scuola italiana: bocciata in comunicazione

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L’educazione è il pane dell’anima.” ( Giuseppe Mazzini, Dei doveri dell’uomo )

Si parla tanto di scuola sulla carta stampata e in televisione. Si parla principalmente del bullismo che la affligge e della pedofilia nelle aule scolastiche: sono questi i temi preferiti dai media italiani in questi ultimi mesi. Tornando un po’ indietro nel tempo si è parlato di scuola per le sue carenze, per la perdita di autorità e di prestigio degli insegnanti, oppure della ormai scarsa qualità didattica della scuola italiana e dei continui tagli dei vari governi che si sono succeduti, delle riforme mancate e delle riforme sbagliate.

Allargando il discorso all’Università si è parlato anche qui di tagli dei governi e di sprechi, di scarsa qualità e di bassa competitività rispetto alle Università degli altri Paesi, di distacco tra il mondo della formazione universitaria e mondo del lavoro, di riforme mancate e di riforme sbagliate, di baroni e di fannulloni.

Insomma di scuola si è parlato tanto, sì tanto male. Sicuramente i problemi esistono e i media fanno bene a parlarne, è il loro lavoro e il loro compito. Non voglio entrare nel merito di tutti questi problemi, non è questo il mio interesse e l’opera si presenterebbe troppo ardua per chiunque.

Il mio interesse è la comunicazione e il mio punto di vista è quello comunicativo.

Da questo punto di vista, l’immagine che risulta della scuola dalla trattazione dei media in questi ultimi anni è fortemente negativa e, nei fatti, dobbiamo riconoscere una notevole perdita di credibilità e una forte dose di discredito sulla scuola e sui docenti. Faccio soltanto un esempio: per il pubblico dei media ormai è molto facile pensare che un docente di una scuola materna di un piccolo paese della provincia italiana possa essere un pedofilo. Dov’è finita la credibilità del ruolo?

Abbiamo detto che non ci interessa come stiano veramente i fatti, anche perché al momento non lo sa nessuno. Ci interessano i risvolti comunicativi che una situazione del genere provoca: la perdita di credibilità e il discredito su un settore centrale nello sviluppo di una società.

Detto questo è utile quindi sottolineare un altro problema oltre a quelli soltanto citati ma non meno grave degli altri: l’incapacità di comunicare da parte della scuola, la mancanza di una efficiente ed efficace comunicazione pubblica nel settore scolastico, sia a livello centrale, il Ministero della Pubblica Istruzione ( non basta un sito ben fatto ) , sia a livello periferico ( le singole scuole o plessi scolastici ). Soltanto risolvendo questo problema si potrà, ricostruendo la fiducia intorno alle istituzioni scolastiche e creando un clima di relazione con le famiglie e la società civile, iniziare a risolvere anche gli altri.

L.T.

7 Responses to “scuola italiana: bocciata in comunicazione”


  1. 1 simone lunedì, 14 maggio , 2007 alle 6:02 pm

    Come disse qualcuno: “un ponte che crolla fa più notizia di cento costruiti”.
    E’ inevitabile che i media raccontino del sistema- scuola solo ciò che và male, ciò che non funziona, ciò che non soddisfa..é inevitabile perché questo é ciò che colpisce i lettori, ciò che fa notizia, ciò che crea dibattito.
    Ma la Scuola italiana é qualcosa che và ben oltre Rignano Flaminio o il bullismo, é fatta anche di casi virtuosi e di casi di eccellenza: e la comunicazione é una risorsa che se fatta e pensata in modo strategico é in grado di far luce su quanto di bello e di buono ancora esiste (perché esiste) tra le aule del BelPaese.

  2. 2 Vannutella martedì, 15 maggio , 2007 alle 2:30 pm

    è verissima questa cosa, però devo dire anche una cosa a nostro favore, che le nostre scuole sono comunque ad alti livelli rispetto a quelle americane, anche se più andiamo avanti più l’ignoranza aumenta
    Giovanna

  3. 3 Sara martedì, 15 maggio , 2007 alle 7:44 pm

    Parole sante!!chi meglio di noi può parlarne, visto che nella scuola ci siamo dentro da tempo.Proprio noi studenti dovremmo essere consultati per apportare miglioramenti al sistema..Anch’io credo che Rignano flaminio sia un caso isolato, e anzi, lo spero vivamente..troppo spesso però ci sono notizie che fanno emergere un’immagine non proprio rosea della scuola italiana..cose positive ci saranno di sicuro al di là del singolo corso o del singolo professore che è capace di comunicare coi suoi studenti..ora ci penso un pò..😉

  4. 4 manuel mercoledì, 16 maggio , 2007 alle 12:55 pm

    e bravo il nostro comunicatore,troppo facile parlare così dopo un esame in comunicazione pubblica.
    molto interessante, scrivi, scrivi perchè scripta manent verba volant.

  5. 5 Camelot Destra Ideale mercoledì, 16 maggio , 2007 alle 3:01 pm

    Io, invece, guardo il problema sotto un altro profilo, e mi viene in mente che il problema dei problemi sia all’interno delle famiglie: che oramai sembrano aver abdicato rispetto al loro ruolo di educatori..ed è troppo comodo addossare alla scuola, ogni problema formativo delle giovani leve…i giovani, li educa la famiglia innanzitutto..

  6. 6 dana06 mercoledì, 16 maggio , 2007 alle 3:39 pm

    Il post tocca vari argomenti: riguardo al caso di Rignano io sono innocentista soprattutto dopo aver visto la puntata di Matrix e le dichiarazioni di quella povera maestrina, credo che se fosse una pedofila veramente siamo in presenza di un caso di personalità multipla che ispirerebbe Hitchcock dalla tomba… Comunque, giudicherà chi di dovere… Riguardo alla scuola Italiana e al suo valore per me che ho fatto la maturità classica l’anno della riforma in cui prevista commissione esterna e tutte le materie, veder che pian piano si trasformano gli esami in formalità, si riducono i programmi e si eliminano materie caratterizzanti la nostra cultura, lascia solo pensare che il primato che avevamo nei confronti delle altre nazioni andrà a farsi benedire…
    A proposito, non mi far riprender in mano IL Castiglioni-Mariotti, le mie reminescenze di latino si stanno offuscando tra feed e html e template e track-back….che vuol dire il sottotitolo? Ciao😉

  7. 7 Paolo domenica, 17 agosto , 2008 alle 11:49 am

    Le verità sulla Fondazione Mondo Digitale.

    Vorrei mettervi in guardia verso le cosiddette aziende “no-profit”
    organismi che dovrebbero essere di esempio nel perseguire obiettivi
    sociali e attuare sin dal loro interno politiche rivolte
    all’occupazione e lontane assolutamente da logiche di profitto.
    In realtà, molto spesso, si tratta di aziende parassitarie che
    succhiano soldi dalla pubblica amministrazione per destinarli solo in
    minima parte ad iniziative di cui si dichiarano promotrici. La maggior
    parte del denaro pubblico viene speso per alimentare gli stipendi dei
    dirigenti che arrivano a guadagnare 100.000 euro all’anno.
    Vorrei parlarvi nello specifico della Fondazione Mondo Digitale
    finanziata dal Comune di Roma che dovrebbe perseguire obiettivi legati
    alla diffusione delle tecnologie digitali nelle scuole di Roma.
    La Fondazione Mondo Digitale già dal suo interno attua politiche ben
    lontane dal “no-profit”. La dirigente guadagna la modica cifra di
    8.000 euro al mese! che in un anno diventano 100.000 euro!! il secondo
    dirigente compagno della direttrice (anche qui ci sarrebbe da
    discutere) altri 100.000 euro!
    L’azienda inoltre ha utilizzato nel corso della sua attività
    soprattutto lavoratori precari che venivano sfruttati nella
    preparazione di eventi e poi puntualmente licenziati.
    E’ in corso un’indagine dell’INPS volta a verificare la correttezza
    dei contratti a progetto firmati con innumerevoli persone che
    svolgevano invece lavori da dipendente.
    La Fondazione Mondo Digitale si è fatta promotrice dell’iniziativa
    promossa dal Comune di Roma: “Donne e Nuove Tecnologie” che mira a
    aiutare le donne a conciliare il lavoro con la famiglia e costruirsi
    un’occupazione solida ed emancipata. Si tratta del tipico caso di chi
    predica bene e razzola male: la maggior parte delle donne che sono
    passate per la fondazione mondo digitale sono state assunte a
    progetto, utilizzate a tempo pieno, e poi licenziate all’esatta
    scadenza del contratto. All’esatta scadenza perché veniva mantenuta
    viva, in loro, la speranza di una assunzione che non arrivava mai. In
    questo modo si otteneva il massimo dal lavoratore, pagando il minimo
    (poco più di 800 euro al mese).
    Adesso che sapete la verità vi pregherei voi forze oneste della scuola
    (presidi, professori, docenti e alunni) di stare lontano da queste
    persone che non ammirano i vostri sforzi, i vostri progetti, le vostre
    iniziative, ma solo il gusto del denaro e del profitto.
    Rispondi citando


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