rinnega tuo padre, rinuncia al tuo nome…per il tuo sponsor!

 

“Dovunque l’uomo voglia vendersi trova degli acquirenti.” ( Jean-Baptiste Henri Lacordaire )

La vicenda di Epi Taione ( d’ora in poi Paddy Power ) più che da “Romeo e Giulietta” sembra uscita fuori da qualche riadattamento contemporaneo della leggenda di Faust.

La tragedia è questa: un giocatore di rugby del Tonga, piccolo stato dell’Oceania, cambia il proprio nome, la propria identità, e prende il nome dell’ agenzia irlandese di allibratori, la Paddy Power appunto, che sponsorizza la sua nazionale.

Insomma se Giulietta chiedeva al suo Romeo di rinunciare al suo nome per amore, gli sponsors oggi chiedono agli sportivi di rinnegare la propria identità in nome del marketing.

Se qualcuno non considera questa cattiva comunicazione d’impresa, se qualcuno adesso non si sta vergognando di aver proposto e promosso una simile azione di marketing, allora sarebbe davvero una tragedia!

Luca Taddei.

10 Responses to “rinnega tuo padre, rinuncia al tuo nome…per il tuo sponsor!”


  1. 1 ALBatro (de li 7 mari) mercoledì, 5 settembre , 2007 alle 10:18 pm

    @Luca,

    ottimo, etica, dignità, non si svendono.
    E ccche cccazzzo…
    Questo è auto-commercio dell’anima.
    Che schifo ignobile.

  2. 2 ALBatro (de li 7 mari) mercoledì, 5 settembre , 2007 alle 10:20 pm

    Buon articolo che stigmatizza sinceramente il commercio dell’anima, in questo caso il rinnegamento indegno del proprio noome e patronimico per un ‘ricettatore’…
    Da voltastomaco.

  3. 3 Luca Taddei giovedì, 6 settembre , 2007 alle 2:44 pm

    @ALBatro (de li 7 mari): ciao ALBatro, hai usato termini forti: “schifo ignobile” e “da voltastomaco”.
    Forse in molti nel mondo la vedranno in questa maniera. Allora mi domando: c’era proprio bisogno di fare un’azione di marketing di questo tipo che risulta ad una prima occhiata, come minimo, criticabile?
    E poi azioni come queste non confermano forse alcuni pregiudizi sul mondo della comunicazione e del marketing, pregiudizi che i comunicatori dovrebbero cercare di smontare in nome della propria professionalità?

    L.T.

  4. 4 simone giovedì, 6 settembre , 2007 alle 3:57 pm

    …sì, ma intanto noi siamo qui a parlare di questa Paddy Power di cui altrimenti avremo per sempre ignorato
    l’ esistenza (per lo meno io non la conoscevo)…
    Insomma, non vorrei sembrare troppo cinico ma – come diceva qualcuno – il fine giustifica i mezzi: se il dito vogliamo puntare su qualcuno io lo punterei piuttosto sul quel giocatore di rugby (che a questo punto non so più come chiamare!) che si é prestato molto ben volentieri alla proposta…

  5. 5 ALBatro (de li 7 mari) giovedì, 6 settembre , 2007 alle 10:35 pm

    @Luca:

    no, secondo me non c’era proprio bisogno. Ma ovviamente i “maghi”, quei “maghi”, credono di essere onnipotenti.

    @Simone:
    se se ne parla, se ne scrive, ma per dire che sono quello che sono, non voglio riscrivere parole forti che il cuore mi detta, ma poi non si compra niente, non credo che sia un gran risultato.
    Mettendola in soldoni, sono soldi persi. Se andrà, è andata così.
    Se non è andata, non andrà così, behh, avrò avuto torto, non solo io.
    E l’immondo sarà ancor di più immondo.

  6. 6 Luca Taddei venerdì, 7 settembre , 2007 alle 12:41 pm

    @simone: è vero, se ne parla e già questo è sicuramente un risultato per l’azienda, però bisogna vedere alla fine i risultati di immagine nel lungo periodo, e quindi anche economici.
    Sicuramente il giocatore in questione non è un esempio per nessuno sportivo e per nessun uomo. Almeno lo spero…
    Ho naturalmente incentrato il mio discorso sull’azienda e non sul giocatore, perchè a noi interessano i risvolti comunicativi che la notizia può avere. Quindi ritengo più interessante per noi puntare il dito sull’azienda e non sulla persona, anche perchè non conosciamo i motivi della sua scelta, mentre possiamo intuire quelli dell’azienda: farsi pubblicità in maniera stravagante, che fra l’altro è una delle caratteristiche della comunicazione della Paddy Power.Il che non è che sia sbagliato di per sè, ma qui mi sembra che sia esagerato.

    L.T.

  7. 7 salpetti venerdì, 7 settembre , 2007 alle 4:20 pm

    Non immagino nemmeno quanti soldi avranno dato a questo giocatore per convincerlo a cambiare la propria idenità. Tutti questi soldi sarebbero stati spesi meglio, secondo me, con una buona ed efficace campagna di marketing. E’ proprio vero, nella pubblicità spesso non esistono l’etica e la morale, ma con tutti i soldi spesi si sarebbe potuto fare molto meglio, senza indignare nessuno e senza stravolgere la personalità di una persona. Chissà se il ritorno in termini di immagine e pubbicità sarà proporzionato ai costi (economici, etici, morali, di dignità, …).

    ps. sono tornato…

    salpetti.wordpress.com

  8. 8 Luca Taddei sabato, 8 settembre , 2007 alle 1:08 pm

    @salpetti: sono perfettamente in linea con il tuo commento!
    Bentornato!

    L.T.

  9. 9 Tanner venerdì, 27 novembre , 2009 alle 2:51 pm

    non ricordo la cifra esattamente, ma è stata molto elevata. in ongi caso una parte (minima) è andata al giocatore, il resto…molto più del 70% è servita a finanziare la federazione tongana di rugby per partecipare allo scorso mondiale di Francia 2007.

    potremmo dire che sia “quasi” a fin di bene.

    quasi!

  10. 10 Luca Taddei domenica, 6 dicembre , 2009 alle 11:38 pm

    Ciao Tanner,
    esatto. Alla fine non tutto il male vien per nuocere, anche se i dubbi contenuti in quel “quasi” sono molti, forse troppi.

    L.T.


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