alcune buone notizie per le imprese italiane

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“Le opportunità sono rare, e quelli che le sanno sfruttare sono ancora più rari”. ( Henry Wheeler Shaw )

Lavazza ha programmato l’apertura di 84 coffe- shop in Europa e 170 in India con l’obiettivo di battere Starbucks esportando la cultura del caffè made in Italy. La strategia sarà accompagnata da una campagna di comunicazione ispirata alle immagini del talentuoso fotografo tedesco Finlay MacKay su cui sono stati investiti 21 milioni di euro.

Illy ha siglato un accordo di joint- venture con Coca Cola per distribuire in tutto il mondo una nuova linea di bevande al caffè destinata alla fascia alta del mercato. Illy usufruirà della imponente infrastruttura distributiva del gigante americano che dal canto suo aveva bisogno di un caffè di eccellenza per entrare in un settore da 5 anni in crescita continua e che oggi vale 10 miliardi di euro.

Samsung ha avviato una collaborazione con Giorgio Armani per una nuova linea di cellulari ad alto contenuto di classe e desing.

L’ elite cinese ha decretato che saper scegliere e gustare il vino è uno status symbol, il segnale di appartenenza a una classe raffinata e cosmopolita.

In una fase dell’ economia dove il contenuto estetico e simbolico – declinato come buon gusto, talento creativo, tradizione affianca l’ innovazione tecnologica come parametro che determina la qualità del prodotto, l’Italia ha delle potenzialità enormi capaci di assicurarle una posizione di rilievo. Il prezzo è una dimensione su cui noi non possiamo competere con i cinesi o gli indiani ma i cinesi e gli indiani non possono competere con noi quanto a classe, eleganza, senso estetico e saperi culturali. E per i prodotti ad alto contenuto estetico e simbolico si sta oggi aprendo un mercato globale enorme, in continua espansione.

Quelli che ho citato sono casi virtuosi di grandi imprese ma anche per la piccola azienda che produce beni di alta qualità ed esteticamente sofisticati può cambiare molto.

La globalizzazione e le nuove regole dell’ economia della conoscenza offrono stimolanti opportunità ma hanno trovato l’Italia impreparata.

Occorre comprendere le trasformazioni in atto e adeguarvisi, convergendovi tutte le risorse del sistema Paese.

Occorre recuperare fiducia tenacia e forza di volontà, stabilire obiettivi e crederci, investire – e tanto – in formazione (ad oggi circa il 75 % degli imprenditori italiani è fermo al diploma di scuola media inferiore e molti non conoscono l’inglese: a queste condizioni come è possibile comprendere i processi della postmodernità? ), qualificando il lavoro.

Occorre tornare a pensare ai giovani e al futuro ed al contempo recuperare le nostre vocazioni, su tutte l’ ingegno e quella particolare inclinazione per l’ estetica.

Gli Italiani ce l’ hanno sempre fatta ed in situazioni ben più drammatiche: ce la faranno anche stavolta.

SimoDG

7 Responses to “alcune buone notizie per le imprese italiane”


  1. 1 Luca Taddei domenica, 4 novembre , 2007 alle 12:47 pm

    E’ un post succoso. Sono d’accordo con te, Simone, le opportunità per la nostra impresa ci sono. Ed è anche vero che, se si ha la giusta visione delle cose del mondo, le difficoltà possono essere trasformate in opportunità.
    Ma la cosa che mi piace di più del tuo post è l’ottimismo realista, concreto, che ci accomuna: l’Italia ha bisogno di questo, di ottimismo e voglia di fare. Mentre a giro si sente troppo piangersi addosso! E questo non può che aggravare la situazione!

    L.T.

  2. 2 MaLuy domenica, 4 novembre , 2007 alle 6:04 pm

    Concordo anch’io… Bel post, con molti spunti interessanti e concreti, lungi da una visione eccessivamente ingenua o utopica, anche se avrei gradito ancora di più se tu avessi riportato anche qualche caso di PMI innovative… Bravo🙂

  3. 3 simone domenica, 4 novembre , 2007 alle 11:04 pm

    Sono contento vi sia piaciuto!
    Luca hai colto esattamente il senso del post: noi italiani tendiamo a farci idee sbagliate su noi stessi e non di rado ci piangiamo addosso.
    Non voglio fare dello sterile patriottismo – poichè quella attuale é una fase dell’ economia cinica, che offre stimolanti opportunità alle imprese che hanno i mezzi per coglierle mentre condanna le altre alla scomparsa, e sono molte quelle che scompariranno – ma sono convinto che la realtà sia ben diversa da quella percepita da molti.
    Sto approfondendo la conoscenza delle imprese italiane per una tesi di laurea ed ho scoperto un mondo vitale, ingegnoso, pieno di belle storie.
    Un mondo che sa darsi da fare, ottenendo buoni e talvolta ottimi risultati; e questo nonostante i mille ostacoli che ne rendono tortuoso il cammino. Ostacoli che non di rado provengono da ambienti che in teoria le imprese le dovrebbero valorizzare.
    @ MaLuy..PMI che innovano ci sono, eccome se ci sono. Ho fatto esempi di grandi imprese perchè funzionali al discorso che poi ho portato avanti nella seconda parte del post. Cmq se già non pratichi, ti consiglio la lettura dell’ inserto del lunedì del Corriere, il Corriere Economia. Ogni settimana ci sono pagine dedicate alle PMI, con storie virtuose di nostre piccole e straordinarie imprese. Un caso su tutti: in pochi anni una piccola impresa artigianale di Padova si é trasformata in una multinazionale…il suo nome é Morellato.

  4. 4 MAtt lunedì, 5 novembre , 2007 alle 10:32 am

    Già…la morellato…10-12 anni fa ricordo che mia madre portava a casa scatoloni di cinturini di orologi, e di altre piccole parti, e le montava per interi pomeriggi per conto dell’azienda! Ne è passato di tempo…

    Cmq, le potenzialità sono tante, basta far lavorare le menti giovani che ci sono, il problema principale credo stia nell’età (almeno nell’età mentale) della maggior parte degli imprenditori. Io vivo in Veneto, e la realtà delle PMI qui è quella di imprenditori e aziende che lavorano lavorano e lavorano ancora, e si stanno aprendo praticamente solo ora (salvo casi virtuosi) al web ad esempio, o a pubblicità non didascaliche o descrittive, da fiera, soprattutto perchè l’imprenditore ti chiede: ma dov’è il guadagno? E allora bisogna spiegare dell’immagine dell’azienda e di tutti quegli aspetti immateriali e pure fondamentali che vi ruotano attorno, aspetti che le grandi marche sanno sfruttare da sempre, e che hanno contribuito a farle grandi.

  5. 5 simone lunedì, 5 novembre , 2007 alle 10:54 am

    @ Matt..hai ragione, in questo blog abbiamo denunciato più volte la scarsa consapevolezza che c’ é in Italia circa l’ uso strategico della comunicazione.
    La comunicazione, se ben utilizzata, é un vantaggio competitivo e può fare la differenza.
    Non a caso Lavazza sta investendo in comunicazione e più in generale nel marketing, valorizzando i suoi coffe-shop, per promuovere la cultura del caffè italiano nel mondo ed arricchire di significati culturali il proprio marchio.
    E’ così evidente l’ attenzione che le aziende leader dedicano alla comunicazione – ed i ritorni che tali strategie garantiscono – che é davvero assurdo continuare a sentire parlare di comunicazione come di qualcosa di poco utile e superfluo.
    L’ economia della conoscenza assegna un ruolo di primo piano, ancora più di quanto non avvenisse in passato, alla dimensione simbolica del prodotto e pertanto la competitività dell nostre imprese non può che passare attraverso un uso strategico e continuativo della comunicazione: chi lo capisce, vince.

  6. 6 Flavia mercoledì, 7 novembre , 2007 alle 12:33 pm

    Anch’io mi accodo ai complimenti per questo post!

  7. 7 simone mercoledì, 7 novembre , 2007 alle 3:37 pm

    ..ed io non posso che tornare a ringraziare!


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