Archivio per giugno 2007

la comunicazione in passerella

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“Per quanto riguarda le mode, le persone ragionevoli devono cambiare per ultime, ma non devono farsi aspettare.” ( Charles Louis de Secondat, barone di Montesquieu, Cahiers )

Lo scorso 23 Giugno si è conclusa a Firenze la 72esima edizione di Pitti Uomo.

Espositori, buyers, visitatori, personaggi famosi, modelle, modelli, giornalisti, hanno invaso le mura della Fortezza da Basso, storico complesso che per tradizione ospita la kermesse, facendo di Firenze il luogo adibito a raccontare tendenze e mood della moda maschile per la Primavera – Estate 2008.

Quest’ anno, per motivi di lavoro, ho osservato da vicino lo svolgersi dell’ evento, in tutti e quattro i suoi giorni di vita: parlando con i professionisti, visitando gli stand, sfogliando le riviste del settore ma anche solo guardandomi attorno ho potuto toccare con mano il valore che la risorsa comunicazione riveste nell’ ambiente moda.

Potrei e mi piacerebbe a tal proposito disquisire attorno al potere della marca, valori simbolici e marketing esperenziale (sono i miei argomenti preferiti!) ma per evitare di finire nel Guinness dei Primati con il post “più lungo e noioso della blogostoria” mi limiterò a far luce su un “sodalizio” di cui prima sapevo poco o nulla: Moda ed Internet.

Abbandonati definitivamente gli obsoleti siti-vetrina, gli stilisti stanno imparando a maneggiare la Rete in modo strategico: Giorgio Armani ad esempio presenta sul Web le sue sfilate e sempre sul Web Emporio Armani, ma anche Prada e Cavalli, propongono saldi esclusivi.

Second Life, la celebre comunità virtuale fondata nel 2003 dalla società di San Francisco Linden Lab, vanta trai suoi ospiti Maison del calibro di Dior e Calvin Klein: Second Life attrae per la possibilità che offre di individuare nuovi mercati e clienti , comunicando con quella generazione di persone che ama la libertà, la velocità e la virtualità della Rete.

Una tendenza interessante riguarda poi la diffusione in Rete di blog nati per seguire e raccontare l’ evoluzione di gusti e tendenze: tali siti hanno raggiunto un successo così ampio ed una tale credibilità che non da pochi sono giudicati pronti per sostituire i giornali di moda.

Gli esempi sono tanti: c’ è l’ adolescente Teresa con fashionorgasm.blogspot.com o la londinese Coco che su cocosteaparty.blogspot.com organizza vere e proprie tavole rotonde di moda; 150.000 sono poi gli utenti che ogni mese visitano manchic.com e molto amato è anche stylebubble.typepad.com.

Ed anche nel nostro BlogLab abbiamo la nostra buona rappresentanza di blog dedicati alla moda come Vanity06 e altri. Chissà che non facciano tendenza anche i nostri…

YouTube è invece il canale attorno a cui sembrano ruotare i progetti di comunicazione per l’ immediato futuro.

Un futuro imprevedibile ma capace di entusiasmare per la ricchezza dei mezzi e canali con cui comunicare. Un futuro all’ insegna della multimedialità. Un futuro nel quale ci sarà posto per la carta stampata?

SimoDG

qualche parola sulla TV della Libertà

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“La politica è la dottrina del possibile”. (Otto Von Bismarck, “Colloquio con un redattore della Gazzetta di San Pietroburgo”, 11 Agosto 1867)

Qualche giorno fa, qualche post fa, qualche commento fa avevo detto che ilcomunicatore si sarebbe occupato della TV della Libertà. Avevo anche detto che avrei scritto qualche parola solo dopo aver visto questa nuova televisione, dopo aver lasciato trascorrere alcuni giorni di trasmissione, giusto il tempo di farmi un’idea.

La TV della Libertà è sicuramente un progetto di comunicazione politica innovativo nel panorama italiano.

La comunicazione politica incontra sempre la comunicazione televisiva, ma la realizzazione di un vero e proprio canale politico non è frequente e per come si sta configurando la TV della Libertà è sicuramente un unicum.

i Democratici di Sinistra lanciarono lo scorso anno la loro web TV, la prima web TV di partito in Italia, ma al momento questa iniziativa non sembra aver assunto una qualche importanza all’interno della comunicazione politica del centrosinistra.

Il progetto della TV della Libertà è più ampio dal momento che è visibile non solo sul Web, ma anche su Sky e su 17 emittenti tv regionali, quindi gode di maggiori possibilità di visibilità. Ma soprattutto è portato avanti da un grande professionista della comunicazione televisiva italiana, Giorgio Medail.

Seguendo l’inizio di questo nuovo progetto di comunicazione politica, è interessante sottolineare, al di là dei problemi e delle incertezze iniziali, alcune idee che possano essere comunicativamente vincenti.

L’idea portante è quella di una tv fatta dalla gente per la gente, che mira a coinvolgere e dare voce a un’Italia che c’è ma che sente di non avere spazio di rappresentazione e di valorizzazione. Quest’idea, mutatis mutandis, stava dietro anche alla televisione privata realizzata da Silvio Berlusconi, un’idea dimostratasi vincente.

Altra idea vincente potrebbe essere quella di aver fatto una scelta di identità ben definita che si richiama a Berlusconi e che fa riferimento alla comunicazione di Forza Italia: l’utilizzo dell’azzurro, del tricolore, la centralità della parola Libertà e nella fiaccola della Statua della Libertà anche un certo richiamo alla vicinanza con l’immaginario americano.

Ancora però non mi sento di valutare la portata e l’efficacia del progetto, è necessario continuare a seguirlo. Di una cosa però sono convinto: in comunicazione ed in politica non bisogna mai fare lo sbaglio di sottovalutare niente e nessuno.

L.T.

Tania ha perso

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“A proposito di politica… ci sarebbe qualcosa da mangiare?” ( Totò )

Vi ricordate di Tania Derveaux, certo che ve ne ricordate: la bella candidata belga che aveva promesso 4o mila rapporti orali in cambio del voto.

Tania ha straperso la sua battaglia elettorale: il suo movimento, il NEE, raccoglie per il Senato un misero 0,18%. Ne parla anche SPINdoc, un nuovo blog sulla comunicazione politica.

Avevo parlato, nel precedente post sull’argomento, di comunicazione politica dissacrante e mi ero fatto delle domande. Ora ho anche delle risposte, perchè in politica alla fine sono i numeri che contano.

Gli elettori belga non hanno ripagato minimamente questa strategia di dissacrazione della politica, Tania non è riuscita a intercettare il malcontento di nessuno.

Riflettendo sul risultato, possiamo dedurre che l’utilizzo della risorsa simbolica sessuale è inutilizzabile nell’agone politico-mediatico, la costruzione di campagne elettorali fondate sulla dissacrazione e la trasgressione è controproducente ed una comunicazione politica completamente avulsa dall’informazione e dalla sensibilizzazione su temi politici è una comunicazione politica perdente.

Certo non possiamo generalizzare da un singolo caso, da un singolo risultato, ma non mi sentirei di consigliare a nessuno di adottare una strategia comunicativa simile per vincere le elezioni.

E sicuramente punterei su una comunicazione politica seria, sui valori e sul programma. I cittadini, nella politica, cercano ancora serietà e valori.

Comunque Tania, sul sito del NEE, continua con la sua strategia comunicativa dissacrante e propone addirittura un film dal titolo che è tutto un programma, non molto politico, IP Intellectual Porn . Contenta lei.

L.T.

la comunicazione del lampredotto

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“Dimmi quel che mangi, ti dirò chi sei.” ( Anthelme Brillat-Savarin, Fisiologia del gusto )

A seguito della mezza idea ( “magari ne farò un post su ilcomunicatore” ) espressa qualche giorno fa su Webgol propongo alcune riflessioni sullo stile comunicativo del lampredotto.

Commentai il post di Antonio Sofi asserendo di aver sempre osservato con curiosità i chioschi del lampredotto e di trovare in essi uno stile comunicativo tutto particolare. E il buon Sofi rispondeva: ” la comunicazione del lampredotto mi mancava. Vedremo che tiri fuori. 🙂 “.

Vediamo che tiro fuori.

Il lampredotto è un cibo tipico che si trova solo a Firenze e si presenta anche come uno degli elementi costitutivi della fiorentinità, sia come identità culturale sia come tradizione. Il suo carattere tradizionale è espresso alla perfezione anche dall’ambiente del suo consumo: il chiosco tipico, che al di là delle piccole differenze, è ben identificabile e ha caratteristiche standard. Per capirne di più vi invito a leggere e a vedere le bellissime immagini del post di S-Punti di Vista.

Dunque il prodotto ha le caratteristiche dell’unicità e della differenziazione, inoltre, dato il forte legame con un territorio e con una identità culturale, assume la valenza di un bene simbolico. Il lampredotto contiene in sè il valore della tradizione, elemento di notevole capacità comunicativa nel mercato contemporaneo e spesso sinonimo di salute e genuinità, ed è accompagnato da un’ambientazione ( il chiosco ) con caratteristiche tali da poter creare un’atmosfera, che lo circonda e che rende il suo consumo un’esperienza unica ed irripetibile. Tale atmosfera è, oltretutto, parzialmente riproducibile ricostruendo l’ambientazione.

Il lampredotto ha una forte valenza comunicativa e il chiosco ha uno stile comunicativo inconfondibile. Questo prodotto ha forse qualcosa da invidiare alla pizza o al cappuccino in quanto a potenzialità comunicative o come risorsa simbolica? Credo di no.

Eppure la potenza comunicativa, culturale- identitaria ed economica, della pizza e del cappuccino sono universalmente riconosciute e hanno dato vita a valorizzazioni straordinarie in campo internazionale, penso a Pizza Hut e a Starbucks.

Il lampredotto, in parte, ha caratteristiche simili, ha il quid pluris comunicativo, come molti altri prodotti italiani lo avrebbero. Ma forse nessuno ne è consapevole.

L.T.

giornalisti a confronto

“Un buon giornale è una nazione che parla a se stessa.” ( Arthur Miller, Oberver 26 Novembre 1961 )

Nelle ultime settimane ho avuto la fortuna ed il piacere di conoscere nomi importanti del giornalismo italiano.

Lo scorso fine mese Piero Ostellino ha fatto visita a noi studenti del Corso di Laurea Magistrale in “Comunicazione strategica” (Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, Firenze) in occasione dell’ ultimo incontro del ciclo Nuove Frontiere del Giornalismo.
Lo scorso weekend, alla Summer School della Scuola Fiorentina di Comunicazione che si tiene a Chianciano Terme in questi giorni, invece è stata la volta di Lanfranco Pace, l’ autore de “Il punto” ad Otto e mezzo, e di Maurizio Naldini, inviato speciale de “La Nazione”.

Quella del giornalismo è una delle anime della comunicazione che di recente – ed il merito va agli ottimi insegnanti incontrati – ho imparato a conoscere, frequentare e rispettare.
Rispettare per il ruolo prezioso che riveste nelle società moderne e per le difficoltà che incontra nell’ essere giornalista chi tale professione sposa con coscienza e responsabilità.

Per questo sono rimasto molto colpito da alcune rivelazioni e da alcune considerazioni – che ora voglio condividere con voi – emerse durante gli incontri e i dibattiti animati da tali importanti professionisti: rivelazioni e considerazioni che gettano alcune ombre sul giornalismo italiano.
Come noterete buona parte delle riflessioni riguarda il rapporto tra giornalismo e politica.

“I giornali italiani hanno un legame inscindibile con la politica. E sapete perché? Perché non sono economicamente autonomi. I giornali sono prima di tutto delle industrie: guadagnano nel momento in cui vendono e vendono se scrivono buoni articoli e con un linguaggio comprensibile.
[…] Una delle cose più divertenti che c’ è a Montecitorio sono le facce dei molti giornalisti che si inorgogliscono se il potentato di turno arriva e li prende sotto braccio. Ma queste cose accadono solo in Italia: al giornalista del Washington Post non gliene frega niente di andare a d inciuciare con il Senatore.”
Lanfranco Pace

“Sapete cosa spesso succede nelle redazioni? Accade un fatto: si pensa al titolo da dare al pezzo, si stabilisce l’ interpretazione con cui impostare il pezzo e solo dopo viene mandato il giornalista a vedere cosa è effettivamente accaduto.”
Piero Ostellino

“Ho passato la mia carriera come inviato, sempre in prima linea. Ogni giorno inviavo il mio pezzo in cui raccontavo ciò che avevo visto ma non avevo la certezza che quel pezzo sarebbe stato pubblicato così come da me scritto.”
Maurizio Naldini

“Volete fare i giornalisti? Andate all’ estero.”
Lanfranco Pace

SimoDG

formando si comunica

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“Quelli che s’innamoran di pratica sanza scienza, son come ‘l nocchiere, ch’entra in navilio sanza timone o bussola, che mai ha certezza dove si vada.” ( Leonardo da Vinci, Scritti letterari )

Prendo spunto dal post “Quale futuro per la comunicazione d’impresa?” di Maurizio Goetz sul Blog dell’ Art Directors Club Italiano, in cui si parla di formazione nelle scuole di comunicazione per preparare i professionisti del domani.

Ho trovato i consigli e le considerazioni di Maurizio Goetz molto illuminati. Per prima cosa perchè riconosce il valore della formazione nella costruzione del futuro della comunicazione, in generale ed in particolare per la comunicazione d’impresa, e per seconda perchè il suo discorso è uno dei pochi che circolano in Italia sui Corsi di Scienze della Comunicazione che non sia la solita sterile polemica sull’inefficienza e sui problemi del nostro sistema universitario e in generale formativo.

Ritengo che Maurizio Goetz abbia toccato alcuni punti centrali che potrebbero dimostrarsi la bussola o il timone per affrontare il miglioramento e la valorizzazione dell’offerta formativa nel campo della comunicazione in vista del mondo del lavoro:

1- raccordo fra università e mondo del lavoro: professori con una grande esperienza sul campo oltre che una solida preparazione teorica; collaborazione vera fra scuole di comunicazione, università, agenzie di comunicazione e imprese.

2- solida teoria, solida pratica: sviluppare la cultura del progetto, moltiplicando i laboratori; più collaborazioni con le aziende; un approccio d’insegnamento più operativo.

3- molta volontà: più incontri faccia a faccia fra professionisti e studenti sui temi più attuali del marketing e della comunicazione; voglia di fare e mettere in piedi attività non necessariamente difficili o costose da organizzare.

4- nuovi strumenti di lavoro: sperimentare nuovi linguaggi ed imparare a codificare i segnali deboli per le tendenze del futuro.

Credo che sia compito sia dei docenti sia degli studenti attivare le proprie professionalità e capacità e la propria creatività per costruire il futuro della comunicazione in Italia e credo anche che si dovrebbe puntare sempre di più a rendere il panorama della comunicazione italiana plurale e multiforme, diffuso su tutto il territorio nazionale, con molte eccellenze e non poche, per realizzare maggiori possibilità di lavoro e di sviluppo del settore.

La questione centrale è comunque che il campo della comunicazione ed il comunicare è estremamente difficile, per questo ci vuole un grande impegno ed una solida e costante preparazione. Già se incominciassimo tutti a condividere questo, sarebbe un buon punto di partenza.

L.T.

fenomeni in rete

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“Create miti su voi stessi, anche gli dei hanno cominciato così” (Stanislaw J. Lec)

Il web ha incoronato la sua nuova reginetta.

Paris Hilton?..roba vecchia! Nicole Richie?..no, più bella! Lindsay Lohan..macché!

La nuova star della Rete – il cui bel viso compare su oltre 150.000 pagine web (verificate voi stessi con Google) – è la giovane atleta Allison Stokke.

Allison è una ragazza californiana che nel 2004 conquista il campionato statale di salto con l’asta, migliora poi per cinque volte il record nazionale e vince una borsa di studio per l’Università della California.

La sua carriera prende un svolta inaspettata (quanto sgradita) per qualcosa che va oltre i meriti sportivi: una foto – che la ritrae aggiustarsi i capelli durante un meeting a New York – finisce per caso in un blog di appassionati di football americano mentre un video di tre minuti – con lei che seduta di fronte a una parete commenta le sue performance dopo una gara – viene inserito su You Tube: ebbene il filmato viene visto la bellezza di 150.000 volte!

Allison diventa oggetto di un’ attenzione morbosa: fioriscono a macchia di olio i siti non autorizzati dove i fan, oltre ad ammirare le foto della ragazza, raccontano le proprie fantasie sessuali.

Oggi Allison non esce più da casa sola, non risponde al telefono ed il padre sta tentando (pare con estrema difficoltà) di bloccare il tutto per via legale.

Il caso è finito sul Washington Post che ne ha preso lo spunto per riflettere su come la Rete possa seriamente compromettere la propria privacy individuale.

Ora – e perdonate l’ ironia! – io capisco anche che la ragazza è molto brava nel maneggiare l’ asta…

…ma tutta questa attenzione mi sembra eccessiva!

SimoDG


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