Archive for the 'place branding' Category

Ferrari World, l’Italia conquista Abu Dhabi!

In questi giorni è stato presentato il Ferrari World, una vera e propria Disneyland dell’automobile italiana più famosa e simbolo del successo tecnologico italiano nel mondo.

Il progetto è sicuramente grandioso. Vediamo se grandioso sarà anche il successo in termini di ritorno economico per la Casa di Maranello e, in questo caso, turistico per gli Emirati Arabi Uniti.

Qualcuno ha storto il naso dal momento che un progetto del genere potrebbe essere stato realizzato in Italia, a Roma o a Maranello invece che ad Abu Dhabi.

Trovo che il progetto sia ben pensato e fortifichi ancora di più il brand Ferrari e, di conseguenza, anche il brand Italia nel mondo.

Il parco, è vero, non è in Italia, ma il ritorno d’immagine ed economico per l’Italia, soprattutto come brand, non dovrebbe mancare.

Che ne pensate? Guardate anche il sito ufficiale.

Luca Taddei

007, al servizio di Sua Maestà il Marketing

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E’ Quantum of Solace il nuovo capitolo della serie 007, in questi giorni nei cinema di tutto il mondo e, come sempre, James Bond e il suo stile inconfondibile flirtano con il marketing.

Su IB abbiamo già parlato del nation branding di VisitBritain legato al film, ma lo spettro dei progetti di marketing costruiti intorno a Quantum of Solace è molto ampio. Se andiamo alla sezione Partners del sito www.007.com ce ne rendiamo subito conto.

Non mancano il product placement di Aston Martin, di Ford che tra l’altro presenta nel film la sua nuova Ka e di Sony.

Activision ha lanciato il videogame Quantum of Solace: The Game e la Avon ha realizzato il profumo Bond Girl 007 e sarà Gemma Arterton, l’agente Fields di Quantum of Solace, a prestare il volto per la campagna pubblicitaria della nuova essenza.

Tra le bevande di 007 non mancherà ovviamente il Vodka Martini Dry e così non mancherà Smirnoff vodka ma non mancheranno anche le iniziative di promozione di  Bollinger, nota casa produttrice di Champagne, di Heineken che sarà bevuta dalla bella Olga Kurylenko, che ha così commentato: “I am delighted to support Heineken’s global Quantum of Solace marketing campaign. Heineken has done a great job in making James Bond, Camille and the world of Bond connect with their iconic international brand.” E non manca, un po’ a sorpresa, Coca Cola che ha investito 6 milioni di euro per il film e ha disegnato una collezione di bottigliette nere con etichetta bondistica, in serie limitata.

Così come non mancano i progetti di marketing di Omega, Orbitz,Virgin AtlanticSwatch che presenta la sua  “007 Villain Collection”.

E James Bond ci sa fare anche con la comunicazione web: date un’occhiata al bel sito messo in piedi per promuovere il film da Sony Pictures, e Bond si può trovare anche su Myspace e su Facebook.

Abbiamo fatto una bella panoramica del marketing intorno a Quantum of Solace e questa volta, più di tutte le altre, 007 non è solo al servizio di Sua Maesta la Regina, ma anche e soprattutto di Sua Maestà il Marketing!

Luca Taddei

L’Italia è competitiva, adesso ci vuole comunicazione

“Ci sono paesi dove il progresso ha cambiato solo i costumi non la mentalità.” ( Vincenzo Consolo )

Secondo un indice elaborato dall’ONU e e dal WTO, quindi da ritenere abbastanza affidabile, e chiamato TPI, Trade Performance Index, l’Italia si colloca al secondo posto nella classifica mondiale dei Paesi più competitivi nel commercio con l’estero. E’ un buon punto di riferimento per definire l’alto livello di competitività internazionale del nostro Paese.

Ed è proprio il commercio estero a dimostrarsi l’eccellenza dell’economia italiana. E a trainare sono i settori delle <<quattro A>>: abbigliamento, arredo, alimentari, automazione meccanica.

Risultati migliori dell’Italia nel mondo li ottiene solo la Germania, mentre la Spagna, che viene additata di questi tempi come il nostro competitor diretto, non si posiziona neppure fra i primi dieci.

Insomma il declino annunciato da tanti profeti di sventure sembra non esistere. Certo la situazione non è facile, ma questo vale anche per tutti gli altri Paesi del mondo.Non possiamo negare che in Italia soffi, più che in altri contesti, un vento di mancanza di fiducia nei propri mezzi e di speranza nel proprio futuro.

Molte altre classifiche, di cui molto spesso non si è verificata la validità, hanno condannato l’Italia. Ma come ricorda Marco Fortis, docente di economia industriale alla Cattolica di Milano, «si è fatta confusione tra attrattività e competitività» e l’Italia risulta ormai poco attrattiva, specialmente per gli investitori esteri.

Certo è colpa della burocrazia, della criminalità e di altri fattori, ma fra questi non metterei tra gli ultimi la scarsa capacità di comunicare un’immagine forte e vincente del Paese.

C’è un’Italia che vince, ma spesso è quasi muta: una prova ulteriore di questo è il fatto che i risultati di questo indice elaborato dall’ONU e dal WTO siano passati quasi inosservati, mentre altri meno lunsinghieri siano fermamente impressi nella nostra mente. Mentre una buona medicina contro la sfiducia e l’autocommiserazione sarebbe una comunicazione coordinata ed efficace dei propri punti di forza e dei propri successi, quelli che hanno una base nella realtà naturalmente!

Luca Taddei

Apre a Pechino “Piazza Italia”, la boutique del made in Italy

“Non esiste azienda italiana, piccola, media o grande, per la quale la Cina non presenti l’ opportunità di ampliare il business o, in qualche modo, di risparmiare.” (da Il Sole 24 Ore)

Verde, bianco e rosso: Pechino si tinge dei colori italiani.

A Luglio, in Shin Kong Place, il quartiere più elegante della capitale cinese, aprirà i battenti un’ immensa rassegna dei prodotti made in Italy, distribuita su 4 piani di un’ elegantissima boutique.

“Piazza Italia” é il nome del progetto, una sorta di Little Italy che offrirà ai clienti cinesi circa duemila delle nostre eccellenze. Da evidenziare che insieme ai grandi marchi saranno esposti i prodotti delle tradizioni locali, meno noti ma ugualmente capaci di sedurre il mercato globale per l’ iperqualità di cui sono espressione e quell’ aurea di gusto, esclusività e fascino che il consumatore cinese – come già il consumatore occidentale – associa naturalmente ai prodotti italiani.

Per la Cina, l’ Italia é un sogno. E non é una frase fatta, ma il risultato di una ricerca di mercato che gli imprenditori italiani hanno fatto svolgere prima di gettarsi in questa avventura: “Si voleva capire – spiega Giuseppe Parolini, direttore commerciale della Crai, una delle aziende coinvolte – quale immagine i cinesi hanno del nostro Paese. Solo dopo aver compreso come ci vedono e cosa si aspettano da noi, potevamo cercare di esaudire i loro desideri.”

E dalla ricerca di mercato é emerso che tra quelli del made in Italy, i cinesi privilegiano l’ alimentare e i prodotti del lusso, che di fatto avranno riservato uno spazio particolare all’ interno della “Piazza”.

Manifestazioni culturali e mostre d’ arte completano il disegno di un progetto davvero ben pensato.

Lo abbiamo detto più volte, comunicazione e distribuzione sono le due leve su sui insistere per far sì che il nostro export passi dai soliti exploit a un lavoro strutturato e continuativo, cosa che é ben più difficile.

E insistendo su iniziative del genere, può diventare un’ opportunità anche la Cina, un mercato sterminato dove il numero dei consumatori benestanti cresce a ritmo vertiginoso.

Voi che ne pensate?

SimoDG


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