linguaggio di comunicazione in tv.

“E’ il primo caso di guerrilla marketing in ambito televisivo. Un promo non convenzionale, di utilizzo creativo a spese della concorrenza.”

Cosi’ Aldo Grasso ha commentato le originali trovate di Fiorello precedenti la messa in onda del programma.

In primis, l’ apparizione su blob, con la finta polemica riguardo l’ “ostracismo di Rai e Mediaset” che non volevano fare promozione al suo programma (…fantastico!).

Poi lo striscione sugli stadi, che e’ inevitabilmente apparso nella miriade di programmi che si occupano di calcio.

Ancora le incursioni nel call-center di Sky e negli spazi formali ed esclusivi della sua piattaforma.

…senza dimenticare gli sketch con Valerio Staffelli di Striscia la Notizia.

Insomma, un modo nuovo di intendere e usare il mezzo televisivo.

Una creativita’ sopra le righe, dirompente e ironica.

Ironica perche’ capace di mettere in ridicolo quella insormontabile divisione in blocchi (Rai vs Mediaset vs Sky) a cui tengono solo gli addetti ai lavori.

Il tempo dira’ se la televisione e’ pronta per ripensare al suo linguaggio.

E se questo e’ realmente l’ inizio di una nuova tendenza; una nuova declinazione di quel guerrilla marketing che in ambito commerciale ha rivoluzionato la comunicazione, togliendo molti limiti alla creativita’ dei suoi professionisti.

Intanto…godiamoci Fiorello!

Simone Di Gregorio

quando Barbie diventa obesa…

barbie

“Tieni l’ obesità lontana da tuo figlio” (Active Life Movement)

Barbie, Superman e gli omini di Playmobil.

La campagna di comunicazione contro l’ obesità lanciata da Active Life Movement (Texas) gioca con l’ immaginario dei più piccoli distorcendo il fisico perfetto e deturpando la statuaria bellezza delle icone che lo abitano.

Rivolgendosi a fasce d’ età (6-19 anni) sensibili alle questioni dell’ apparire, la campagna sceglie di fare leva non sui problemi di salute legati al fenomeno obesità ma proprio sul rischio di vedere il corpo sfigurare e allontanarsi dagli ideali standard di bellezza e perfezione visibili sui media. 

Allontanare da sè o comunque combattere l’ obesità é possibile – lasciano intendere le immagini – occorre evitare quei comportamenti che sanno rovinare il fisico anche di personaggi “belli, forti e mitici” come Barbie e Superman: stare stravaccati sul divano, circondarsi di cibo fast-food, passare le giornate inchiodati alla televisione.

D’ istinto, mi sono venuti in mente Toscani, Nolita e la ragazza anoressica: pur con modalità ed effetti diversi, entrambe le campagne sensibilizzano al tema proposto insistendo sulla bruttura, la deformazione fisica, l’ ossessione per l’ immagine.

Voi che pensate?

SimoDG

Obama e l’iPhone, ovvero il mondo alla rovescia della comunicazione

from-boingboingnet

Tra i protagonisti dei nostri giorni ci sono sicuramente, in politica, il Presidente U.S.A. Barack Obama e, nel mondo della tecnologia e del commercio, l’iPhone di Apple. Sono entrambi dei brand molto attrattivi.

Ma cosa c’entrano l’uno con l’altro? In molti risponderebbero “niente”, ma qualcuno, la società telefonica giapponese Softbank, ha pensato che l’uno, Obama, potesse diventare un ottimo strumento per la promozione dell’altro, l’iPhone ( come vedete nella foto ripresa dal post di boingboing). Dell’episodio ne ha parlato anche Brand Republic.

Ormai da qualche anno non si fa altro che parlare dell’influenza del marketing, nato in contesto aziendale, sulla comunicazione politica. Ecco, in questo particolare caso che proviene dalla terra dei Samurai, è avvenuto un rovesciamento del normale corso delle cose comunicative: il mondo della comunicazione politica è riuscito a influenzare il mondo del marketing tradizionale.

Un personaggio politico, la sua immagine, il suo brand nato e costruito nell’agone politico, viene riutilizzato per vendere un prodotto, l’iPhone. E ovviamente, trattandosi di Obama, il payoff non poteva essere che “Yes we kau”, ovvero “sì possiamo comprarlo” ( “Kau” un giapponese significa “comprare”).

Insomma, a volte, un riuscitissimo brand politico, come quello di Obama, è potenzialmente in grado di ottenere risultati anche nel mondo del marketing tradizionale? Sembra essere questa la sfida portata avanti da questa pubblicità giapponese.Voi che ne pensate?Funzionerà?

Luca Taddei


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