quando non si ha il coraggio di shockare

 

“Smoking isn’t just suicide. It’s murder” ( slogan della campagna sociale della Chilean Corporation Against Cancer )

Il sempre interessante blog Comunicazione Sociale mi offre uno spunto per fare una riflessione.

Pubblicità sociali come questa schockano, sono un pugno allo stomaco, ma in fin dei conti servono, raggiungono il loro obiettivo di colpire la sensibilità delle persone per cercare di smuoverle, di fare loro cambiare atteggiamento. . E, a mio parere, non risultano affatto di cattivo gusto.

In Italia campagne come queste sono difficili da presentare. E’ meglio restare sull’ ironia, molto spesso leggera ed in molti casi non si fa nemmeno uso dell’ironia, ma si tirano fuori campagne sociali del tutto prive di creatività e di efficacia.

L’ironia funziona, ma la poca creatività no. Sottolineo la necessità di campagne sociali contro il fumo creative e schockanti anche in Italia, dal momento che ce n’è bisogno: il fumo in Italia è ancora ben accetto, specialmente fra i giovani.

Ma per farvi capire la cifra della mia riflessione vi invito a visitare Io Lavoro Sicuro, sito web della campagna per la sicurezza sul lavoro patrocinata da Pubblicità Progresso.

Dobbiamo fare i complimenti a Pubblicità Progresso per aver toccato il tema della sicurezza sul lavoro, tema sociale che a mio avviso necessiterebbe di numerose campagne di comunicazione, dal momento che la questione delle morti sul lavoro non è legata a vuoti legislativi, ma soprattutto a una mancanza di una cultura diffusa della sicurezza sul lavoro nel nostro Paese. E la comunicazione può andare proprio a costruire questa cultura.

Ma il problema è qui lo stile della campagna. La campagna risulta davvero priva di un contenuto originale, creativo, che possa colpire la sensibilità delle persone. Insomma non c’è paragone con la campagna cilena, diretta, che va al dunque senza mezzi termini.

Insomma non so a voi, ma a me sembra che qualcosa nella comunicazione sociale del nostro Paese ci sia da cambiare. Si dovrebbe osare di più.

Luca Taddei.

9 Responses to “quando non si ha il coraggio di shockare”


  1. 1 UMI sabato, 5 aprile , 2008 alle 3:54 pm

    Io farei anche una bella campagna contro la guerra, chessò magari facendo vedere un bambino con le gambe amputate, e sotto la scritta nuoce gravemente alla salute, credo sia una campagna interessante.

    Perché quella del fumo alla fine danneggia chi ti stà vicino quindi indirettamente, ma basta che si sposta si risolve il problema di entrambi, per le mine è più complicato, magari ti sposti ne eviti una ma ne becchi un’altra!

    Non mi piacciono le ipocrisie e mi fanno incazzare come uno squalo, nel dicembre scorso hanno fatto la cazzo di Moratoria sulla pena di morte, un pezzo di carta che non serve ad un cazzo o quasi, poi nelle scorse settimane la Cina massacrava i tibetani … questo per dire che la politica ed il sociale sono diventati estetici e vuoti un po’ come la gente di oggi, pensano all’estetica devono apparire poi che importa se non sanno mettere una parola in fila all’altra … non c’è speranza senza coscienza e conoscenza.

    Grazie per la visita a presto.

  2. 2 marco valenti sabato, 5 aprile , 2008 alle 4:31 pm

    Caro Luca, grazie per la citazione e per i complimenti che ricambio con sinerità per la qualità dei tuoi post. Il tema del grigiore della pubblicità sociale italiana è un tema fritto e rifritto, affrontato da tantissimi professionisti e comunemene riconosciuto come una sconfitta della creatività italiana. E’ vero che all’estero ci sono idee sovente più originali delle nostre, ma la colpa non è tutta dei creativi.
    Personalmente sono contrario alle immagini brutali utilizzate impropriamente magari per raccogliere fondi. Mercificando la sofferenza delle persone in maniera inutile. La ricera va fatta sui contenuti, sul messaggio e sulla capacita’ di far passare il valore, di far cambiare l-atteggiamento. Una buona pubblicita sociale deve saper far riflettere.

  3. 3 Marco Bonardelli domenica, 6 aprile , 2008 alle 10:03 am

    Ciao Luca,

    piacere, io sono Marco e sono un affezionato lettore di Comunicazione Sociale (Marco mi conosce e mi cita tutte le volte che gli segnalo qualcosa).

    Concordo sul discorso che fai, anche se secondo me Pubblicità Progresso voleva utilizzare una metafora-allegoria-ochiamalacometipare e a volte, anche se come dici tu ci vogliono le campagne scioccanti, anche le campagne fatte così funzionano, specie se poi c’è la voce del doppiatore (nel caso di questa campagna il grande Rodolfo Bianchi) che con un certo tono la tematica te la spiega e te ne fa capire l’importanza.

    Riguardo alla campagna cilena dove l’hai trovata? Sarei curioso di vederla perchè da sempre adoro la pubblicità sociale, anche quella fatta all’estero.🙂

    A presto,

    Marco

  4. 4 stefano domenica, 6 aprile , 2008 alle 12:55 pm

    complimenti x il tuo blog che considero uno dei meglio realizzati tra quelli che frequento
    un abbraccio stef

  5. 5 salpetti domenica, 6 aprile , 2008 alle 2:18 pm

    Ho visto lo spot di Pubblicità progresso e debbo dire che non mi ha colpto particolarmente…
    I concetti sono abusati (la moneta con testa e croce) e il messaggio arriva in modo molto pacato e offuscato.
    Come te credo, quindi, che la pubblicità sociale debbe colpire ed essere incisiva, se sono ci si “sbatte la testa” non ha effetto.
    Ecco perchè concordo con te quando dici che in Italia si dovrebbe osare di più.
    Ad esempio, il problema della sicurezza sul lavoro è talmente grave e al tempo stesso talmente sottovalutato che una pubblicità come quella di Pubblicità progresso, penso non sarà molto efficace.
    Al contrario, se si fosse osato di più rendendo la violenza e il dolore della piaga dei morti sul lavoro, forse la gente avrebbe prestato più attenzione e avrebbe iniziato a riflettere… Nojn credo che uan croce disegnata su una moneta sia efficace in tal senso..

    Un caro saluto!!
    salpetti.wordpress.com

  6. 6 simone lunedì, 7 aprile , 2008 alle 10:23 am

    Hai perfettamente ragione: in Italia si punta molto sull’ ironia ma spesso i risultati sono mediocri, proprio perchè non é facile usare nel modo giusto questo stile. Personalmente credo che sia molto più complesso rendere ironica una campagna che servirsi dei cosidetti fears approach.
    Cmq, credo che uno stile debba escludere l’ altro: sarebbe secondo me una buona cosa che rispetto ad un tema come potrebbe essere quello del fumo si costruisca un mix di messaggi, che da una parte creino rottura dimostrando la drammaticità del fenomeno attraverso immagini anche crude, e dall’ altra smonti il mito – come dici tu, diffuso tra i giovani – del “fumare uguale essere ganzi”. E per questo secondo punto, l’ ironia é una risorsa imprescindibile.

  7. 7 Luca Taddei lunedì, 7 aprile , 2008 alle 4:26 pm

    @UMI: purtroppo hai ragione la moratoria contro la pena di morte, se non sarà accompagnata da politiche serie, non servirà a niente!

    @Marco Valenti: sono d’accordo, una buona pubblicità sociale deve saper far riflettere. Ti ringrazio per il commento, sei un’autorità in tema di comunicazione sociale per me! A presto!

    @Marco Bonardelli: piacere Marco, penso che Pubblicità Progresso, a cui faccio i complimenti di nuovo per aver trattato il tema, poteva fare molto meglio. Certo, meglio che niente! Ma dobbiamo puntare sempre a fare di più, a dare il massimo. Questo deve essere lo spirito. E le critiche, spero, servono a dirigersi in questo senso!
    La campagna cilena l’ho ripresa da Comunicazione Sociale! Un grande saluto!

    @stefano: ti ringrazio per i complimenti! Un abbraccio forte anche a te!

    @salpetti: siamo completamente sulla stessa linea di pensiero! Un caro saluto anche a te!

    @simone: sicuramente un mix di ironia e shock può funzionare, se ben miscelato! L’importante è osare di più, in tutti i sensi! Osare di più per raggiungere i risultati, per fare di più! Questo vale sempre e comunque nel campo della comunicazione, e della vita in generale!

    L.T.

  8. 8 Marco Bonardelli giovedì, 10 aprile , 2008 alle 10:15 am

    Ciao Luca,

    vedremo se poi la campagna di Pubblicità Progresso cambierà tono. So che quest’estate faranno una seconda parte della campagna dove diranno come proteggersi.

    Un grande saluto anche a te,

    Marco

  9. 9 Flavia giovedì, 10 aprile , 2008 alle 11:44 am

    Anch’io pensavo così un tempo, e cioè che un’immagine shock avrebbe di certo colpito e sarebbe rimasta impressa in chi la guardava. Poi ho iniziato a fare i primi lavori e i miei capi mi hanno fatto vedere la cosa da una diversa prospettiva: il cervello rigetta ciò che può crearci turbamento. Dunque, più una foto può colpirci per la sua drammaticità, tanto più velocemente noi la rimuoveremo. L’ironia, invece, è diversa: non ci appare come un attacco, anzi, quindi abbassiamo le difese e accogliamo il messaggio. Il vero problema è che in Italia, semmai, manca l’ironia e, al suo posto, si usa vuota comicità.
    Ah, calcola anche che all’uomo medio italiano non piace sentirsi in colpa, nè essere accusato direttamente.


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