Archivio per novembre 2007

per una comunicazione…come noi la vogliamo!

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“E’ più facile spezzare un atomo che un pregiudizio.” (Albert Einstein)

Come tu mi vuoi é il divertente film con la Capotondi e Vaporidis che sta sbaragliando la concorrenza ai botteghini delle ultime settimane e queste sono alcune fra le prime scene:

Il padre furente dice al figlio, studente di Scienze della Comunicazione: “Mi hai fregato, mi avevi detto che la comunicazione era il business del futuro e invece ti sei iscritto in quel corso solo perchè non hai voglia di fare un c….”.

La madre sconsolata dice all’ amica, a proposito della figlia studentessa di Scienze della Comunicazione: “Avesse fatto Medicina, o Ingegneria: invece no, Scienze della Comunicazione, e dopo che farà? andrà a vivere sotto i ponti?”.

A parte il fatto che in quel momento avrei voluto seppellirmi perchè stavo vedendo il film con la mia ragazza (la quale giustamente si aspetta da me un buon lavoro e soprattutto un buono stipendio!), penso che in quelle poche battute sia ben raccolto lo stereotipo che aleggia sopra questi corsi di laurea e soprattutto sopra la testa di noi studenti di Comunicazione, non da pochi considerati persone che hanno poca voglia di fare, che studiano cose facili, etc. etc.

Qual’ é la realtà? Io dico che la realtà é coincidente e al tempo stesso opposta rispetto allo stereotipo imperante: é vero che ci sono corsi di laurea in Comunicazione disastrosi e studenti con poca voglia di studiare, ed é vero che ci sono corsi eccellenti e studenti con tanta voglia di fare e consapevoli del valore della comunicazione;

sarò ottimista ed ingenuo ma sono sicuro che questi studenti, preparati e consapevoli (e tra questi, con una punta di presunzione, infilo il sottoscritto e il mio compare Luca!), prima o poi si affermeranno. Magari non nelle loro città di origine, magari non Italia, ma si affermeranno. Perchè le nostre società contemporanee hanno estremo bisogno di validi professionisti della comunicazione: ce n’ é bisogno nelle imprese, nel giornalismo, nella politica, nei corpi docenti universitari, nel web, nell’ editoria.

Tornando allo stereotipo, che fare per sradicarlo? Direi innanzitutto di agire proprio lì dove i comunicatori si formano, ovvero nei famigerati corsi di scienze della comunicazione, eliminando o comunque rivoluzionando quelli che non raggiungono determinati standard qualitativi.

Io ho lo fortuna di frequentare un corso eccellente e pertanto mi ispiro ad esso per indicare alcuni punti su cui intervenire: ci vogliono professori non raccattati chissà dove ma consapevoli del valore della comunicazione a prescindere dal tipo di materia che insegnano; ci vogliono piani di studio coerenti ed integrati; ci vuole il numero chiuso: a lezione con 300 persone non si impara niente.

Queste sono solo alcune idee: voi che ne pensate?

SimoDG

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nuovi partiti, nuova comunicazione: il PD.

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“Un partito non è fine a se stesso; un partito è l’organizzazione di una buona volontà che ha un certo programma con un certo spirito, che viene da concetti superiori a quelli che possono muovere la vita quotidiana ed è al servizio di una causa.” ( Alcide De Gasperi )

E‘ tempo di nuovi partiti in Italia: il PD, il Partito Democratico, e il PPL, il Partito del Popolo della Libertà.

La costruzione di nuovi partiti è un’operazione decisamente complessa in cui l’aspetto comunicativo è centrale: sappiamo quanto importante sia nei processi politici la comunicazione politica con i suoi simboli, riti e miti.

Questa centralità della comunicazione è più forte nei momenti di crisi, intendo la crisi come momento di cambiamento, ed in questo momento siamo di fronte a un periodo di crisi della politica italiana.

Le soluzioni approntate in questo momento dai principali protagonisti della politica italiana sembrano essere individuate nella costruzione di nuovi partiti.

Ho citato De Gasperi, uno dei padri fondatori della nostra Repubblica e della nostra democrazia, perchè in quelle parole ci sono i concetti fondamentali su cui un partito si deve fondare: un fine, una organizzazione, un programma, uno spirito, dei valori ( i concetti superiori a quelli che possono muovere la vita quotidiana ) , una causa.

Questi sono i contenuti di un partito che devono essere chiari e devono essere comunicati in maniera chiara e semplice per costruire una relazione di condivisione con gli elettori.

Partendo da questi presupposti necessari, bisogna andare ad analizzare e a costruire la comunicazione dei nuovi soggetti politici che nascono nel nostro Paese.

Partiamo dal Partito Democratico, che è più avanti nel suo processo di costruzione, e prendiamo in considerazione il logo presentato pochi giorni fa:

– è esteticamente piacevole e il tratto è moderno.

– è una evidente variazione del tricolore italiano. Si attinge a piene mani nelle risorse del nostro brand nazionale. Come aveva già fatto Forza Italia, tra l’altro.

richiama la sua provenienza dall’Ulivo, di cui mantiene il simbolo.

manca un contenuto ideale e simbolico politicamente forte. L’analisi di SocialDesignZine è molto interessante, competente e giusta. D’accordo anche con l’analisi di Webgol.

– il logo non è originale: lo dimostrano molti bloggers come Sbloob. Dateci un’occhiata.

Detto questo, mi sembra che ci sia ancora molto da lavorare nel Partito Democratico per ottenere una buona comunicazione del fine, dell’organizzazione, del programma, dello spirito, dei valori e della causa che sono alla base di un partito.

E voi che ne pensate?

Luca Taddei.

comunicare per non finire nella…

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“Ogni domanda alla quale si possa dare una risposta ragionevole è lecita.” ( Konrad Lorenz )

La Provincia di Firenze ha avviato una campagna di comunicazione finalizzata ad informare e sensibilizzare i cittadini sul tema dei rifiuti e sulla necessità di rafforzare gli impianti di termovalorizzazione presenti sul territorio.

La campagna si avvale di manifesti – comparsi in città a partire dallo scorso 15 novembre – e attinge alla strategia del fears approach, particolarmente frequentata dalla comunicazione pubblica: si tratta di prospettare una situazione critica che solo l’ adozione di un certo comportamento può evitare.

Ciò che caratterizza la campagna è l’ uso originale e spiazzante delle parole-chiave connesse al tema dei rifiuti ed il doppio binario su cui si articola la comunicazione.

“Problema: se ogni famiglia produce 5,7 kg di rifiuti al giorno e solo il 50% è riciclabile, tra quanto tempo saremo nella cacca?” recita il primo cartello che rimarrà affisso fino al 30 Novembre.

“Termovalorizzatore: meno rifiuti, più energia. Dedicato ai nostri figli” sarà invece la scritta che comparirà dall’ 1 al 15 Dicembre, includendo la risposta alla domanda precedentemente posta.

Ed ancora: “Ogni giorno dobbiamo smaltire 1.541 tonnellate di immondizia. Ne parliamo o ti rifiuti?” dice il manifesto pronto per il periodo che va dal 15 al 30 Gennaio mentre dal 15 al 29 febbraio 2008 si potrà leggere sui muri della città la scritta “Termovalorizzatore e 24mila alberi in 20 ettari. Abbiamo deciso di decidere”.

La campagna mi piace, usa un linguaggio non banale e dimostra il tentativo della Provincia di coinvolgere il cittadino nella lotta ai rifiuti, in primis attraverso la condivisione di dati ed informazioni: già, ma questi dati e queste informazioni sono attendibili?

Non voglio scivolare nel dibattito politico ma per una corretta interpretazione di questa campagna credo sia necessario riportare le dichiarazioni di quanti vi hanno mosso dure critiche e non mi riferisco solo all’ opposizione: “Siamo nella cacca, dice Renzi? E’ vero e le colpe sono tutte delle amministrazioni di centro sinistra succedutesi negli anni. L’utilizzo di questa campagna che usa strumenti provocatori e forti, ci pare quindi inefficace dal punto di vista sostanziale, e utile soltanto come tentativo volto ad alleggerire l’amministrazione di responsabilità proprie e diventate più grandi del previsto, scaricandole sui cittadini” hanno detto i consiglieri provinciali di An Nicola Nascosti e Guido Sensi.

Ad avvallo delle loro critiche, il triste primato che la Toscana ha nella classifica delle Regioni italiane stando a produzione di rifiuti e la parole di Guido Scoccianti, Presidente della Sezione regionale Toscana del WWF, che dice “Il Presidente della Provincia di Firenze ha utilizzato soldi pubblici per diffondere una pubblicità falsa ed ingannevole alla cittadinanza. Siamo davanti a dati palesemente manipolati ad uso politico, per ingannare i cittadini.” (leggete qui per altre dichiarazioni con nuovi dati che ridimensionano le “colpe” dei cittadini).

Sulla base di questi elementi mi chiedo pertanto: quella pensata e voluta dalla Provincia di Firenze è una comunicazione che si ispira ad un ideale di inclusività o è la solita, vecchia comunicazione piegata a finalità di propaganda?

Voi che ne pensate?

SimoDG

la costruzione dell’Europa passa dalla comunicazione

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“In Europa la tradizione anglossassone sta alla tradizione latina come l’olio sta all’aceto. Ci vogliono entrambi per fare la salsa, altrimenti l’insalata è poco condita.” ( Elisabetta I d’Inghilterra )

Qualche settimana fa è stata presentata una nuova Comunicazione della Commissione Europea dal titolo “Insieme per comunicare l’Europa”.

Vi invito a leggerla, se ne avete tempo, dal momento che sostiene idee molto interessanti.

In primis, si riconosce l’essenzialità di una politica di comunicazione ben concepita, sostenuta da risorse adeguate e caratterizzata dalla prossimità con i cittadini. Si sottolinea la dimensione dell’ascolto dei cittadini europei , di una comunicazione coerente ed integrata, di comunicazione interna.

Si prevede poi un accordo interistituzionale per migliorare la cooperazione nell’ambito del processo di comunicazione dell’Unione Europea nel pieno rispetto dell’autonomia delle istituzioni europee e degli Stati membri.

Nei prossimi mesi la Commissione adotterà una nuova strategia sul web per sostenere le reti della società civile e i siti del settore pubblico e privato incentrati sull’Unione Europea che promuovano il contatto tra cittadini europei. E’ prevista inoltre una nuova strategia per il settore audiovisivo delle reti televisive dell’Unione per sostenere la produzione e la trasmissione di programmi sulle questioni europee.

Pare proprio che la comunicazione sia indicata dalla Commissione come la via per completare il processo di integrazione europea in atto.

Sono d’accordo e penso che la comunicazione sarà anche l’unica strada percorribile per andare dall’Europa dell’economia, della burocrazia e della politica verso la grande Europa dei cittadini e dei valori, delle persone e della cultura, viaggio senza il quale il sogno di un Europa unita presto finirebbe.

Soltanto la comunicazione può attivare quella sinergia di risorse simboliche che sole possono muovere i cuori della gente e far sentire tutti partecipi di una comunità europea dei cittadini.

Non so se siete d’accordo?

Luca Taddei.

saremo pagati per leggere le email!

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“Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finchè arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa.” ( Albert Einstein )

Una nuova modalità di direct marketing si è affacciata negli Stati Uniti con l’ obiettivo di far incontrare in maniera dettagliata e verificata inserzionisti pubblicitari e clientela, rendendo friendly una forma di pubblicità che siamo soliti trovare fastidiosa e particolarmente invasiva.

Si tratta di Boxbe, un neonato servizio che in cambio della cessione dei propri dati personali (età, professione, guadagni annui ecc…) offre la possibilità di guadagnare 25 centesimi di dollaro ogniqualvolta apriamo una e- mail, con un guadagno annuo che può aggirarsi attorno ai 400 dollari.

Tutto ciò avviene nell’ assoluto anonimato in quanto è in forma anonima che Boxbe rende disponibili agli inserzionisti i profili acquisiti.

Per accedere a Boxbe occorre compilare una sorta di curriculum vitae, confermato il quale si ottiene un indirizzo di posta che consente di usufruire del servizio e maggiori dettagli vengono forniti maggior valore si acquisisce per i pubblicitari, che possono proporre anche più dei 25 centesimi ad e- mail.

L’ idea che ispira Boxbe è che utilizzare e- mail mirate (e che saranno lette) può far risparmiare tempo e denaro alle aziende mentre la conoscenza della clientela ed in particolare della sua collocazione geografica rende possibile l’invio di messaggi pubblicitari appetibili per determinati profili in una determinata località, una delle cose più difficili da fare attraverso il web.

Soddisfatte le aziende, soddisfatti gli inserzionisti, soddisfatti (credo più di
tutti!) gli utenti-consumatori: che dire…benvenuto Boxbe!

SimoDG

After BlogLab

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“Ah, tutto è bene quel che non finisce.” ( Jules Laforgue )

BlogLab è finito, ecco a voi la top ten:

1. Altri Occhi

2. Brand Blog

3. Stakastagista

4. ArezZona

5. Palinsesto

6. Ciak si cinema

7. ilcomunicatore

8. Monsummano Terme on line e Vanity 06

9. S-punti di vista

10. Valdarnotizie

Vi consiglio di dare un’occhiata ad ognuno di questi blogs, sono tutti di ottima qualità. Complimenti a tutti!

BlogLab si è tinto di rosa, con i primi tre posti tutti per le ragazze.

Ma anche ilcomunicatore fa la sua bella figura con il settimo posto. Non c’è che dire, siamo soddisfatti.

Per noi de ilcomunicatore BlogLab è stata la prima esperienza nella blogosfera: abbiamo ottenuto una posizione in classifica decisamente onorevole, ma soprattutto in questi mesi abbiamo imparato molto sul mondo dei blogs.

Anche grazie agli ottimi consigli del nostro fellow, il grande Mauro Lupi.

Grazie Mauro!

E soprattutto grazie a tutti quelli che hanno seguito, letto, commentato in questi mesi ilcomunicatore facendolo diventare teatro di tante belle discussioni sul mondo della comunicazione.

Insomma BlogLab finisce, ma ilcomunicatore continua…alla grande!

Al prossimo post!

Luca Taddei.

alcune buone notizie per le imprese italiane

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“Le opportunità sono rare, e quelli che le sanno sfruttare sono ancora più rari”. ( Henry Wheeler Shaw )

Lavazza ha programmato l’apertura di 84 coffe- shop in Europa e 170 in India con l’obiettivo di battere Starbucks esportando la cultura del caffè made in Italy. La strategia sarà accompagnata da una campagna di comunicazione ispirata alle immagini del talentuoso fotografo tedesco Finlay MacKay su cui sono stati investiti 21 milioni di euro.

Illy ha siglato un accordo di joint- venture con Coca Cola per distribuire in tutto il mondo una nuova linea di bevande al caffè destinata alla fascia alta del mercato. Illy usufruirà della imponente infrastruttura distributiva del gigante americano che dal canto suo aveva bisogno di un caffè di eccellenza per entrare in un settore da 5 anni in crescita continua e che oggi vale 10 miliardi di euro.

Samsung ha avviato una collaborazione con Giorgio Armani per una nuova linea di cellulari ad alto contenuto di classe e desing.

L’ elite cinese ha decretato che saper scegliere e gustare il vino è uno status symbol, il segnale di appartenenza a una classe raffinata e cosmopolita.

In una fase dell’ economia dove il contenuto estetico e simbolico – declinato come buon gusto, talento creativo, tradizione affianca l’ innovazione tecnologica come parametro che determina la qualità del prodotto, l’Italia ha delle potenzialità enormi capaci di assicurarle una posizione di rilievo. Il prezzo è una dimensione su cui noi non possiamo competere con i cinesi o gli indiani ma i cinesi e gli indiani non possono competere con noi quanto a classe, eleganza, senso estetico e saperi culturali. E per i prodotti ad alto contenuto estetico e simbolico si sta oggi aprendo un mercato globale enorme, in continua espansione.

Quelli che ho citato sono casi virtuosi di grandi imprese ma anche per la piccola azienda che produce beni di alta qualità ed esteticamente sofisticati può cambiare molto.

La globalizzazione e le nuove regole dell’ economia della conoscenza offrono stimolanti opportunità ma hanno trovato l’Italia impreparata.

Occorre comprendere le trasformazioni in atto e adeguarvisi, convergendovi tutte le risorse del sistema Paese.

Occorre recuperare fiducia tenacia e forza di volontà, stabilire obiettivi e crederci, investire – e tanto – in formazione (ad oggi circa il 75 % degli imprenditori italiani è fermo al diploma di scuola media inferiore e molti non conoscono l’inglese: a queste condizioni come è possibile comprendere i processi della postmodernità? ), qualificando il lavoro.

Occorre tornare a pensare ai giovani e al futuro ed al contempo recuperare le nostre vocazioni, su tutte l’ ingegno e quella particolare inclinazione per l’ estetica.

Gli Italiani ce l’ hanno sempre fatta ed in situazioni ben più drammatiche: ce la faranno anche stavolta.

SimoDG


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