la nuova musa della comunicazione

” O bella Musa, ove sei tu? Non sento spirare l’ambrosia, indizio del tuo Nume, fra queste piante ov’io siedo e sospiro.” ( Ugo Foscolo )

Carla Bruni è la nuova musa della comunicazione, non c’è che dire: protagonista della comunicazione politica francese e protagonista anche nel mondo della pubblicità con questo spot per Lancia Musa.

E diciamo pure la verità anche protagonista nella ridefinizione dell’immagine dell’Italia all’estero, soprattutto in Francia ma anche nel mondo.

Insomma in un Paese senza governi modello, a rappresentare il Bel Paese nel mondo ci sono le modelle di governo.

Oggi resto piuttosto leggero, fuori la situazione mi sembra piuttosto pesante, ma ancora una volta poco pensante…

Quindi ilcomunicatore oggi flirta col gossip.

Sì, gossip! A prima vista, ma se non semplifichiamo troppo la realtà e cogliamo la complessità degli eventi possiamo scorgere in Carla Bruni e nella sua love story con Sarkozy forti elementi di modellamento del ruolo delle donne in politica e intravedere una convergenza di molti mezzi e modi di comunicare verso obiettivi e strategie comuni.

In poche parole, l’advertising Lancia si ricongiunge a perfezione con la comunicazione su carta stampata di giornali e riviste e ad un livello successivo con la comunicazione politica del Presidente francese Sarkozy.

Se vi va di rifletterci su, vi do un’informazione importante di più: Lancia aveva scelto Carla Bruni prima di Sarkozy. A quali conclusioni dobbiamo arrivare?

Luca Taddei.

11 Responses to “la nuova musa della comunicazione”


  1. 1 simone venerdì, 25 gennaio , 2008 alle 8:58 pm

    Bello lo spot e bella la Bruni.
    Che dire…la coppia buca il video e tra i due si intravede un sincero e tenero affetto.
    Sembra una favola, una favola moderna, frizzante, una favola che ha la sua giusta collocazione nella società della comunicazione, o dello spettacolo, se preferite.
    Un’ interessante case – history per chi studia la contemporaneità.
    Per quanto riguarda la Lancia, se cercato e fortuito non so, ma si tratta sicuramente di un bel colpaccio!

  2. 2 Luca Taddei sabato, 26 gennaio , 2008 alle 6:08 pm

    @simone: che Carla Bruni sia bella non ci sono dubbi! Certamente la Lancia ha fatto un ottima mossa di marketing! Cmq i risvolti di questa storia sono molteplici!

    L.T.

  3. 3 Hamlet sabato, 9 febbraio , 2008 alle 3:22 pm

    “Se vi va di rifletterci su, vi do un’informazione importante di più: Lancia aveva scelto Carla Bruni prima di Sarkozy. A quali conclusioni dobbiamo arrivare?”

    non ho informazioni precise ma per me è ovvio che la pubblicità è stata ideata prima del fidanzamento; se fosse stata ideata (e accettata) dopo il fidanzamento, i giornali francesi massacrerebbero C Bruni scrivendo “l’ex modella Carla Bruni sta usando il nostro presidente per tornare in auge e strappare qualche contratto pubblicitario” e C Bruni è troppo intelligente per cadere in una trappola del genere

    ma perchè tutti i giornali italiani e francesi, i tg stanno dando una copertura mediatica enorme a C Bruni?? capisco i giornali di gossip ma i giornali “seri” non dovrebbero differenziarsi da Novella 2000?
    se è vero ciò che ho letto sulla voce wikipedia.it su Carla Bruni (Il settimanale francese L’Express, quando riportò la vicenda Sarkozy-Bruni in copertina, incrementò le sue vendite del 50%) allora la mia domanda rischia di essere stupida: la logica è quella di vendere copie. Logica che non va disprezzata ma che forse andrebbe in certi casi (i giornali “seri”) frenata??

  4. 4 Luca Taddei domenica, 10 febbraio , 2008 alle 4:10 pm

    Non credo che, se Carla Bruni avesse realizzato lo spot dopo il fidanzamento con Sarkozy, si sarebbe gridato allo scandalo in Francia! Carla Bruni non ha bisogno di più visibilità, anzi lei ha dato più visibilità a Sarkozy!
    Se questo farà bene al Presidente della Francia nel lungo periodo lo vedremo!
    Ho definito Carla Bruni la nuova Musa della comunicazion, ovviamente alludendo allo spot per Lancia, ma anche perchè è presente in molti contesti densi comunicativamente! L’ho ribadito anche in questo articolo per GiornaleWEB:

    http://www.giornaleweb.it/index.php?option=com_content&task=view&id=140&Itemid=71

    Detto questo, lo scopo di ogni giornale, che debba e possa sopravvivere sul mercato, è vendere più copie possibili ed attrarre inserzionisti pubblicitari! E’ l’unica logica del libero mercato!
    I giornali sono imprese come le altre! E si attengono alla logica di tutte le imprese! Se non lo facessero, chiuderebbero molto presto!
    La questione, più che nella logica dei mezzi di informazione, secondo me risiede nelle audiences che fruiscono dei mezzi di informazione!
    I pubblici vogliono giornali “seri” o tante “Novelle2000”?

    L.T.

  5. 5 simone lunedì, 11 febbraio , 2008 alle 9:11 am

    Ma i pubblici non sono stupidi come alcuni insinuano!
    Quella di Sarkozy e della Bruni é una bellissima storia moderna, capace di intercettare i gusti e i sogni di una società, quella contemporanea, che si nutre di comunicazione e di spettacolo.
    Qui non si tratta di una faccenda alla “Novella 2000”: la Bruni é per certi versi una nuova Diana, un’ icona dell’ immaginario collettivo, la protagonista di un “romanzo” dove l’ amore si intreccia col potere, e la bellezza, il tradimento e il lusso fanno da sfondo alle storie dei personaggi.
    Si tratta di ingredienti che affascinano ed hanno sempre affascinato
    l’ essere umano, sia esso donna o uomo, giovane o vecchio, di destra o di sinistra.
    Altra cosa: se per “serio” si intende un giornale dove unico e solo spazio é concesso a diatribe sulla legge elettorale (spacciata per risoluzione di tutti i mali), le false promesse di chi ora ci adula perchè siamo in campagna elettorale allora bisogna accontentare il “popolo”, scontati articoli contro Veltroni dai giornalisti di destra e altrettanto scontati articoli contro Berlusconi dai gioranlisti di sinistra…beh allora cento volte meglio la favola Bruni/Sarkozy!

  6. 6 Luca Taddei lunedì, 11 febbraio , 2008 alle 10:11 am

    @simone: sono d’accordo, a volte i giornali “seri” non sono poi così seri!
    Storie come quella Sarkozy-Bruni vanno bene, Novella2000 va bene! Ma ci vogliono anche degli approfondimenti su molte altre cose! A volte ci sono, a volte no!

    L.T.

  7. 7 Hamlet lunedì, 11 febbraio , 2008 alle 10:27 am

    Luca: “Detto questo, lo scopo di ogni giornale, che debba e possa sopravvivere sul mercato, è vendere più copie possibili ed attrarre inserzionisti pubblicitari! E’ l’unica logica del libero mercato!
    I giornali sono imprese come le altre!”

    beh, caro Luca, abbiamo idee diverse su cosa è un giornale e su qual è il suo scopo. Per me i giornali non sono imprese come le altre: sono imprese particolari perchè maneggiano l’informazione; il loro scopo non è vendere copie e vendere pubblicità ma è produrre informazione corretta e utile per la collettività. Ovviamente, vendere copie è positivo ma secondo me non deve essere la priorità assoluta.
    Se per te uno degli scopi principale è attrarre inserzionisti pubblicitari, ti faccio una domanda. Tu sei il direttore del Corriere della Sera e un giornalista fa una inchiesta scottante sulla Fiat, la Fiat lo viene a sapere e ti dice che, se la pubblichi, ti toglierà la pubblicità dal giornale. Lo scopo è anche attrarre pubblicità, quindi devo dedurre che l’inchiesta la butteresti nel cestino??

    riguardo al discorso delle audience: nel Regno Unito esisteva una differenza netta tra i tabloid (giornali di piccolo formato che pubblicano notizie scandalistiche) e i broadsheet (giornali “seri” come Times, Independent, Guardian che fanno informazione vera). Esiste l’audience che vuole informazione “seria” ed esiste l’audience che vuole il gossip. Oguno deve scegliere che informazione deve dare. Secondo me non bisogna inseguire a tutti i costi i gusti del pubblico (altrimenti il Corriere della Sera dovrebbe mostrare in prima pagina una donna in topless, come fa il Sun a pag 3; perchè il Corriere non lo fa?)

    @simone non ho detto che il pubblico è stupido ma è innegabile che una parte del pubblico sia interessata ai pettegolezzi altrui e a dettagli morbosi. Esiste una parte del pubblico che vuole sapere se Amanda ha fatto sesso o no la notte in cui è morta Meredith? Ammesso che sia così, perchè un giornale dovrebbe piegarsi a questa morbosità?
    Chi vuole sapere tutti i dettagli tra Sarkozy e C Bruni può comprare Novella 2000, chi vuole informazione “seria” non dovrebbe leggere sul Corriere della Sera tutti i dettagli sul padre biologico di C Bruni, sull’anello di C Bruni che è lo stesso di Cecilia, ecc… come ho già scritto, se volevo questi dettagli, potevo comprare una rivista scandalistica, no?

  8. 8 Luca Taddei martedì, 12 febbraio , 2008 alle 12:28 pm

    Caro Hamlet, la discussione si fa molto interessante.
    E’ chiaro che i giornali sono imprese particolari, perchè maneggiano la comunicazione, ma sono imprese come le altre anche e proprio per questo.
    Ogni impresa è particolare, pensiamo alle case farmaceutiche, alle case automobilistiche: se gestite male, senza senso di responsabilità e di professionalità, possono diventare mille volte più dannose che una rivista fatta male.
    Ogni impresa ha una sua missione che, al di là del profitto, è soddisfare un bisogno o un desiderio dei suoi clienti. La stampa deve soddifare il bisogno ed il desiderio di essere informati correttamente su cosa succede nel mondo.
    La questione centrale, a mio modesto parere, sembra essere una sempre minore distinzione fra ciò che è considerato serio e ciò che non è considerato serio con il risultato di una convergenza di contenuti, stili verso un mix sempre più variegato che includa più elementi differenti e provenienti da registri comunicativi diversi.
    Come hai detto tu, nel Regno Unito esisteva una distinzione netta tra tabloid e broadsheet. Appunto esisteva ed ora non esiste più.
    Insomma qualcosa è cambiato. In meglio? In peggio? Prima di giudicare, forse è meglio capire!

    L.T.

  9. 9 Hamlet giovedì, 28 febbraio , 2008 alle 5:32 pm

    Io ho detto che una volta la distinzione era netta, oggi la distinzione esiste ancora ma è meno netta. Ma esiste ancora: chi scrive per il Times ha uno scopo diverso rispetto a chi scrive per il Sun.

    Quello che volevo dirti è che, secondo me, la ricerca spasmodica dello scoop, del vendere copie porta a un cattivo giornalismo, ci sono alcuni esempi nel file che ho citato qui:
    http://technosoc.blogspot.com/2008/01/do-mass-media-help-terrorists.html

  10. 10 Luca Taddei venerdì, 29 febbraio , 2008 alle 5:10 pm

    @Hamlet: su questo siamo d’accordo, la ricerca spasmodica dello scoop e della vendita di copie a tutti i costi, essendo esagerazioni, portano a sicure deviazioni dal buon giornalismo.
    Tutto sta nell’equilibrio: un buon senso dello scoop è insito nella professione di giornalista e una sana e corretta promozione delle vendite è centrale per la realizzazione di un buon prodotto editoriale.

    L.T.


  1. 1 Nutella si da’ al co-marketing e la sua borsa..é subito un “cult”! « ilcomunicatore Trackback su sabato, 9 febbraio , 2008 alle 11:57 am

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