Archive for the 'etica della comunicazione' Category

Sanofi Aventis e la signora Shirley: quando i social media sono un “pericolo”

Estendo al ilcomunicatore l’ attenzione su una storia che si candida ad interessante case study per tutte quelle aziende il cui obiettivo è presenziare il web 2.0 e che devono gestire un’ inedito elemento: la parola del consumatore.

Shirley Ledlie è una donna americana sopravvisuta al cancro che ha subito una perdita permanente dei capelli a causa – lei sostiene –  “del farmaco Taxotere di Sanofi Aventis”.

Pur consapevole che danni gravi di tal genere sono frequenti in chi è affetto da tumore, Shirley accusa che “in alcun modo Sanofi Aventis aveva evidenziato la possibilità di tale evento avverso: nessuna menzione, nessuna casistica, nessun dato”.

Dopo aver chiesto spiegazioni inviando diverse lettere, la tenace Shirley si è orientata verso strumenti di comunicazione non convenzionale.

E’ entrata nella pagina Facebook di Sanofi Aventis e ha postato foto a testimonianza del danno e denuncie circa la scorretta informazione che secondo lei accompagna il farmaco.

“Volete trasparenza?” – spiega Shirley in riferimento alla presenza di Sanofi in spazi aperti di confronto come appunto Facebook – “Bene, la voglio anche io. Voglio che Sanofi sia trasparente nei dati e nelle informazioni fornite”.

E Shirley non intende affatto fermarsi, annunciando nuove iniziative sempre su web.

In attesa che si faccia chiarezza e in attesa anche di ascoltare la replica di Sanofi Aventis (per dovere di cronaca vi faccio presente che in Rete esistono diverse fonti informative che illustrano i possibili effetti avversi del Taxotere), la vicenda apre un precedente interessante e si configura come un monito per le aziende, farmaceutiche e non, le quali puntano a costruire una presenza sui social media.

“Essere trasparenti” non è solo un bello slogan ma un modo nuovo di relazionarsi col consumatore che impone anche il dovere di confrontarsi sugli aspetti più controversi.

Soprattutto quando l’ arena del confronto sono i social media.

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio

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Nuova censura della Cina…bloccata la proiezione del film Avatar

Anche nel 2009, in piena crisi globale, la Cina e’ riuscita a confermare l’ obiettivo dell’8% di crescita del Pil.

Ottimo, gia’, ma a che prezzo?

Tra i tanti aspetti controversi che caratterizzano la folgorante ascesa della Cina c’ e’ anche un controllo severo di ogni forma di informazione e di comunicazione, vera e propria antitesi dello spirito democratico.

L’ultimo esempio e’ la decisione di bloccare a partire dal 22 Gennaio la proiezione del film Avatar, il colossal di Cameron che anche in Cina sta  riscuotendo un enorme successo.

Con una sofisticata strategia, la China Film Group Company (ma dietro ci sarebbe direttamente il Dipartimento Centrale di Propaganda del Partito Comunista Cinese) ha spiegato che il film non scomparira’ ma rimarra’ visibile nelle sale 3D: considerato pero’ che in un Paese dai confini sterminati come la Cina le sale attrezzate al tridimensionale sono pochissime, si tratta di una censura in piena regola.

Da cosa e’ dipesa tale decisione?

Non e’ chiaro.

In alcuni commenti affidati ad Internet la decisione viene spiegata con la necessità di «fare spazio» al film «patriottico» su Confucio, prodotto ad Hong Kong e agli altri film cinesi, schiacciati dal successo di «Avatar».

Ma c’ e’ chi invece sostiene che le autorità avrebbero visto nel film pericolosi riferimenti alla situazione delle minoranze etniche della Cina, come i Tibetani e gli Uiguri.

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio

Obama: un nobel per la comunicazione della pace

obama, hope

Il Nobel per la pace assegnato al Presidente degli Stati Uniti d’America Obama fara’ sicuramente discutere: a qualcuno vengono dei dubbi, qualcuno non ha gradito, anche lui ne e’ rimasto sorpreso.

Quello che e’ indubbio e’ che questo premio Nobel per la pace e’ un Nobel assegnato alla comunicazione e piu’ in particolare alla comunicazione della pace. Obama, come comunicatore politico, e’ riuscito a costruire fiducia e speranza, insomma ha realizzato un discorso intorno alla pace. E’ questo, per ora, il suo piu’ grande merito.

Si pensa, anche giustamente, che un Nobel debba essere conferito a illustri personalita’ che si sono distinte per quello che hanno fatto piuttosto che per quello che hanno comunicato.

Ma la comunicazione, in politica come nelle altre sfere della vita umana, e’ azione.

Obama e’ riuscito sicuramente ad agire nell’immaginario di milioni di americani e non. E questo e’ sicuramente un fatto. Certamente Obama non e’ il primo politico nella storia ad essere riuscito a costruire un discorso di fiducia e di speranza intorno alla pace, ma in questi tempi e’ sicuramente il piu’ bravo.

Sara’ il Presidente americano in grado di affiancare alla comunicazione anche tutto quello che rimane da fare per costruire concretamente la pace?

Luca Taddei

Twitter, Facebook and Co. rivoluzionano il marketing farmaceutico…ecco come le Big del farmaco sperimentano il Web 2.0

farmaci

Il marketing dell’ industria farmaceutica sta subendo un’ evoluzione senza precedenti.

Pur confrontandosi con una totale assenza di normative e linee guida, le grandi aziende del farmaco sperimentano le nuove applicazioni del Web 2.0., ridefinendo il panorama della comunicazione e attivando canali (mai cosi’) diretti con i consumatori.

E da un punto di vista sociale, di bene comune…questo rappresenta un’ opportunita‘ o un pericolo?

Il dibattito e’ aperto.

Da una parte, infatti, l’ industria farmaceutica e’ regolata da una normativa stringente che limita la comunicazione diretta al consumatore: troppo alto e’ il rischio che la diffusione di informazioni si trasformi in “pericolosa” promozione, alimentando una domanda di prodotti che e’ invece strettamente legata all’ esistenza di un reale fabbisogno e di specifiche condizioni cliniche. Stiamo parlano di un mondo dove un’ informazione erronea o un farmaco preso incautamente possono risultare fatali.

Dall’ altra, il consumatore ha raggiunto un’ inedito ed alto livello di consapevolezza circa determinate patologie ed il corrispettivo trattamento; dispone e richiede un ruolo attivo perche’ e’ in gioco la propria salute e pretende che la decisione di quale farmaco assumere sia condivisa col medico, e non semplicemente “subita”; non di rado, come confermano esperti del settore, e’ il paziente che influenza il medico nella prescrizione dei farmaci, diventando vero e proprio “opinion leader” che le aziende aspirano ad intercettare e conoscere.

Vediamo allora quali sono alcune delle prime iniziative importanti prese dalle multinazionali farmaceutiche per catturare la voce e l’ attenzione del paziente attraverso i social media.

  • Procter&Gramble ha dedicato una community ai pazienti affetti da una particolare condizione clinica, la colite ulcerosa; nella community ci si conosce e confronta, condividendo storie ed esperienze di vita; alcuni medici di P&G, inoltre, forniscono informazione e consulenza clinica sull’ argomento.
  • Novo Nordisk ha aperto una pagina su Twitter, intotolata “Race with insuline”, dove il pilota Charlie Kimball, sofferente di diabete, racconta ai followers come proprio nonostante il diabete si possa condurre una vita normale e di successo, sul piano sia privato che professionale.
  • Merk ha aperto una pagina su Facebook dedicata al Gardasil, vaccino contro il tumore del collo all’ utero.
  • GlaxoSmithKline promuove abitualmente i suoi prodotti su YouTube.

Come vedete, vi sono approcci diversi all’ utilizzo del Web 2.0.

C’ e’ chi fa promozione di prodotto, chi invece costruisce piu’ sofisticate strategie di comunicazione che combinano le inevitabili  azioni di branding con l’ ideazione di spazi in cui chi soffre per determinate malattie ha la possibilita’ di incontrare altre persone che vivono lo stesso problema, ricevendo suggerimenti, consigli e, perche’ no, consolazione.

L’ azienda, dal canto suo, monitorando le “conversazioni” acquisisce informazioni preziose sul paziente: chi e’, cosa cerca, cosa chiede, cosa pensa.

Insomma, ci sono vari spunti di riflessione.

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio

La comunicazione di Federcaccia, un’ “arma” a doppio taglio

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Federcaccia punta su una comunicazione decisamente scioccante per lanciare la campagna tesseramento 2009-2010.

Come vedete, il soggetto del manifesto su cui verte la strategia di comunicazione e’ un bambino, di circa 7-8 anni, con a fianco un fucile.

Inevitabili le polemiche.

Secondo Alberto Contri, Presidente di Pubblicita’ Progresso, si tratta di un incidente di percorso, un vero e proprio scivolone che e’ figlio di un approccio alla comunicazione superficiale e approssimativo, e della non comprensione di alcune regole fondamentali per chi esercita professionalmente la materia: l’ immagine deve legarsi ad un significato e lo choc fine a se stesso rischia di urtare la sensibilita’ delle persone.

Ma nient’ affatto pentito e’ il Presidente di Federcaccia, Gian Luca Dall’ Olio.

“L’ immagine sul manifesto” – dice – “rappresenta un ricordo profondo per quasi tutti i 700 mila cacciatori italiani: il manifesto e’ un messaggio interno alle nostre sezioni, non e’ destinato al pubblico, ed e’ un invito a tutti i cacciatori a mantenere viva la tradizione di di portare con se’ a caccia i propri figli e nipoti.”

Personalmente, al di la’ dei contenuti, credo che ai tempi di Internet e del Web 2.0 pensare di tenere una campagna di comunicazione fuori dalla “conversazione” e chiusa dentro ai confini autoreferenziali di una serie di circoli sia una leggerezza.

Forse, a dispetto delle dichiarazioni di Dall’ Olio, era proprio il “rumors” l’ obiettivo ultimo della campagna.

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio

religione e comunicazione, tra buone e cattive notizie

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“Una società di atei inventerebbe subito una religione” Honoré de Balzac

In tempi di incertezza, il mondo della comunicazione frequenta con una certa continuità questioni di alto rilievo. In particolare, nelle ultime settimane, sia offline che online si discute meno dell’ ultima campagna di questa o quell’ azienda e più dell’ uomo nel suo rapporto con se stesso, con gli altri, con la vita.

E riguardano tematiche di fede alcune delle novità in materia di comunicazione a mio avviso più interessanti.

Mi riferisco senza dubbio all’ iniziativa dell’ Uaar – unione atei agnostici e razionalisti italiani, che copiando quanto già visto a Londra e Madrid veste i bus di Genova con slogan su buone e cattive notizie riguardanti la presunta non esistenza di Dio.

Provocazione? Libertà di espressione? Banalizzazione del tema?

Io opto per la terza.

Intanto, in Spagna, l’ associazione E-Cristians risponde: “Dio sì che esiste, godi della vita di Cristo.”

Stati Uniti. L’ organizzazione CatholicVote per contestare la scelta di Obama di aprire al finanziamento pubblico dell’ aborto diffonde su YouTube un video in cui “un feto” viene lasciato vivere nonostante le mille avversità, di tipo economico, familiare, sociale..

..”il bambino sarà abbandonato dal padre”…

..”la madre avrà enormi difficoltà a crescerlo da sola”..

…eppure questo bambino diventerà il primo Presidente afroamericano nella storia degli Stati Uniti.

Insomma, tanto di cui parlare.

Voi che ne pensate?

SimoDg

i media alimentano la crisi?

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Certe volte é meglio abitare in un sottoscala che in un attico.” Marco Fortis

Già, non urlare.

Prendo spunto dall’ ultimo post di Luca per aggiungere qualche considerazione attorno al rapporto tra crisi e  comunicazione.

Responsabilità é la parola chiave che identifica da sempre e oggi in particolare un mestiere, il giornalismo, su cui grava il difficilissimo compito di spiegare alle persone che cosa succede nel mondo: cause, effetti, prospettive.

Lo sappiamo, i media rappresentano il canale d’ accesso all’ informazione. Dalla loro azione dipende in maniera determinante quella percezione dei fatti e degli eventi che entra nell’ immaginario, forte del potere di influenzare piccole e grandi decisioni.

Riforme, investimenti, strategie, piani di assunzione, licenziamenti, acquisti, viaggi.

Su più livelli – politica, impresa, società, famiglia – la percezione del “fuori”, in maniera più o meno marcata, più o meno visibile, ma comunque inevitabilmente finisce con l’ orientare i comportamenti.

“La crisi c’ è, eccome – scrive Sergio Luciano su Economy – ma la percepiamo più grave di quanto non sia.”

Io non solo sono perfettamente d’ accordo con Luciano ma trovo che questa “più grave percezione” sia dovuta proprio a certe logiche interne al sistema dei media,  in base alle quali le prime pagine dei quotidiani nazionali si riempiono di “brutte” notizie e catastrofiche previsioni (ma in tempi del genere queste previsioni che valore hanno? questo collasso finanziario, per esempio, chi lo aveva previsto?) mentre bisogna andare a spulciare tra i trafiletti, oppure nella stampa specializzata o nella cronaca locale per conosere realtà italiane virtuose, come il successo della pugliese Divella, la buona salute dell’ export made in Italy o il boom del turismo termale.

Certo quelli che ho citato sono dei casi singoli. Ma tanti di questi casi singoli – e se ne possono trovare facilmente –  insieme smettono di essere eccezione e diventano segni di un modo italiano di essere e di fare, più vicino alla creatività, ai valori e all’ economia “reale” che alla disastrata finanza. E che meritano di essere spiegati, conosciuti, divulgati.

Vi aggiungo che di recente ho partecipato a un convegno in cui molti manager e imprenditori italiani hanno rivelato che se non ci fossero i mezzi di comunicazione loro, relativamente alle proprie imprese, di questa crisi nenche si sarebbero accorti.

Occorre dunque una comunicazione più responsabile ed anche più equilibrata.

Serve, a parer mio, che sia combattuto quel principio secondo cui “é meglio parlar di un ponte distrutto che di cento costruiti.”

Serve perchè la posta in gioco é alta.

Voi che ne pensate?

SimoDG


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