Nuova censura della Cina…bloccata la proiezione del film Avatar

Anche nel 2009, in piena crisi globale, la Cina e’ riuscita a confermare l’ obiettivo dell’8% di crescita del Pil.

Ottimo, gia’, ma a che prezzo?

Tra i tanti aspetti controversi che caratterizzano la folgorante ascesa della Cina c’ e’ anche un controllo severo di ogni forma di informazione e di comunicazione, vera e propria antitesi dello spirito democratico.

L’ultimo esempio e’ la decisione di bloccare a partire dal 22 Gennaio la proiezione del film Avatar, il colossal di Cameron che anche in Cina sta  riscuotendo un enorme successo.

Con una sofisticata strategia, la China Film Group Company (ma dietro ci sarebbe direttamente il Dipartimento Centrale di Propaganda del Partito Comunista Cinese) ha spiegato che il film non scomparira’ ma rimarra’ visibile nelle sale 3D: considerato pero’ che in un Paese dai confini sterminati come la Cina le sale attrezzate al tridimensionale sono pochissime, si tratta di una censura in piena regola.

Da cosa e’ dipesa tale decisione?

Non e’ chiaro.

In alcuni commenti affidati ad Internet la decisione viene spiegata con la necessità di «fare spazio» al film «patriottico» su Confucio, prodotto ad Hong Kong e agli altri film cinesi, schiacciati dal successo di «Avatar».

Ma c’ e’ chi invece sostiene che le autorità avrebbero visto nel film pericolosi riferimenti alla situazione delle minoranze etniche della Cina, come i Tibetani e gli Uiguri.

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio

6 Responses to “Nuova censura della Cina…bloccata la proiezione del film Avatar”


  1. 1 Luca Taddei giovedì, 21 gennaio , 2010 alle 12:57 pm

    Che in Cina i diritti e le libertà non siano rispettati, specialmente nel complesso mondo dei media e dell’informazione, lo dovrebbero sapere tutti ormai. Spesso però gli interessi economici ce lo fanno dimenticare. Spesso però il PIL non è tutto.

    L.T.

  2. 2 simon giovedì, 21 gennaio , 2010 alle 3:59 pm

    La Cina sembra per nulla intenzionata a mollare la presa su tutto cio’ che e’ comunicazione.
    Mi auguro solo che questo insano modello non venga preso ad esempio da altri Paesi dell’ area emergente.

  3. 3 Luce giovedì, 21 gennaio , 2010 alle 4:21 pm

    credo che sia relativo alla loro politica economica di tipo conservatrice…D’altra parte il motivo di questa crescita economica è dovuta propria alle frontiere invalicabili poste alle multinazionali straniere! il diritto all’informazione, invece, è un’altra piaga dolente della Cina ma non credi abbia una relazione con questa censura.

    Un abbraccio
    Luce

    ps: da ieri il mio blog si è spostato a questo indirizzo http://www.vitadastragista.it Posso chiedervi di metterlo nel vostro blog roll al posto di quello vecchio? grazie mille e scusatemi per il fastidio🙂

  4. 4 simon venerdì, 22 gennaio , 2010 alle 8:41 am

    Ciao Luce!
    Non si tratta solo di minare il diritto all’ informazione, e’ qualcosa di piu’, qualcosa di molto subdolo.
    E’ l’ espressione di una politica che punta ad imporre un pensiero unico e che non ammette niente che non sia coincidente con quanto deciso a tavolino nelle segrete stanze del Governo.
    A prescindere dalla motivazione, sia che si tratti della volonta’ di fare spazio al film celebrativo di Confucio (!) sia che si tratti – ancora peggio – di cancellare storie con riferimenti a soprusi perpretrati dalla Cina a danni delle sue minoranze etiniche…beh e’ qualcosa di molto grave.

    P.S.
    Aggiorno subito il tuo link…a presto!

  5. 5 troubledsleeper venerdì, 22 gennaio , 2010 alle 9:53 am

    io credo che oltre alle constazioni giustissime e correttissime ci sia un ulteriore elemento: l’esclusione da un circuito mondiale di common knowledge.
    Uno degli effetti più immediati della globalizzazione infatti è non solo la diffusione delle informazioni, ma anche una “uniformazione” di gusti, tendenze, conoscenze.
    Escludendo un popolo da questo circuito lo si esclude da questa enorme comunità in un certo senso.
    E questo comporta seri effetti anche sulla percezione di se stessi che i cinesi hanno.

  6. 6 simon venerdì, 22 gennaio , 2010 alle 11:51 am

    Grazie per lo sto stimolante apporto.
    E’ giusto che ogni popolo difenda la sua originalita’, i suoi contenuti unici e caratterizzanti.
    Ma il progresso dipende anche da un confronto e un dialogo tra culture e linguaggi diversi: oggi, in Cina, questo confronto e questo dialogo sono in parte frenati da una politica repressiva.
    E questo, come sottolinei, alimenta la sensazione di “distanza” con cui percepiamo i cinesi; e con cui loro stessi si percepiscono nei nostri riguardi.


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