per una comunicazione…come noi la vogliamo!

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“E’ più facile spezzare un atomo che un pregiudizio.” (Albert Einstein)

Come tu mi vuoi é il divertente film con la Capotondi e Vaporidis che sta sbaragliando la concorrenza ai botteghini delle ultime settimane e queste sono alcune fra le prime scene:

Il padre furente dice al figlio, studente di Scienze della Comunicazione: “Mi hai fregato, mi avevi detto che la comunicazione era il business del futuro e invece ti sei iscritto in quel corso solo perchè non hai voglia di fare un c….”.

La madre sconsolata dice all’ amica, a proposito della figlia studentessa di Scienze della Comunicazione: “Avesse fatto Medicina, o Ingegneria: invece no, Scienze della Comunicazione, e dopo che farà? andrà a vivere sotto i ponti?”.

A parte il fatto che in quel momento avrei voluto seppellirmi perchè stavo vedendo il film con la mia ragazza (la quale giustamente si aspetta da me un buon lavoro e soprattutto un buono stipendio!), penso che in quelle poche battute sia ben raccolto lo stereotipo che aleggia sopra questi corsi di laurea e soprattutto sopra la testa di noi studenti di Comunicazione, non da pochi considerati persone che hanno poca voglia di fare, che studiano cose facili, etc. etc.

Qual’ é la realtà? Io dico che la realtà é coincidente e al tempo stesso opposta rispetto allo stereotipo imperante: é vero che ci sono corsi di laurea in Comunicazione disastrosi e studenti con poca voglia di studiare, ed é vero che ci sono corsi eccellenti e studenti con tanta voglia di fare e consapevoli del valore della comunicazione;

sarò ottimista ed ingenuo ma sono sicuro che questi studenti, preparati e consapevoli (e tra questi, con una punta di presunzione, infilo il sottoscritto e il mio compare Luca!), prima o poi si affermeranno. Magari non nelle loro città di origine, magari non Italia, ma si affermeranno. Perchè le nostre società contemporanee hanno estremo bisogno di validi professionisti della comunicazione: ce n’ é bisogno nelle imprese, nel giornalismo, nella politica, nei corpi docenti universitari, nel web, nell’ editoria.

Tornando allo stereotipo, che fare per sradicarlo? Direi innanzitutto di agire proprio lì dove i comunicatori si formano, ovvero nei famigerati corsi di scienze della comunicazione, eliminando o comunque rivoluzionando quelli che non raggiungono determinati standard qualitativi.

Io ho lo fortuna di frequentare un corso eccellente e pertanto mi ispiro ad esso per indicare alcuni punti su cui intervenire: ci vogliono professori non raccattati chissà dove ma consapevoli del valore della comunicazione a prescindere dal tipo di materia che insegnano; ci vogliono piani di studio coerenti ed integrati; ci vuole il numero chiuso: a lezione con 300 persone non si impara niente.

Queste sono solo alcune idee: voi che ne pensate?

SimoDG

23 Responses to “per una comunicazione…come noi la vogliamo!”


  1. 1 studentefreelance martedì, 27 novembre , 2007 alle 6:24 pm

    AHAHAHHHA…il fatto della tua ragazza è troppo divertente….comunque è vero …Forse un pò per ripararci dagli “insulti” gratuiti del pregiudizio incallito su di noi , a volte creiamo dei castelli immaginari nelle nostre teste…ed anche con chi ci sta intorno…che però non è detto che un giorno non possano realizzarsi davvero!

    La maggior parte della gente non crede in noi ed in quello che stiamo studuiando, forse perchè ritengono (erroneamente) la comunicazione un qualcosa di secondario….chi invece la comprende sfrutta l’alone negativo che ci gira intorno per sfruttare le nostre idee, le nostre collaborazioni mal pagate o addirittura gratuite perchè tanto sanno che se non te le danno loro 2 lire non te le darebbe nessun altro…pertanto noi alla fine accettiamo per disperazione…

    Ritengo invece che anche noi dovremmo essere più coercitivi,dovremmo concretizzare i nostri progetti mettendoci insieme collaborando tra di noi…creando, buttandoci(perchè no)…le grandi innovazioni avvengono anche con un pizzico di rischio…

    Perchè ad esempio 2 tre comunicatori anche 4 …purchè ragazzi, non creano qualcosa dal nulla…un sito, un portale…. un’associazione…qualcosa che possa essere utile per mettere in pratica quanto meno le nostre idee…se non i progetti concreti!

    C’è molta diffidenza anche da parte nostra e quindi questo complica ulteriormente le cose…costringendoci a schiavizzarci per redazioni(come fact totum) agenzie pubblicitarie(come account nella migliore delle ipotesi)…ma anche altro…

    Ci vuole prima di tutto possesso delle nostre capacità intellettive….

    Concludo quindi dicendo…

    Cari Simone e Luca….perchè non ci sentiamo privatamente e buttiamo giù due idee per realizzare qualcosa di concreto…???

    Attendo vostre risposte…o anche sberleffi..;)

  2. 2 simone martedì, 27 novembre , 2007 alle 9:18 pm

    @ studentefreelance: quanto hai ragione!
    quello che mi consola é che il lavoro é un problema generale, non solo per noi comunicatori, e quindi – come si dice – mal comune mezzo gaudio!
    In quanto alla tua idea, che dire…é ottima!
    Io, come penso di capire anche tu, credo fermamente che siamo noi gli artefici del nostro destino e quindi ben vengano, anzi sono fondamentali, idee nuove, progetti, rischi.
    Avviare qualcosa di nostro é poi un’ ipotesi che agli autori di questo blog alletta da tanto e parecchio!
    Ne parlerò con Luca che é fuori per qualche giorno e torna la prossima settimana: mi raccomando restiamo in contatto!!
    Ciao allora e a presto!

  3. 3 Flavia mercoledì, 28 novembre , 2007 alle 3:45 am

    Ci vorrebbe anche un piccolo test per entrare, basato sull’attualità e la cultura generale: non avete idea di quanti siano gli studenti di Scienze della Comunicazione che non hanno mai letto un quotidiano!

  4. 4 simone mercoledì, 28 novembre , 2007 alle 8:32 am

    @ flavia: certamente, infatti per numero chiuso intendo proprio un test d’ ingresso.
    Che attesti quantomeno una certa predisposizione per la materia e soprattutto, come dici tu, una buona base di cultura generale.
    Di questo ne gioverebbero sia i corsi in sè che gli studenti: troppi sono quelli che si iscrivono a Comunicazione senza avere la più pallida idea di cosa sia e solo perchè il nome suona bene e non hanno voglia di cercare alternative; e questo non può che determinare un appiattimento degli stessi corsi verso il basso.

  5. 5 studentefreelance mercoledì, 28 novembre , 2007 alle 9:45 am

    Ci tengo a rimanere in contatto…!

    Sentiamoci presto allora…

  6. 7 veronica mercoledì, 28 novembre , 2007 alle 8:52 pm

    Ciao a tutti!Non ho visto il film e se l’avessi visto ci sarei rimasta malissimo. Si, sono i soliti pregiudizi sulle scuole di comunicazione, ma del resto anche quelli che lavorano nella comunicazione tendono a sminuire il nostro corso di laurea. Ad una conferenza sul giornalismo noi studenti ci siamo sentiti dire da alcuni famosi direttori di giornale che i nostri professori ci prendono in giro, che questa laurea non serve perchè alla fine studiamo tante cose e non sappiamo niente. Latella ha detto che preferisce avere in redazione un laureato in storia, che sa tutto di storia, che uno di scienze della com.
    E anche gli editori erano scettici. Vi potete immaginare come ci siamo sentiti…
    Per non parlare di chi lavora nel mondo della tv; loro sono i primi a snobbarla e di conseguenza passa il concetto che se la tv è qualcosa di serie b a che serve studiare questo medium? E ora anche un film!!Uffa Uffa.
    Cmq sono d’accordo con voi; siamo noi che dobbiamo fare qualcosa, inventarci qualcosa e magare dare l’esempio a tanti giovani come noi. Non mi piacciono i motti, ma in questo caso penso che sia proprio opportuno dire che l’unione fa la forza. Qundi cominciamo a pensare!Ciao

  7. 8 markingegno mercoledì, 28 novembre , 2007 alle 9:55 pm

    Il problema non sono gli studenti, sfaticati e fannulloni ci sono ovunque, ma piuttosto la confusione la crea come e’ impostato il corso di laurea, con sbocchi troppo eterogenei tra loro.

    Laureato in Scienze della Comunicazione non vuol dire un tubo perche’ puo’ significare a seconda dei casi:

    – che vuole fare cinema; regista, sceneggiatore e perfino attore;
    – che vuole fare giornalismo;
    – che vuole fare l’opinionista; esperto di media, ovviamente;
    – che vuole fare sociologia dei media;
    – ce vuole fare il comunicatore di impresa.

    Non ne capisce una mazza chi ci sta dentro, figurati chi guarda da fuori.

    ..ah, io ormai 7 anni fa ho concluso il mio percorso indirizzato fin dal 2ndo anno verso la comunicazione d’impresa, ed oggi faccio il freelance in quel settore.
    Sono contento perche’ ho raggiunto il mio obiettivo, e con gli scongiuri del caso, per ora, non vivo sotto un ponte.😉

  8. 9 MAtt giovedì, 29 novembre , 2007 alle 8:49 am

    io mi sto per laureare in SdC, a padova, (indirizzo comunicazione d’impresa) e per la maggior parte ho trovato bravi professori. Il discorso del numero chiuso “più chiuso” è validissimo, perchè in pochi a lezione si è più seguiti, e si può avere un rapporto ben diverso con i prof.

    P.S. mi piacerebbe collaborare per creare qualcosa di nuovo, in caso potete contare anche su di me, la mia email ce l’avete!

    MAtt

  9. 10 studentefreelance giovedì, 29 novembre , 2007 alle 11:05 am

    Scusate il mio andare contro corrente…ma non ritengo giusto un test di selezione…non è in quel modo che si seleziona!

    Come avete avuto modo di notare quest’anno (finalemnte) è uscito tutto lo schifo che sta dietro i vari concorsi per entrare all’università!

    Un test non può e non deve valutare una persona…perchè le capacità intellettiva e creativa(che in comunicazione servono) non possono essere valutate ne da un test ne da un’esame orale…

    Ci vorrebbe invece maggire possibilità di pratica, maggiore disponibilità da parte degli atenei di finanziare idee…

    Essere in pochi in una facoltà non significa essere i migliori…ne tanto meno che è più facile lavorare…

    Chi non comprende la comunicazione non lavorerà di sicuro nell’ambito della comunicazione pertanto la selezione avverrà naturalmente!

    E poi non è detto che chi fa SDC lavori nell’ambito della comunicazione e chi fa Storia ad esempio non possa farlo lo stesso….o chi fa Filosofia magari…

    Quindi non siate corporativisti nel modo sbagliato…se conoscete la comunicazione dovreste anche sapere che bisogna aggregarsi e lasciare le porte aperte a chiunque perchè la vera comunicazione è quella aperta e non quella “chiusa”…

    L’apprendimento verticale e orizzontale insieme da la completezza dell’informazione!

  10. 11 MAtt giovedì, 29 novembre , 2007 alle 11:37 am

    in effetti… però trovo comunque che le lezioni seguite da una classe più piccola siano molto più efficaci, e lo dico per esperienza personale. Una soluzione potrebbe essere la divisione in sottogruppi, cosa che per alcune materie già avviene, poi sai, il numero chiuso dà una impressione di maggiore prestigio… Probabilmente inoltre aprendo un corso a tutti gli iscritti si rischiano problemi organizzativi, con necessario aumento del numero dei professori ecc.

    Io posso anche essere d’accordo con l’eliminazione del numero chiuso, ma voglio la possibilità di seguire dei buoni corsi, mantenendo i vantaggi che comporta un gruppo di persone più piccolo a lezione.

    MAtt

  11. 12 simone giovedì, 29 novembre , 2007 alle 2:41 pm

    Sono contento si siano sviluppate discussioni così interessanti!
    @ veronica e studente freelance: sono sicuro che voi stiate dicendo la stessa cosa, ovvero che non é giusto che in una redazione non vengano presi a priori studenti di SdC (ed é scoraggiante che direttori di giornali ammettano di farlo, come Veronica ci rivela )così come dall’ altra parte non sarebbe giusto che le stesse redazioni siano appannaggio esclusivo dei comunicatori (il che, come nota studentefreelance, darebbe vita ad una sorta di coorporativismo).
    Ciò che voi credete giusto – e correggetemi se sbaglio – é che i vari direttori del personale prendano in considerazione la persona che c’ é dietro il laureato, in un giudizio più ampio che vada oltre le nozioni conosciute e che soprattutto non si lasci influenzare da alcun tipo di stereotipo.
    E questo non solo mi trova pienamente d’ accordo – e corrisponde a ciò che gli esperti di gestione delle risorse umane suggeriscono per creare contesti lavorativi
    d’ eccellenza – ma conferma ciò che io sostengo: per creare una cultura della comunicazione in Italia ed evitare che gli esperti in comunicazione siano sminuiti da stereotipi e pregiudizi e dunque sottovalorizzati, occorre innanzitutto rivoluzionare i corsi in Sdc facendo luce sui casi
    d’ eccellenza (perchè ce ne sono) ed eliminando oppure trasformando alla radice i tanti casi disastrosi che purtroppo esistono.

    @ MAtt e studentefreelance…io ho avuto a che fare durante il triennio con i famosi corsi di 300 persone e durante la specializzazione con un gruppo più ristretto: la situazione cambia radicalmente, io ho appreso molto di più in un anno di specialistica che nei tre anni precedenti e non posso non pensare che ciò sia dovuto alla possibilità di rapporti più vicini coi professorie soprattutto ai tanti progetti pratici che una classe di 30, 40 persone ti permette.
    Dunque mi sento vicino alle riflessioni di MAtt anche se sono d’ accordissimo con studentefreelance quando dice che dopo la selezione avviene naturalmente.
    Ma prima che questa selezione avvenga, che fare?
    Io ribadisco che i corsi con 300 persone sono poco utili, tanto vale studiare i libri da soli, e dunque o con un test o con la divisione in gruppi (ma la vedo dura, ci vorrebbero più docenti) qualcosa bisona assolutamente fare, se no ci teniamo i corsi scadenti…

  12. 13 simone giovedì, 29 novembre , 2007 alle 2:43 pm

    ps…

    MAtt, quello di avviare qualcosa insieme sarebbe un fantastico progetto e la tua disponibilità é assolutamente gradita!

  13. 14 veronica giovedì, 29 novembre , 2007 alle 9:41 pm

    Infatti Simo mi hai capito perfettamente: in redazione ci possono lavorare un laureato in storia o filosofia…e anche noi!Certo che comunicare è mettere in comunione, aggregare ma nel blog del comunicatore lo do per scontato.

    Per quanto riguarda il numero chiuso io sono pienamente d’accordo. Perchè un ragazzo che vuole fare SDC non può non sapere un cavolo di attualità! E vi assicuro che certi non ne sanno niete e leggono di rado un quotidiano!Non siamo ipocriti, c’è gente che viene da noi perchè pensa sia più facile ed in realtà la comunicazione non gli interessa per niente.
    Qundi ben venga una selezione che poi, non ci scordiamo, come dice matt da anche più prestigio al corso.

  14. 15 studentefreelance venerdì, 30 novembre , 2007 alle 10:30 am

    Scusate ma continuo a ripetere che non è la selezione all’entrata che da prestigio al corso…

    Primo perchè si creerebbero i soliti giri di raccomandazioni…

    Secondo perchè , ripeto, essere in pochi non significa necessariamente essere i migliori…

    Vi risulta che chi studia in Università Private siano più bravi di voi?Forse solo un pò più raccomandati di voi…Il fatto che loro trovino prima lavoro di noi non è dovuto al fatto di essere in pochi ma al fatto di essere “INDIRIZZATI”…

    Per quanto riguarda il numero di ragazzi in aula mi trovate pienamente d’accordo…anch’io ho frequantato lezioni con 400-550 persone ed era completamente inutile…ma la colpa di questo è dell’organizzazione e non del fatto che sono in tanti i ragazzi!

    Mi dispiace non trovarmi d’accordo su un’altra cosa…

    NOn conoscere l’attualità non significa non conoscere la comunicazione…

    La comunicazione non è “SOLO” giornalismo…

    La comunicazione è qualcosa di più…è conoscere gli strumenti per comunicare…

    La cosiddetta “cultura generale” è un valore in più…ma rischia di essere un semplice nozionismo e non cultura…

    La cultura è un approfondimento in toto di un determinato argomento o settore…

    Ricevere “cultura generale” o attualità dai “media” tradizionali non è certamente “CULTURA” nel vero senso del termine…

    Bisogna distinguere “CULTURA” da “INFORMAZIONE”…

    Preferirei benissimo uno che legge molti libri anzichè uno che conosce tutte le notizie del telegiornale…

    L’apertura mentale è data dall’osservazione di più fonti, e soprattutto da una criticità di sguardi…

    Ricevere informazioni passive genera ridondanze e limita la “creatività”…

    Concludo quindi ribadendo la mia posizione…

    No al numero chiuso

    Più disponibilità di mezzi per i futuri comunicatori

    E soprattutto tanta,tanta collaborazione tra di noi…

  15. 16 simone venerdì, 30 novembre , 2007 alle 11:28 am

    @ veronica e studentefreelance: certo tra un test falso e pilotato e un libero accesso preferisco un libero accesso ma – dando qui per scontata la validità dei test e poi magari ne parliamo più approfonditamente con un altro post -penso come Veronica che una selezione sarebbe fondamentale e continuo a pensare che gioverebbe a tutti gli studenti.
    Perchè a tutti?
    Premessa: la mia esperienza mi dice che l’ Università la finisci in tempo e con buoni risultati solo se ti stimola e sei portato per il corso di laurea che hai scelto (e finire in tempo e con buoni risultati é una premessa fondamentale per poi ridurre le difficoltà nel trovare lavoro).
    Domanda: é possibile che in ogni città ci siano 400, 500, 600 giovani aspiranti comunicatori? A Firenze ci sono due corsi in Scd e uno ne ha 300 e l’ altro non lo so ma é pure stracolmo. Non posso pensare che tutti siano portati e stimolati da questa disciplina anche perchè se no non si spiegherebbe il fatto che le specialistiche abbiano 40, 50 iscritti. Inoltre ne conosco tantissimi che hanno iniziato con me e ora hanno smesso, oppure danno due esami l’ anno, o continuano a studiacchiare facendo i commessi/commmesse o camerieri non perchè hanno bisogno di soldi ma perchè non credono che una laurea in Scd possa dar loro uno sbocco lavorativo o cmq non hanno capito cosa poi dovrebbero con questa laurea andare a fare.
    Ma non era meglio se un test iniziale avesse loro impedito di iscriversi e di “commettere questo errore” (parole loro), dandogli un’ idea di cosa sia la comunicazione, di cosa avrebbero studiato, delle basi che servono e magari permettendogli così di prendere in considerazione altri corsi di laurea?
    E non sto qui a dire quanto gioverebbero agli studenti motivati e vogliosi di imparare, aule prive di quei centinaia di svogliati che vengono invece a lezione senza capire una mazza (non perchè sono stupidi ma perchè non credono in ciò che il docente di turno dice) e solo per chiacchierare.
    Poi si può discutere dei contenuti del test: hai ragione quando dici che la comunicazione non é giornalismo ma una buona dose di cultura generale intrisa di attualità e di informazione é fondamentale per qualsiasi professionista della comunicazione: come si può per esempio pensare di fare marketing senza un legame sempre vivo e rinnovato con ciò che circonda? con ciò che accade intorno a noi, con i cambiamenti che attraversano la società?

    …per il resto, ci vuole tanta e tanta collaborazione fra noi!

    Vi ringrazio per questi interventi così stimolanti!!

  16. 17 Al Funiculì venerdì, 30 novembre , 2007 alle 2:14 pm

    Ciao,
    scriviamo per invitarti all’inedita mostra fotografica su Firenze e Napoli che stiamo allestendo nel nostro locale.
    Tutti gli scatti ci sono stati inviati dagli utenti di Flickr quindi se vorrai, oltre che venirci a trovare, potrai partecipare con le tue immagini!

    Se l’idea ti garba, vieni a leggere sul nostro Blog icché fare!

  17. 18 simone sabato, 1 dicembre , 2007 alle 11:35 am

    @ markingegno: scusa se risp solo ora ma il tuo commento era finito per qualche strano motivo in coda di moderazione…
    La tua storia ci fa ben sperare!E come la tua so che ce ne sono molte altre, per questo sono ottimista..anche se facendo un giro nei blog si scopre che non tutti la pensano come me…ed il mio ottimismo é scambiato per un “non vedere la realtà”..cmq, questo é un’ altro discorso!
    Il tuo spunto é ottimo: hai pienamente ragione sul fatto che anche la struttura di molti corsi deve essere rivista, prevedendo percorsi diversi a seconda delle proprie aspirazioni…

    ciao alla prossima!

  18. 19 Lakiki mercoledì, 5 dicembre , 2007 alle 1:22 pm

    Caro Simone,
    hai pienamente ragione. Sono convinta che nelle università ci voglia il numero chiuso in un ottica di placement futuro. perchè se dall’università escono mille comunicatori ma il mercato del lavoro ne richiede solo trecento non vi sono possibilità di inserimento. Sono inoltre dell’idea che gli anni di specialistica dovrebbero più pratici che teorici altrimenti cade tutta la filosofia dei tre anni + due.
    Dal punto di vista legislativo deve essere secondo me fatto davvero molto per consentire ai giovani laureati di trovare un posto di lavoro che non preveda queste formule da stages fini a se stessi.
    Per quanto riguarda il film non l’ho visto, ma se il protagonista è riuscito a convincere il padre sull’importanza della comunicazione, allora è un buon comunicatore!

  19. 20 simone giovedì, 6 dicembre , 2007 alle 7:54 am

    Ciao Lakiki!Innanzitutto complimenti per la laurea!
    Ci offri altri ottimi spunti: il numero chiuso, oltre a favorire
    l’ apprendimento degli studenti, di fatto meglio si integra in una situazione generale dove c’ è bisogno di validi comunicatori, ma sicuramente la domanda non é così alta da prevederne centinaia e centinaia per ogni città!
    Per il fatto degli stages quello é un altro tasto dolente, di cui mi piacerebbe parlare prima o poi, perchè non sono sicuro che la colpa sia tutta dei datori di lavoro: finchè ci sono giovani che accettano di lavorare gratis o quasi gratis per più di una o due volte, perchè i datori dovrebbero abbandonare la pratica molto conveniente degli stages?
    Un saluto, alla prossima!

  20. 21 Luca Taddei venerdì, 7 dicembre , 2007 alle 12:54 pm

    Bel post Simone, tocchi temi molto importanti e ti ringrazio per la stima che hai nei miei confronti! Sai che è la stessa che io ho nei tuoi confronti!
    Ho letto i molti commenti a questo post e ho trovato molte riflessioni interessanti, vorrei aggiungerne una riguardo al paradosso che si riscontra in questo film, ma anche in molte altre circostanze, pensiamo soltanto alla televisione: molti prodotti della comunicazione realizzati da comunicatori parlano male e screditano la comunicazione e la professione del comunicatore.
    In poche parole, la comunicazione e i comunicatori non sanno comunicare il proprio mondo e la propria professionalità, riciclando stereotipi e luoghi comuni provenienti da una ignoranza diffusa nella loro comunità di appartenenza. Credo che sia qualcosa su cui riflettere.

    L.T.

  21. 22 simone venerdì, 7 dicembre , 2007 alle 4:31 pm

    Luca tu dici che “i comunicatori non sanno comunicare il proprio mondo”…e sembra un paradosso ma di fatto corrisponde al reale..possibile ci siano centinaia e centinaia di (presunti) aspiranti comunicatori che non riescono a sradicare l’ idea che il professionista della comunicazione é una sorta di cartone animato che ha una cravatta gialla e guarda la tv tutto il giorno..!


  1. 1 Maurizio Costanzo e Raoul Bova, due volti per la comunicazione « ilcomunicatore Trackback su lunedì, 18 febbraio , 2008 alle 12:11 pm

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