Archivio per aprile 2008

l’eclettismo italiano fra marketing, design e FIAT500

“Il genio è in qualche modo collegato alla facoltà di capire il mondo.” ( Glenn Gould )

Il marketing per FIAT500, come potete anche capire molto facilmente solo dando un’occhiata al sito web del piccolo mito italiano, si sta dimostrando vincente in ogni iniziativa che porta avanti.

Abbiamo già parlato di FIAT500 qualche tempo fa preannunciandone il successo ed oggi lo sottolineiamo  nell’incontro del mito di casa FIAT con il design all’interno dell’ottimo Salone Internazionale del Mobile di Milano.

Di notevole interesse risulta Italian Pop, progetto di cobranding fra iGuzzini, azienda italiana leader nel design per l’illuminazione e molto attiva nel marketing, e FIAT: due realtà vincenti e positive dell’impresa italiana si fanno forza a vicenda e fanno quasi sistema.

A buona ragione questo articolo apparso sul Corriere della Sera qualche giorno fa argomenta come questo incontro fra auto e design non sia solo figlio del marketing, ma rappresenti una vera e propria contaminazione dei generi, un eclettismo tutto italiano in cui lo stile del design diviene  valore che informa la vita quotidiana in tutte le sue forme.

Che sia questa la strada giusta per la competitività dell’impresa italiana? Una strada in cui il marketing è componente strategico irrinunciabile?

Luca Taddei.

Chiesa e comunicazione

Naturaliter christiana.” ( Tertulliano )

Il viaggio apostolico di Papa Benedetto XVI negli U.S.A. getta una luce interessante sulla comunicazione della Chiesa Cattolica.

L’attenzione della Chiesa Cattolica per la comunicazione è da sempre vitale e di qualità. Sicuramente un peso molto forte l’ha avuto la personalità di Giovanni Paolo II, ma bisogna dare atto al nuovo Pontefice di aver fatto un ottimo lavoro dal punto di vista della comunicazione in questi giorni americani: l’abbraccio con la folla davanti al seminario di Yonkers, il coraggio di parlare ripetutamente dello scandalo degli abusi sessuali, il sicuro richiamo alla tradizione cattolica mostrato dai paramenti sacri, come le mitrie d’oro e le scarpe rosse, senza mai cadere nel cattivo gusto dei telepredicatori e dei riti modellati su talk show televisivi tipici del mondo protestante americano.

La Chiesa Cattolica riesce, molto spesso, nello scopo di presentare una comunicazione di sè e delle sue attività in maniera seria e tradizionale ma allo stesso modo armonizzandosi, a volte anche a prefezione, con i media e la promozione: in questo viaggio statunitense si è potuta notare la grande professionalità nell’organizzare la visita del Papa come evento mediatico e un merchandising di ricordi della visita ben strutturato e dalla storia molto lunga, precedente forse a quella del merchandising commerciale. Pensiamo al profumo del Papa, un’ essenza realizzata a metà dell’Ottocento da un medico californiano per il pontefice del tempo, Pio IX, e venduto oggi a 26 dollari nei negozi diocesani.

Tacere del rapporto fra Chiesa Cattolica e comunicazione è piuttosto difficile, per la grande attenzione del mondo cattolico per la comunicazione, sia in ambito professionale che accademico, ma soprattutto per la capacità di costruire da parte della Chiesa Cattolica una comunicazione nel senso più vero di relazione, di messa in comune di valori e di azioni. Insomma la Chiesa Cattolica in fatto di comunicazione è tutt’altro che oscurantista e arretrata.

Allo stesso modo è forte e di ottima qualità anche la comunicazione contro la Chiesa, proveniente da più contesti e soggetti diversi. Così non è da sottovalutare il forte legame fra l’identità della Chiesa Cattolica e l’identità nazionale italiana.

Per approfondire anche uno solo di questi temi che ho introdotto non basterebbe un libro, ma riflettere sul ruolo della Chiesa Cattolica nel mondo della comunicazione non è affatto un esercizio ozioso quanto piuttosto strategico per comprendere meglio la realtà complessa della nostra società, soprattutto italiana.

Luca Taddei.

Santo Versace, in Parlamento col Pdl per aiutare la Calabria e il brand Italia

“E’ arrivato il momento di lavorare per ripulire la politica locale.” (Santo Versace)

Tra le novità della prossima Legislatura spicca il nome di Santo Versace, stilista di punta del made in Italy neo eletto alla Camera tra le fila del Pdl.

Il suo obiettivo é duplice e decisamente ambizioso.

“Torno in Calabria dove sono cresciuto per aiutare chi é rimasto ma anche per spazzare via malapolitica, malaburocrazia e malaffare. Proponendo un’ immagine diversa della Regione e dell’ Italia all’ estero, perchè non passi solo l’ istantanea del degrado di Napoli.”

Versace afferma di aver maturato la scelta di candidarsi per un seggio a Piazza Montecitorio dopo l’ orribile strage di Duisburg: l’ impegno é di usare il proprio nome per comunicare un’ altra immagine delle terre del Sud offese dalla mafia e più in generale del sistema Paese.

E’ un impegno importante che Versace vuole condividere con altri imprenditori noti, convincendoli a prendere parte a questa battaglia.

Una questione che Versace intende affrontare é quella del made in Italy: il neo deputato progetta di sensibilizzare le istituzioni per dare continuità e più rilievo al lavoro già intrapreso con Altagamma, un associazione – di cui Versace é presidente – che rappresenta imprese italiane collocate nella fascia alta del mercato e attive nella valorizzazione del brand Italia.

Le idee mi sembrano più che ottime, d’ altronde sono fermamente convinto che la questione del brand nazionale e dei brand locali, l’ immagine del Paese all’ estero e il made in Italy, siano aspetti decisivi su cui deve consolidarsi l’ impegno politico, considerate soprattutto le forti implicazioni economiche.

Intanto c’ é chi, come Laura Biagiotti, propone addirittura un ministero per il made in Italy.

Voi che ne pensate?

SimoDG

il made in Italy e il virus cinese

“Capire la Cina non è soltanto impossibile, ma inutile.” (Ennio Flaiano)

Dopo gli ottimi risultati dell’ export relativi alla prima parte del 2008 (balzo in avanti nell’ area extra-Ue del 18%), il brand Italia appare minacciato nella sua credibilità da alcune situazione emergenziali.

Prima i casi di Napoli e di Alitalia – che hanno messo in luce per l’ ennesima volta le carenze del sistema Paese -, ed ora la messa in questione di alcuni tratti virtuosi che da sempre accompagnano l’ immagine dell’ Italia nel mondo.

In particolare due situazioni critiche sono emerse in questo inizio di Primavera;

la prima riguarda uno dei simboli per eccellenza del made in Italy: il vino. Infatti i media non hanno perso un attimo nel montare lo “scandalo dei vini”, a partire dalla presunta truffa del Brunello di Montalcino “impuro”. A tal proposito non intendo pronunciarmi: la situazione é confusa e sono necessarie indagini rapide ed efficaci, nel rispetto del lavoro di centinania di professionisti a cui dobbiamo molto per i risultati sempre eccelsi e del tutto fondamentali per la nostra economia. Aggiungo che ci vorrebbe una maggiore responsabilità da parte dei giornalisti che non di rado, per tentazioni sensazionalistiche, montano dei veri e propri casi a partire da fatti che sono solo presunti e tutti da accertare;

l’altra situazione é più complessa perchè coinvolge quello che é e sarà sempre di più uno dei nostri principali competitors: la Cina. Le autorità cinesi hanno infatti bloccato l’ importazione di mozzarella di bufala campana annunciando al mondo che saranno irrigiditi i controlli per tutti i formaggi italiani, sull’ onda lunga delle presunte tracce di diossina (smentite dall’Ue) trovate nei prodotti di alcuni caseifici campani.

Si tratta di una mossa tutt’altro che difensiva, ma strategica e d’attacco.

Il Ministro delle politiche agricole De Castro spiega infatti che “in Cina non esportiamo neanche un chilo di mozzarella”, dunque quello cinese non può essere considerato un paese importatore dell’ ottimo formaggio campano.

E allora, che pensare? L’ idea di molti osservatori, e che io condivido, é che si tratti di un danno d’ immagine volutamente inferto dalla Cina all’agroalimentare made in Italy e più in generale alla credibilità di un modello – quello italiano – che si propone come interprete della qualità, del gusto e dell’ esclusività.

Un modello del tutto antitetico al sistema Cina, in quanto esattamente all’opposto rispetto alle dinamiche di contraffazione e di quantità a basso prezzo su cui poggia la fortuna economica del Sol Levante.

Per questi motivi – e dato che tra i due modelli sarà sempre maggiore la competizione – l’ Italia deve riuscire a supportare meglio le sue imprese, accompagnandole nelle sfide del mercato globale e difendendole da certi attacchi.

Di fronte a noi abbiamo infatti uno Stato – quello cinese – fortemente presente nell’ economia nazionale e capace di tutto pur di conquistare quote dell’export mondiale.

Voi che ne pensate?

SimoDG

quando non si ha il coraggio di shockare

 

“Smoking isn’t just suicide. It’s murder” ( slogan della campagna sociale della Chilean Corporation Against Cancer )

Il sempre interessante blog Comunicazione Sociale mi offre uno spunto per fare una riflessione.

Pubblicità sociali come questa schockano, sono un pugno allo stomaco, ma in fin dei conti servono, raggiungono il loro obiettivo di colpire la sensibilità delle persone per cercare di smuoverle, di fare loro cambiare atteggiamento. . E, a mio parere, non risultano affatto di cattivo gusto.

In Italia campagne come queste sono difficili da presentare. E’ meglio restare sull’ ironia, molto spesso leggera ed in molti casi non si fa nemmeno uso dell’ironia, ma si tirano fuori campagne sociali del tutto prive di creatività e di efficacia.

L’ironia funziona, ma la poca creatività no. Sottolineo la necessità di campagne sociali contro il fumo creative e schockanti anche in Italia, dal momento che ce n’è bisogno: il fumo in Italia è ancora ben accetto, specialmente fra i giovani.

Ma per farvi capire la cifra della mia riflessione vi invito a visitare Io Lavoro Sicuro, sito web della campagna per la sicurezza sul lavoro patrocinata da Pubblicità Progresso.

Dobbiamo fare i complimenti a Pubblicità Progresso per aver toccato il tema della sicurezza sul lavoro, tema sociale che a mio avviso necessiterebbe di numerose campagne di comunicazione, dal momento che la questione delle morti sul lavoro non è legata a vuoti legislativi, ma soprattutto a una mancanza di una cultura diffusa della sicurezza sul lavoro nel nostro Paese. E la comunicazione può andare proprio a costruire questa cultura.

Ma il problema è qui lo stile della campagna. La campagna risulta davvero priva di un contenuto originale, creativo, che possa colpire la sensibilità delle persone. Insomma non c’è paragone con la campagna cilena, diretta, che va al dunque senza mezzi termini.

Insomma non so a voi, ma a me sembra che qualcosa nella comunicazione sociale del nostro Paese ci sia da cambiare. Si dovrebbe osare di più.

Luca Taddei.


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ilcomunicatore è il blog di riflessione, discussione, condivisione sul mondo del marketing & comunicazione

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