Archivio per dicembre 2007

Buon 2008 a tutti i comunicatori

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Il 2007 è finito e chissà cosa ci aspetta nel 2008, naturalmente comunicativamente parlando!

Qualche buona idea ce la offre Markingegno, ma il resto è tutto da scoprire!

E cercheremo di scoprirlo insieme su ilcomunicatore!

Ed unendomi agli auguri di Lakiki su più spocchiosi della Regina:

Buon 2008 a tutti i comunicatori

Luca Taddei.

più spocchiosi della Regina

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“God Save The Queen”

Una delle curiosità di questi giorni natalizi è l’approdo della Regina Elisabetta su YouTube con il suo canale speciale, The Royal Channel.

La monarca britannica trova sempre nuove possibilità per cercare di rimanere attuale e, a detta di un comunicato di Buckingham Palace ( la nostra fonte è l’articolo già linkato de La Stampa), <<la regina si è sempre tenuta aggiornata sugli ultimi strumenti di comunicazione>>.

Insomma Sua Maestà fa poco la spocchiosa e cerca di capire e di cogliere le opportunità offerte dal mondo della comunicazione, anche sul web.

Ma sul più autorevole quotidiano italiano, il Corriere della Sera l’autorevolissimo in temi di comunicazione Aldo Grasso tira fuori una autorevole riflessione: ” Eppure, se c’è un particolare per cui la Regina è sempre stata ammirata è proprio quello di non aver mai prestato occhio e orecchio alla moda, a costo di indossare ridicoli cappellini o vestiti dai colori caramellati. Su YouTube ci sarebbe finita Lady D non Elisabetta d’Inghilterra” e poi aggiunge “Da quando i politici si son messi nelle mani degli spin doctor, dei comunicatori, degli addetti stampa, dei consulenti d’immagine, dei portavoce, dei sondaggisti abbiamo assistito alle più ridicole catastrofi della comunicazione: l’Italia ne sa qualcosa.”

Beh, facciamo un po’ gli spocchiosetti, eh!

Ma insomma, in Italia, ogni occasione è buona per sparare sopra la comunicazione e le sue professioni?

E il paradosso più grande, lo ripeto, è che sono gli stessi professionisti della comunicazione, come i giornalisti, a farlo con grande compiacenza e continuità!

Non è forse l’ora di voltare pagina?

Luca Taddei.

Buon Natale!!!

Auguri musicali con i The Killers.

Buon Natale a tutti gli amici de ilcomunicatore!!!

Luca Taddei.

censura comunicativa

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“La censura che si esercita sulle opere altrui non impegna a farne di migliori.” ( Bernard de Fontanelle )

I casi di censura di pubblicità “indecenti” sono numerosi: per rimanere a questi ultimi tempi pensiamo al bacio omosessuale nello spot di Dolce&Gabbana, puntualmente censurato dalla televisione italiana e al caso britannico degli ultimi giorni, la censura della campagna natalizia di Paddy Power.

Lo scopo di questo post non è di condannare la censura, ma di fare una riflessione sul suo uso comunicativo.

La censura sarebbe da abolire completamente. Invece purtroppo affligge la comunicazione dagli albori della storia. Anche se, questa è la mia riflessione, siamo arrivati a un punto in cui la censura stessa viene coinvolta nel processo comunicativo e diventa uno strumento del marketing vero e proprio.

Cerco di spiegarmi: si realizza una campagna di comunicazione, questa passa sui media quasi inosservata, qualcuno poi la censura e a quel punto i media la ripropongono in continuazione, diventa un caso , insomma la campagna ottiene una visibilità molto forte proprio per il fatto che essa è stata censurata.

Oggi la censura non toglie visibilità ma la aumenta, molto spesso la costruisce. E’ vero anche nel caso di Luttazzi: il comico sarebbe così famoso e ci sarebbe tanta discussione intorno a lui se non fosse puntualmente censurato?

Detto questo, gli uomini del marketing potrebbero pensare di realizzare campagne pubblicitarie con contenuti che incapperanno sicuramente nella censura per raggiungere quella visibilità che la pubblicità per sua natura ricerca.

Ma forse già lo fanno, Paddy Power per esempio ha costruito la sua comunicazione sull’ “indecenza”: nel 2005 l’azienda irlandese lanciò una pubblicità in cui Gesù e i dodici Apostoli facevano, nell’ultima cena, una puntata al casinò, ed è di quest’anno la trovata di cambiare nome al giocatore di rugby del Tonga ( ricordate, ne avevamo parlato qui ).

Ok, così si ottiene una forte visibilità, ma siamo convinti che la visibilità, ottenuta in questo modo, porti a una comunicazione efficace? 

Io non ne sono convinto, e voi?

Luca Taddei.

McDonald’ s sbarca nelle pagelle scolastiche!

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Dire che la comunicazione é ovunque significa dire qualcosa forse di banale ma che coglie un aspetto fondamentale delle nostre società contemporanee.

Strade, edifici, strutture sportive, mezzi di trasporto, media sono diventati, da un punto di vista del marketing, supporti dove esibire marchi, slogan, testimonial, colori, idee.

E la nuova sfida per le aziende che investono in comunicazione sta nell’ ideare nuove modalità di dialogo col consumatore, che siano originali e dunque capaci di attirare la sempre più sfuggevole attenzione.

L’ ultima novità é targata McDonald’ s e riguarda l’ esibizione del marchio e dei prodotti nelle pagelle scolastiche di una scuola di Seminole County, in Florida. Ciò, in cambio dei 1600 dollari necessari alla suddetta scuola per i costi di stampa delle 27000 pagelle “sponsorizzate”.

La comunicazione, per la verità, non riguarda McDonald’ s in generale ma solo quei prodotti “Happy Meal” (tra l’ altro offerti gratuitamente agli studenti meritevoli) a basso contenuto calorico: l’ intenzione, a detta di McDonald’ s, é infatti quella di diffondere nei ragazzi la cultura del mangiare più sano.

Ora, l’ idea che McDonald’ s promuova il mangiare bello e sano é decisamente paradossale, ma se nel suo complesso questo tipo di investimento porta più soldi alle scuole….perchè no?

SimoDg

spazio alla creatività: il logo de ilcomunicatore.

Per il nostro spazio alla creatività, ho il piacere di presentarvi il logo del nostro blog.

Amiche e amici, ecco a voi il logo de ilcomunicatore:

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Il logo riprende le prime tre lettere del nome del nostro blog, il suo DNA insomma, e riprende il colore blu del nostro template con evidente volontà di inserirsi armonicamente nella struttura del blog. E la grande C è attraversata da una scala stilizzata. La scala è stata scelta come oggetto simbolico con il significato, presente già nella Bibbia ( Genesi 28-12 ) di tramite tra due mondi, di strumento di comunicazione tra più realtà, quindi simbolo di comunicazione e anche simbolo di interscambio e di condivisione fra le molteplici realtà che vanno a comporre il mondo della comunicazione.

Concept: Luca Taddei

Realizzazione grafica: Roberto Menna

Ok, non mi resta che chiedervi cosa ne pensate? Vi piace? O non vi piace?

Luca Taddei.

Luttazzi: ma il satellite no?

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“Penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’ Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che gli frusta addosso”. (Daniele Luttazzi)

Il caso mediatico della settimana é lo stop imposto a Luttazzi dal direttore di La7 Antonio Campo Dall’ Orto per le frasi pronunciate su Giuliano Ferrara, volto tra i principali della Rete, durante l’ utima puntata di Decameron.

Come prevedibile, si é scatenato il finimondo: giornali e blog hanno gridato allo scandalo, parlando di censura e di attentato alla libertà, quella di satira in particolare.

“Sono sbalordito: Dall’ Orto ha chiuso il programma senza una spiegazione valida”, accusa Luttazzi, meravigliandosi che le sue frasi siano state giudicate offensive e sostenendo una certa tradizione della metafora incriminata (“si lega a Ruzante e a Fo”).

Strano, le motivazioni di Dall’ Orto mi sembrano tutto tranne che poco chiare.

“A Luttazzi abbiamo dato la totale libertà d’ espressione, ma chi ha una libertà così grande deve avere anche senso di responsabilità. E’ la filosofia della Rete. Ciò che é accaduto riguarda l’ uso inappropriato del mezzo televisivo”.

Come osserva Ferrara, in una lettera inviata a Repubblica, si tratta di parole franche di un direttore di Rete generalista che deve in ogni momento rispondere di fronte a un pubblico e a degli inserzionisti.

In una rete generalista ci sono dei limiti che hanno a che fare con l’ offesa e la volgarità di cui la satira non può essere esente.

E’ una questione di responsabilità.

Ed anche di coerenza.

Se per anni vai in giro nei teatri e ti diverti a parlare di Ferrara come del “residuo di sperma e cacca lasciato sul lenzuolo dopo un rapporto anale”, poi devi per forza andare a fare un programma nella rete di cui quel “residuo” é colonna portante?

E quando parlo di coerenza mi viene in mente anche Santoro che passa un’ intera puntata (la scorsa) di Annozero a dire che la tv italiana fa schifo, é pessima, é imbavagliata ed é molto meglio Internet e poi a fine mese va da mamma Rai a bussare cassa, e guai a toccargli il suo spazio settimanale. Sempre in Rai ovviamente.

Tornando a Luttazzi, questo tipo di satira sopra le righe, urlata, sempre al confine tra provocazione e volgarità, non é adatta ad una tv generalista mentre troverebbe una ideale e soprattutto continuativa collocazione in un canale di nicchia.

Canali di nicchia che tra l’ altro sono assolutamente in crescita e sempre più frequentati dai telespettatori.

Ma certe persone nei canali di nicchia non ci vogliono andare e quando, per un’ offesa o un uso inopportuno dello spazio concessogli, vengono allontanati dalla tv generalista – quella, tanto per intenderci, con tanto pubblico e tanti soldi – preferiscono stare in casa a lagnarsi o fare i martiri in teatro e durante le ospitate in tv (vero Sabina Guzzanti?).

Allora mi chiedo: é più importante la “libertà” e “dire le cose come veramente stanno e come gli altri non raccontano” oppure il posto al calduccio in Rai, Mediaset e La7?

SimoDG


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