la comunicazione del lampredotto

lampredotto.jpg

“Dimmi quel che mangi, ti dirò chi sei.” ( Anthelme Brillat-Savarin, Fisiologia del gusto )

A seguito della mezza idea ( “magari ne farò un post su ilcomunicatore” ) espressa qualche giorno fa su Webgol propongo alcune riflessioni sullo stile comunicativo del lampredotto.

Commentai il post di Antonio Sofi asserendo di aver sempre osservato con curiosità i chioschi del lampredotto e di trovare in essi uno stile comunicativo tutto particolare. E il buon Sofi rispondeva: ” la comunicazione del lampredotto mi mancava. Vedremo che tiri fuori.🙂 “.

Vediamo che tiro fuori.

Il lampredotto è un cibo tipico che si trova solo a Firenze e si presenta anche come uno degli elementi costitutivi della fiorentinità, sia come identità culturale sia come tradizione. Il suo carattere tradizionale è espresso alla perfezione anche dall’ambiente del suo consumo: il chiosco tipico, che al di là delle piccole differenze, è ben identificabile e ha caratteristiche standard. Per capirne di più vi invito a leggere e a vedere le bellissime immagini del post di S-Punti di Vista.

Dunque il prodotto ha le caratteristiche dell’unicità e della differenziazione, inoltre, dato il forte legame con un territorio e con una identità culturale, assume la valenza di un bene simbolico. Il lampredotto contiene in sè il valore della tradizione, elemento di notevole capacità comunicativa nel mercato contemporaneo e spesso sinonimo di salute e genuinità, ed è accompagnato da un’ambientazione ( il chiosco ) con caratteristiche tali da poter creare un’atmosfera, che lo circonda e che rende il suo consumo un’esperienza unica ed irripetibile. Tale atmosfera è, oltretutto, parzialmente riproducibile ricostruendo l’ambientazione.

Il lampredotto ha una forte valenza comunicativa e il chiosco ha uno stile comunicativo inconfondibile. Questo prodotto ha forse qualcosa da invidiare alla pizza o al cappuccino in quanto a potenzialità comunicative o come risorsa simbolica? Credo di no.

Eppure la potenza comunicativa, culturale- identitaria ed economica, della pizza e del cappuccino sono universalmente riconosciute e hanno dato vita a valorizzazioni straordinarie in campo internazionale, penso a Pizza Hut e a Starbucks.

Il lampredotto, in parte, ha caratteristiche simili, ha il quid pluris comunicativo, come molti altri prodotti italiani lo avrebbero. Ma forse nessuno ne è consapevole.

L.T.

9 Responses to “la comunicazione del lampredotto”


  1. 1 simone venerdì, 15 giugno , 2007 alle 12:37 pm

    Di fronte al lampredotto ho sempre avuto un atteggiameno “ambivalente”: da una parte lo riconosco come parte importante della nostra identità fiorentina am dall’ altra..non riesco proprio a mangiarlo mi fa senso!
    Credo sia questo – parlo quindi del gusto e soprattutto della sua origine!- il limite del prodotto..che pure come dice Luca a livello culturale e comunicativo ha molte ed inesplorate potenzialità!

  2. 2 sestosguardo sabato, 16 giugno , 2007 alle 8:46 am

    Concordo pienamente con Simone….Pensate al classico “vieni ti offro un caffè” oppure “stasera andiamo tutti a farci una pizza” difficilmente qualcuno vi dirà di no….ma il lampredotto fa senso!!! Il limite del lampredotto sta nel prodotto in sè: non unisce, ma divide! Non credo che uno debba stare a perderci tanto tempo dietro alla comunicazione…voglio dire, se fa senso fa senso…e d’altra parte non gli si può dire agli americani (per ritornare agli esempi pizza hut e strabucks) di delocalizzarlo….loro lo affogherebbero in quella merda rossa! (non sono volgare, è una citazione, se non la capite allora sono volgare). Sciao!!!😀
    ps grande Luca, il post sulla comunicazione del lampredotto credo che sia unico al mondo!😀

  3. 3 L.T. sabato, 16 giugno , 2007 alle 4:08 pm

    Credo che ogni prodotto, come ogni cosa, abbia dei limiti e allo stesso modo delle potenzialità. Basta solo puntare sulle potenzialità per valorizzarlo e renderlo vincente sul mercato. Non pensavo a una sua potenziale delocalizzazione, anche se in S-Punti di Vista si accennava a siti giapponesi di fans del lampredotto. Qualcuno potrebbe pensarci. Siamo sicuri che non ci si debba perdere tanto tempo nel progettare una comunicazione di qualcosa che potrebbe funzionare, quando anche la pizza di Pizza Hut o il caffè di Starbucks fondano il loro successo prevalentemente sulla comunicazione, dal momento che i loro prodotti difficilmente hanno a che vedere con la pizza e il caffè che siamo abituati a consumare qui in Italia?
    Grazie aLe, cerco solo di aprire la mente e guardare alle cose con un occhio diverso, sennò si finisce a parlare sempre delle stesse cose!

  4. 4 Alessia sabato, 16 giugno , 2007 alle 7:04 pm

    @Luca: complimenti per l’originalità del post, ma soprattutto per come hai argomentato e giustificato “la comunicazione del lampredotto”, sui cui punti non trovo niente da ridire, anzi, sarebbe interessante ampliare il discorso.

    @Ale & Simo: Anche a me come a voi il lampredotto faceva senso! Era l’unico cibo, per me che sarei capace di mangiare e sperimentare di tutto, che non riuscivo proprio a mandar giù. Poi un bel giorno, tre anni fa, un amico mi ha aiutato a mangiarlo e vi dico che alla fine, non solo non fa senso, ma è anche buono! Certo, bisogna trovare chi lo sa cucinare alla perfezione, eliminando odori e sapori sgradevoli, ma vi assicuro che vi farà sentir ancor più “fiorentini”!

  5. 5 michele lunedì, 18 giugno , 2007 alle 11:50 am

    Ne hai tirato fuori un gran bel post! Complimenti!😀

  6. 7 swing martedì, 19 giugno , 2007 alle 12:13 pm

    interessante e per nulla banale🙂 complimenti!!! ciao luca!

  7. 8 veronica martedì, 19 giugno , 2007 alle 8:40 pm

    ma dove siamo, alla prova del cuoco?Sarebbe interessante sentire Mengacci, quello della prova del villaggio!!:-):-) Post interessante. Che dire, mi riprometto di saggiare il lampredotto.


  1. 1 La morte annunciata di un panino « ComuniKaFood Trackback su lunedì, 2 agosto , 2010 alle 5:37 pm

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