Archive for the 'cultura' Category

Obama: un nobel per la comunicazione della pace

obama, hope

Il Nobel per la pace assegnato al Presidente degli Stati Uniti d’America Obama fara’ sicuramente discutere: a qualcuno vengono dei dubbi, qualcuno non ha gradito, anche lui ne e’ rimasto sorpreso.

Quello che e’ indubbio e’ che questo premio Nobel per la pace e’ un Nobel assegnato alla comunicazione e piu’ in particolare alla comunicazione della pace. Obama, come comunicatore politico, e’ riuscito a costruire fiducia e speranza, insomma ha realizzato un discorso intorno alla pace. E’ questo, per ora, il suo piu’ grande merito.

Si pensa, anche giustamente, che un Nobel debba essere conferito a illustri personalita’ che si sono distinte per quello che hanno fatto piuttosto che per quello che hanno comunicato.

Ma la comunicazione, in politica come nelle altre sfere della vita umana, e’ azione.

Obama e’ riuscito sicuramente ad agire nell’immaginario di milioni di americani e non. E questo e’ sicuramente un fatto. Certamente Obama non e’ il primo politico nella storia ad essere riuscito a costruire un discorso di fiducia e di speranza intorno alla pace, ma in questi tempi e’ sicuramente il piu’ bravo.

Sara’ il Presidente americano in grado di affiancare alla comunicazione anche tutto quello che rimane da fare per costruire concretamente la pace?

Luca Taddei

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Boom dei cuddle parties, feste a base di coccole e abbracci

cuddle party

“Conosco solo un dovere. Quello di amare.” Albert Camus

Dopo mesi di cattive notizie, privazioni, paure, sembra aver preso piede un rinnovato bisogno di good news, coccole e messaggi di fiducia.

Il trend e’ stato ben compreso da molte importanti aziende che vi centrano le proprie strategie di marketing.

Illuminante e’ la campagna di Coca Cola costruita attorno al concetto di felicita’.

Altro fenomeno interessante sono i cuddle parties, ovvero feste a base di coccole ideate nel 2004 da due coach esperti in relazioni interpersonali che proprio in questi mesi da New York stanno prendendo piede un po’ in tutto il mondo, Europa compresa.

Ad un cuddle party (costo 30 euro) ci si va in pigiama e col proprio cuscino, ci si stende e si abbracciano perfetti sconosciuti: vietati alcol e droghe e bandito il sesso.

Sul sito cuddleparty.com e’ possibile leggere le testimonianze di chi vi ha partecipato.

“Dopo il party, sono uscito per strada con una sensazione di benessere, leggerezza, pace e contentezza.”

“Finalmente ho capito cosa mi sono persa finora.Sto recuperando anni di privazione e coccole.”

Come dicevamo, queste feste sono diventate cosi’ numerose che i due ideatori hanno avviato un programma di training per i “facilitatori”, ovvero esperti nell’ arte delle coccole pagati per portare i cuddle parties in tutto il mondo.

Fenomeno curioso.

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio

i media alimentano la crisi?

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Certe volte é meglio abitare in un sottoscala che in un attico.” Marco Fortis

Già, non urlare.

Prendo spunto dall’ ultimo post di Luca per aggiungere qualche considerazione attorno al rapporto tra crisi e  comunicazione.

Responsabilità é la parola chiave che identifica da sempre e oggi in particolare un mestiere, il giornalismo, su cui grava il difficilissimo compito di spiegare alle persone che cosa succede nel mondo: cause, effetti, prospettive.

Lo sappiamo, i media rappresentano il canale d’ accesso all’ informazione. Dalla loro azione dipende in maniera determinante quella percezione dei fatti e degli eventi che entra nell’ immaginario, forte del potere di influenzare piccole e grandi decisioni.

Riforme, investimenti, strategie, piani di assunzione, licenziamenti, acquisti, viaggi.

Su più livelli – politica, impresa, società, famiglia – la percezione del “fuori”, in maniera più o meno marcata, più o meno visibile, ma comunque inevitabilmente finisce con l’ orientare i comportamenti.

“La crisi c’ è, eccome – scrive Sergio Luciano su Economy – ma la percepiamo più grave di quanto non sia.”

Io non solo sono perfettamente d’ accordo con Luciano ma trovo che questa “più grave percezione” sia dovuta proprio a certe logiche interne al sistema dei media,  in base alle quali le prime pagine dei quotidiani nazionali si riempiono di “brutte” notizie e catastrofiche previsioni (ma in tempi del genere queste previsioni che valore hanno? questo collasso finanziario, per esempio, chi lo aveva previsto?) mentre bisogna andare a spulciare tra i trafiletti, oppure nella stampa specializzata o nella cronaca locale per conosere realtà italiane virtuose, come il successo della pugliese Divella, la buona salute dell’ export made in Italy o il boom del turismo termale.

Certo quelli che ho citato sono dei casi singoli. Ma tanti di questi casi singoli – e se ne possono trovare facilmente –  insieme smettono di essere eccezione e diventano segni di un modo italiano di essere e di fare, più vicino alla creatività, ai valori e all’ economia “reale” che alla disastrata finanza. E che meritano di essere spiegati, conosciuti, divulgati.

Vi aggiungo che di recente ho partecipato a un convegno in cui molti manager e imprenditori italiani hanno rivelato che se non ci fossero i mezzi di comunicazione loro, relativamente alle proprie imprese, di questa crisi nenche si sarebbero accorti.

Occorre dunque una comunicazione più responsabile ed anche più equilibrata.

Serve, a parer mio, che sia combattuto quel principio secondo cui “é meglio parlar di un ponte distrutto che di cento costruiti.”

Serve perchè la posta in gioco é alta.

Voi che ne pensate?

SimoDG

007, al servizio di Sua Maestà il Marketing

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E’ Quantum of Solace il nuovo capitolo della serie 007, in questi giorni nei cinema di tutto il mondo e, come sempre, James Bond e il suo stile inconfondibile flirtano con il marketing.

Su IB abbiamo già parlato del nation branding di VisitBritain legato al film, ma lo spettro dei progetti di marketing costruiti intorno a Quantum of Solace è molto ampio. Se andiamo alla sezione Partners del sito www.007.com ce ne rendiamo subito conto.

Non mancano il product placement di Aston Martin, di Ford che tra l’altro presenta nel film la sua nuova Ka e di Sony.

Activision ha lanciato il videogame Quantum of Solace: The Game e la Avon ha realizzato il profumo Bond Girl 007 e sarà Gemma Arterton, l’agente Fields di Quantum of Solace, a prestare il volto per la campagna pubblicitaria della nuova essenza.

Tra le bevande di 007 non mancherà ovviamente il Vodka Martini Dry e così non mancherà Smirnoff vodka ma non mancheranno anche le iniziative di promozione di  Bollinger, nota casa produttrice di Champagne, di Heineken che sarà bevuta dalla bella Olga Kurylenko, che ha così commentato: “I am delighted to support Heineken’s global Quantum of Solace marketing campaign. Heineken has done a great job in making James Bond, Camille and the world of Bond connect with their iconic international brand.” E non manca, un po’ a sorpresa, Coca Cola che ha investito 6 milioni di euro per il film e ha disegnato una collezione di bottigliette nere con etichetta bondistica, in serie limitata.

Così come non mancano i progetti di marketing di Omega, Orbitz,Virgin AtlanticSwatch che presenta la sua  “007 Villain Collection”.

E James Bond ci sa fare anche con la comunicazione web: date un’occhiata al bel sito messo in piedi per promuovere il film da Sony Pictures, e Bond si può trovare anche su Myspace e su Facebook.

Abbiamo fatto una bella panoramica del marketing intorno a Quantum of Solace e questa volta, più di tutte le altre, 007 non è solo al servizio di Sua Maesta la Regina, ma anche e soprattutto di Sua Maestà il Marketing!

Luca Taddei

Romania, piacere di conoscerti

“Molte persone credono di riflettere mentre stanno solo riordinando i loro pregiudizi.” (William James)

E’ da poco partita la campagna di comunicazione promossa dal governo di Bucarest e dall’ Ambasciata romena in Italia che promette di “eliminare la percezione negativa dei romeni derivata da una generalizzazione dei fatti di cronaca”.

L’ iniziativa si inserisce in un clima non facile per la convivenza ed integrazione tra italiani e romeniRusu, l’ ambasciatore romeno in Italia, conferma che la diminuzione dell’ intolleranza é dovuta prevalentemente “ai comportamenti illegali di alcuni romeni”, che tuttavia vengono amplificati dai media col rischio di facili stereotipizzazioni.

La soluzione ipotizzata é allora quella di servirsi proprio dei mezzi di comunicazione per raccontare il lato buono della Romania e del suo popolo.

La campagna si declina infatti come documentario-inchiesta, spot tv su reti nazionali, manifesti ma soprattutto eventi, che si svolgeranno tra Roma, Torino e Milano, ovvero le città che ospitano le più “popolate” comunità romene.

Inoltre, tra Ottobre e Novembre, verrà allestitita a Roma e Milano “Casa Romania”, un padiglione espositivo dove saranno presenti elementi della cultura, della tradizione, della musica e della moda di questo Paese.

Mi sembra un’ ottima iniziativa, soprattutto per l’ uso assolutamente intelligente e strategico della comunicazione.

Voi che pensate?

SimoDG

L’Italia è competitiva, adesso ci vuole comunicazione

“Ci sono paesi dove il progresso ha cambiato solo i costumi non la mentalità.” ( Vincenzo Consolo )

Secondo un indice elaborato dall’ONU e e dal WTO, quindi da ritenere abbastanza affidabile, e chiamato TPI, Trade Performance Index, l’Italia si colloca al secondo posto nella classifica mondiale dei Paesi più competitivi nel commercio con l’estero. E’ un buon punto di riferimento per definire l’alto livello di competitività internazionale del nostro Paese.

Ed è proprio il commercio estero a dimostrarsi l’eccellenza dell’economia italiana. E a trainare sono i settori delle <<quattro A>>: abbigliamento, arredo, alimentari, automazione meccanica.

Risultati migliori dell’Italia nel mondo li ottiene solo la Germania, mentre la Spagna, che viene additata di questi tempi come il nostro competitor diretto, non si posiziona neppure fra i primi dieci.

Insomma il declino annunciato da tanti profeti di sventure sembra non esistere. Certo la situazione non è facile, ma questo vale anche per tutti gli altri Paesi del mondo.Non possiamo negare che in Italia soffi, più che in altri contesti, un vento di mancanza di fiducia nei propri mezzi e di speranza nel proprio futuro.

Molte altre classifiche, di cui molto spesso non si è verificata la validità, hanno condannato l’Italia. Ma come ricorda Marco Fortis, docente di economia industriale alla Cattolica di Milano, «si è fatta confusione tra attrattività e competitività» e l’Italia risulta ormai poco attrattiva, specialmente per gli investitori esteri.

Certo è colpa della burocrazia, della criminalità e di altri fattori, ma fra questi non metterei tra gli ultimi la scarsa capacità di comunicare un’immagine forte e vincente del Paese.

C’è un’Italia che vince, ma spesso è quasi muta: una prova ulteriore di questo è il fatto che i risultati di questo indice elaborato dall’ONU e dal WTO siano passati quasi inosservati, mentre altri meno lunsinghieri siano fermamente impressi nella nostra mente. Mentre una buona medicina contro la sfiducia e l’autocommiserazione sarebbe una comunicazione coordinata ed efficace dei propri punti di forza e dei propri successi, quelli che hanno una base nella realtà naturalmente!

Luca Taddei

al museo per comunicare

Oggi i musei diventano sempre più luoghi di comunicazione in cui divertirsi, sorseggiare un cocktail o fare un aperitivo a tema, cenare o ascoltare musica. All’estero il fenomeno è ampiamente diffuso, dalla Francia con il Centre Pompidou di Parigi, il primo per così dire a “mutare” negli Anni Novanta, al famoso Metropolitan di New York che ospita le feste più trendy a partire da quelle di Giorgio Armani e di George Clooney. E anche in Italia  il fenomeno si sta diffondendo come ci mostrano gli esempi della Triennale della Bovisa a Milano con la sua Havana Hora e del progetto MAC ( Museo di Arte Contemporanea ) di Libeskind sempre a Milano.

Queste iniziative sono legate per lo più a musei di arte moderna e contemporanea, che sicuramente si prestano più facilmente a tali operazioni, ma la vera sfida potrebbe essere pensare qualcosa del genere per i musei che raccolgono collezioni classiche, medievali e rinascimentali. Da sottolineare è sicuramente anche l’intervento di grandi imprese, come Havana Club nel caso citato della Triennale della Bovisa, nel promuovere tali iniziative che possono essere d’aiuto sia al brand dell’azienda sia nella gestione economica dei musei.

Le critiche non mancano: la più forte è quella di Adriano La Regina, archeologo e soprindentente di Roma, che ha definito queste operazioni “forzature strumentali, una vera prostituzione delle istituzioni culturali” e ha poi rincarato la dose con “siamo circondati da cose di pessimo gusto, passeggiare in galleria e sentire la puzza di pesce dei banchetti aziendali è inaccettabile”.

Questa rivoluzione museale, se fatta con criterio, potrebbe veramente essere utile per avvicinare e coinvolgere molte persone e riscoprire la funzione originale del museo: far conoscere, rendere proprio il patrimonio culturale di un territorio ai suoi cittadini e ai suoi visitatori, insomma di comunicare l’arte e la cultura  e farle incontrare in un luogo coinvolgente e che susciti interesse.

E voi da che parte state?

Luca Taddei.


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