Archivio per settembre 2009

Twitter, Facebook and Co. rivoluzionano il marketing farmaceutico…ecco come le Big del farmaco sperimentano il Web 2.0

farmaci

Il marketing dell’ industria farmaceutica sta subendo un’ evoluzione senza precedenti.

Pur confrontandosi con una totale assenza di normative e linee guida, le grandi aziende del farmaco sperimentano le nuove applicazioni del Web 2.0., ridefinendo il panorama della comunicazione e attivando canali (mai cosi’) diretti con i consumatori.

E da un punto di vista sociale, di bene comune…questo rappresenta un’ opportunita‘ o un pericolo?

Il dibattito e’ aperto.

Da una parte, infatti, l’ industria farmaceutica e’ regolata da una normativa stringente che limita la comunicazione diretta al consumatore: troppo alto e’ il rischio che la diffusione di informazioni si trasformi in “pericolosa” promozione, alimentando una domanda di prodotti che e’ invece strettamente legata all’ esistenza di un reale fabbisogno e di specifiche condizioni cliniche. Stiamo parlano di un mondo dove un’ informazione erronea o un farmaco preso incautamente possono risultare fatali.

Dall’ altra, il consumatore ha raggiunto un’ inedito ed alto livello di consapevolezza circa determinate patologie ed il corrispettivo trattamento; dispone e richiede un ruolo attivo perche’ e’ in gioco la propria salute e pretende che la decisione di quale farmaco assumere sia condivisa col medico, e non semplicemente “subita”; non di rado, come confermano esperti del settore, e’ il paziente che influenza il medico nella prescrizione dei farmaci, diventando vero e proprio “opinion leader” che le aziende aspirano ad intercettare e conoscere.

Vediamo allora quali sono alcune delle prime iniziative importanti prese dalle multinazionali farmaceutiche per catturare la voce e l’ attenzione del paziente attraverso i social media.

  • Procter&Gramble ha dedicato una community ai pazienti affetti da una particolare condizione clinica, la colite ulcerosa; nella community ci si conosce e confronta, condividendo storie ed esperienze di vita; alcuni medici di P&G, inoltre, forniscono informazione e consulenza clinica sull’ argomento.
  • Novo Nordisk ha aperto una pagina su Twitter, intotolata “Race with insuline”, dove il pilota Charlie Kimball, sofferente di diabete, racconta ai followers come proprio nonostante il diabete si possa condurre una vita normale e di successo, sul piano sia privato che professionale.
  • Merk ha aperto una pagina su Facebook dedicata al Gardasil, vaccino contro il tumore del collo all’ utero.
  • GlaxoSmithKline promuove abitualmente i suoi prodotti su YouTube.

Come vedete, vi sono approcci diversi all’ utilizzo del Web 2.0.

C’ e’ chi fa promozione di prodotto, chi invece costruisce piu’ sofisticate strategie di comunicazione che combinano le inevitabili  azioni di branding con l’ ideazione di spazi in cui chi soffre per determinate malattie ha la possibilita’ di incontrare altre persone che vivono lo stesso problema, ricevendo suggerimenti, consigli e, perche’ no, consolazione.

L’ azienda, dal canto suo, monitorando le “conversazioni” acquisisce informazioni preziose sul paziente: chi e’, cosa cerca, cosa chiede, cosa pensa.

Insomma, ci sono vari spunti di riflessione.

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio

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Il marketing che lascia a bocca aperta e soprattutto asciutta!

campagna latet

Una campagna di notevole impatto comunicativo ( lascia a bocca aperta! ) è sicuramente quella di Latet. Ne parlano su Ninja Marketing e su I Believe in Advertising.

L’organizzazione umanitaria israeliana ha allestito nella Rabin Square di Tel Aviv un banchetto a base di…niente! Insomma la bocca rimane soprattutto asciutta!

La campagna serve a sensibilizzare i cittadini sulla necessità di 200.000 pasti da offrire ai bisognosi in occasione del capodanno ebraico.

Speriamo che, nei piatti, per quel giorno trovino qualcosa da sgranocchiare.

Luca Taddei

Boom dei cuddle parties, feste a base di coccole e abbracci

cuddle party

“Conosco solo un dovere. Quello di amare.” Albert Camus

Dopo mesi di cattive notizie, privazioni, paure, sembra aver preso piede un rinnovato bisogno di good news, coccole e messaggi di fiducia.

Il trend e’ stato ben compreso da molte importanti aziende che vi centrano le proprie strategie di marketing.

Illuminante e’ la campagna di Coca Cola costruita attorno al concetto di felicita’.

Altro fenomeno interessante sono i cuddle parties, ovvero feste a base di coccole ideate nel 2004 da due coach esperti in relazioni interpersonali che proprio in questi mesi da New York stanno prendendo piede un po’ in tutto il mondo, Europa compresa.

Ad un cuddle party (costo 30 euro) ci si va in pigiama e col proprio cuscino, ci si stende e si abbracciano perfetti sconosciuti: vietati alcol e droghe e bandito il sesso.

Sul sito cuddleparty.com e’ possibile leggere le testimonianze di chi vi ha partecipato.

“Dopo il party, sono uscito per strada con una sensazione di benessere, leggerezza, pace e contentezza.”

“Finalmente ho capito cosa mi sono persa finora.Sto recuperando anni di privazione e coccole.”

Come dicevamo, queste feste sono diventate cosi’ numerose che i due ideatori hanno avviato un programma di training per i “facilitatori”, ovvero esperti nell’ arte delle coccole pagati per portare i cuddle parties in tutto il mondo.

Fenomeno curioso.

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio


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