Archivio per gennaio 2009

religione e comunicazione, tra buone e cattive notizie

campagnabus

“Una società di atei inventerebbe subito una religione” Honoré de Balzac

In tempi di incertezza, il mondo della comunicazione frequenta con una certa continuità questioni di alto rilievo. In particolare, nelle ultime settimane, sia offline che online si discute meno dell’ ultima campagna di questa o quell’ azienda e più dell’ uomo nel suo rapporto con se stesso, con gli altri, con la vita.

E riguardano tematiche di fede alcune delle novità in materia di comunicazione a mio avviso più interessanti.

Mi riferisco senza dubbio all’ iniziativa dell’ Uaar – unione atei agnostici e razionalisti italiani, che copiando quanto già visto a Londra e Madrid veste i bus di Genova con slogan su buone e cattive notizie riguardanti la presunta non esistenza di Dio.

Provocazione? Libertà di espressione? Banalizzazione del tema?

Io opto per la terza.

Intanto, in Spagna, l’ associazione E-Cristians risponde: “Dio sì che esiste, godi della vita di Cristo.”

Stati Uniti. L’ organizzazione CatholicVote per contestare la scelta di Obama di aprire al finanziamento pubblico dell’ aborto diffonde su YouTube un video in cui “un feto” viene lasciato vivere nonostante le mille avversità, di tipo economico, familiare, sociale..

..”il bambino sarà abbandonato dal padre”…

..”la madre avrà enormi difficoltà a crescerlo da sola”..

…eppure questo bambino diventerà il primo Presidente afroamericano nella storia degli Stati Uniti.

Insomma, tanto di cui parlare.

Voi che ne pensate?

SimoDg

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Mobile marketing, perchè no?

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“Questo cosiddetto “telefono” ha troppi difetti per poterlo considerare seriamente come mezzo di comunicazione. Il dispositivo è intrinsecamente privo di valore, per quel che ci riguarda.” ( Comunicazione interna della Western Union, 1876)

Oggi si parla molto di web come strumento ideale per realizzare una comunicazione innovativa ed efficace. Basti pensare alla comunicazione politica 2.0 di Barack Obama ( in proposito vi segnalo questo interessante post sull’ottimo 7thfloor ).

E anche qui su ilcomunicatore abbiamo come punto di riferimento il web come strumento per fare comunicazione e condivisione e per sviluppare nuove strategie alternative di marketing. Ma oggi vogliamo concentrarci su un’altro mezzo di comunicazione che è sempre insieme a noi e che può avere un valore sempre più strategico per quanto riguarda le strategie di marketing&comunicazione: il cellulare.

Se guardiamo ad alcuni dati in questo articolo, troviamo come in Italia i cellulari attivi siano 47 milioni, mentre gli utenti di internet sono sui 27 milioni, e infatti il mobile marketing  nel 2008 è cresciuto del 26% rispetto al 2007 con un giro d’affari complessivo di 67 milioni di euro e si stima una crescita nel prossimo triennio intorno al 30/40%.

Come vedete, sono dati molto interessanti che confermano come non si possa sottovalutare le potenzialità del cellulare nel fare marketing.

Siete d’accordo?

Luca Taddei

i media alimentano la crisi?

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Certe volte é meglio abitare in un sottoscala che in un attico.” Marco Fortis

Già, non urlare.

Prendo spunto dall’ ultimo post di Luca per aggiungere qualche considerazione attorno al rapporto tra crisi e  comunicazione.

Responsabilità é la parola chiave che identifica da sempre e oggi in particolare un mestiere, il giornalismo, su cui grava il difficilissimo compito di spiegare alle persone che cosa succede nel mondo: cause, effetti, prospettive.

Lo sappiamo, i media rappresentano il canale d’ accesso all’ informazione. Dalla loro azione dipende in maniera determinante quella percezione dei fatti e degli eventi che entra nell’ immaginario, forte del potere di influenzare piccole e grandi decisioni.

Riforme, investimenti, strategie, piani di assunzione, licenziamenti, acquisti, viaggi.

Su più livelli – politica, impresa, società, famiglia – la percezione del “fuori”, in maniera più o meno marcata, più o meno visibile, ma comunque inevitabilmente finisce con l’ orientare i comportamenti.

“La crisi c’ è, eccome – scrive Sergio Luciano su Economy – ma la percepiamo più grave di quanto non sia.”

Io non solo sono perfettamente d’ accordo con Luciano ma trovo che questa “più grave percezione” sia dovuta proprio a certe logiche interne al sistema dei media,  in base alle quali le prime pagine dei quotidiani nazionali si riempiono di “brutte” notizie e catastrofiche previsioni (ma in tempi del genere queste previsioni che valore hanno? questo collasso finanziario, per esempio, chi lo aveva previsto?) mentre bisogna andare a spulciare tra i trafiletti, oppure nella stampa specializzata o nella cronaca locale per conosere realtà italiane virtuose, come il successo della pugliese Divella, la buona salute dell’ export made in Italy o il boom del turismo termale.

Certo quelli che ho citato sono dei casi singoli. Ma tanti di questi casi singoli – e se ne possono trovare facilmente –  insieme smettono di essere eccezione e diventano segni di un modo italiano di essere e di fare, più vicino alla creatività, ai valori e all’ economia “reale” che alla disastrata finanza. E che meritano di essere spiegati, conosciuti, divulgati.

Vi aggiungo che di recente ho partecipato a un convegno in cui molti manager e imprenditori italiani hanno rivelato che se non ci fossero i mezzi di comunicazione loro, relativamente alle proprie imprese, di questa crisi nenche si sarebbero accorti.

Occorre dunque una comunicazione più responsabile ed anche più equilibrata.

Serve, a parer mio, che sia combattuto quel principio secondo cui “é meglio parlar di un ponte distrutto che di cento costruiti.”

Serve perchè la posta in gioco é alta.

Voi che ne pensate?

SimoDG


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