Maurizio Costanzo e Raoul Bova, due volti per la comunicazione

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“I pregiudizi han più sugo, talvolta, dei giudizi”. (Gesualdo Bufalino)

Sono rimasto piacevolmente colpito dal sentire in tv discorsi sulla buona comunicazione e sulla necessità di affidarsi a professionisti seri e competenti.

Come qualcuno avrà capito, mi sto riferendo allo spot pensato e realizzato dalla Unicom in occasione dei suoi 30 anni di vita che vede Maurizio Costanzo consigliare agli imprenditori, in particolare a quelli della piccola e media impresa, di valorizzare i propri prodotti con una buona comunicazione, definita dal noto conduttore come indispensabile per distinguersi e competere nel mercato di oggi.

Nel nostro blog abbiamo spesso discusso della scarsa consapevolezza che c’ é in Italia circa la comunicazione, deformata nella sua essenza da pregiudizi diffusi e non di rado sottovalutata, o peggio ancora resa bersaglio di critiche ed accuse da parte degli stessi comunicatori.

Plaudo dunque allo spot della Unicom, che mi auguro possa trovare continuità ed ispirare altre iniziative del genere.

Svegliamoci comunicatori!

Intanto, Raoul Bova presta il volto ad un’ ennesimo comunicatore protagonista di una pellicola italiana, il campione d’ incassi “Scusa, ma ti chiamo amore”.

E sul grande schermo targato made in Italy noi comunicatori siamo sempre i soliti: pubblicitari, giovani, carini, un pò scemi, con sindrome di Peter Pan e terrorizzati dai 30 anni, con turbe amorose e preferibilmente attratti da ragazzine molto ma molto più giovani.

Vi ricordate? Accorsi ne “L’ Ultimo Bacio”, Vaporidis in “Come tu mi vuoi”, Argentero in “Saturno Contro”, ed ora é la volta di Raoul Bova in “Scusa, ma ti chiamo amore”.

Tanto amati al cinema, tanto snobbati in tv.

Sul piccolo schermo le professioni della comunicazione sono poco frequentate, al massimo si tratta di giornalisti che non sono giovani e naif ma avidi cacciatori di notizie, disposti a tradire tutto e tutti pur di far carriera. Insomma, gentaccia.

Vi ricordate poi il telefilm “Melrose Place”: storie di un gruppo di pubblicitari che definire senza scrupoli significa fargli un complimento!

Come vedete sono tanti i luoghi comuni da sfatare ed in questo stagno pieno di stereotipi e di false convinzioni, il sassolino lanciato dalla Unicom può rappresentare un’ importante svolta.

Basta volerlo.

SimoDG

8 Responses to “Maurizio Costanzo e Raoul Bova, due volti per la comunicazione”


  1. 1 daniela sabato, 16 febbraio , 2008 alle 9:02 pm

    La foto é fantastica e sto appena andando a vedere il film!

  2. 2 fabiobroc sabato, 16 febbraio , 2008 alle 11:00 pm

    E noi lo vogliamo?!

  3. 3 Hamlet domenica, 17 febbraio , 2008 alle 1:27 pm

    alla tua lista di rappresentazioni di comunicatori, io aggiungerei il protagonista di “my name is Tanino” e toglierei “Melrose place” visto che è un prodotto americano, non italiano

  4. 4 simone lunedì, 18 febbraio , 2008 alle 8:40 am

    @ Hamlet..Giusto!Nella seconda parte ho fatto un discorso comunque generale….relativo cioè ai programmi che ci propina il nostro piccolo schermo, italiani e non solo.
    “My name is Tanino” non lo conosco…vado subito ad informarmi!

    @ Fabio…già, lo vogliamo?
    La Unicom sembra sì, ed il risulta é buono. Speriamonon rimanga un caso isolato…

  5. 5 Luca Taddei martedì, 19 febbraio , 2008 alle 11:34 am

    Credo che passi in avanti, compreso questo di Unicom, si stiano facendo nell’essere consapevoli del bisogno di una professionalità dei comunicatori per una buona comunicazione.
    E’ altrettanto vero che i racconti cinematografici e televisivi, in generale mediali, continueranno questo filone di costruzione dell’immagine del comunicatore. Anche se ci saranno sicuramente punti di rottura, se non in Italia, da qualche altra parte.

    L.T.

  6. 6 simone martedì, 19 febbraio , 2008 alle 9:06 pm

    Già, altro passo importante é stata l’ esplosione del fenomeno blog. Uno straordinario spazio di libertà e di riflessione dove é possibile dimostrare il valore della comunicazione e la sua essenzialità nella società contemporanea.

  7. 7 Giulio giovedì, 28 febbraio , 2008 alle 8:30 am

    ciao simone!
    non lo so cosa pensare.dio certo non sono d’accordo con dumas sul fatto che le opinioni sono come chiodi. Forse a volte sono con il burro tedesco. Ti ungono solo i pensieri. Ma senza darci gusto!
    ciao Giulio

  8. 8 simone giovedì, 28 febbraio , 2008 alle 3:12 pm

    Ciao Giulio!Grazie per la visita…
    Che dire: sarebbe bello se tutte le opinioni fossero sia chiodi che burro!Forti ma al contempo aperte al confronto e, perchè no, al cambiamento.
    E speriamo che un cambiamento possa esserci nel modo in cui la comunicazione é considerata in Italia!
    Ciao, a presto


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