Archivio per maggio 2007

cronaca diretta di una due-giorni indimenticabile

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“Se la Stampa non esistesse, bisognerebbe non inventarla; ma ormai c’è, e noi ne viviamo.” (Honoré de Balzac, Le illusioni perdute)

Non capita spesso di trovarsi di fronte ai grandi esponenti dell’editoria, della politica e delle istituzioni contemporaneamente. Tantomeno può capitare di essere seduto appena dietro Andreotti, scambiare due parole con Mentana, pranzare insieme a Severgnini o farsi una foto con John Elkan.

Tutto ciò è stato reso possibile dall’Osservatorio Permanente Giovani-Editori, che ha tenuto la quinta edizione di “Crescere tra le righe”, il 25 e 26 Maggio scorsi, presso il Borgo La Bagnaia (Siena).Due giorni intensissimi di incontri e dibattiti tra 150 giovani delle scuole medie superiori e i professionisti del giornalismo e della politica.

La mia presenza a tale manifestazione – come rappresentante dell’Università di Firenze, insieme ad altre otto mie colleghe – mi ha permesso di conoscere più da vicino molti personaggi fino ad allora visti solo in televisione, farmi un’idea di come sono dal vivo, scambiare con loro alcune opinioni, chiedere la chiarificazione di alcuni dubbi e porre loro le stesse domande che di solito vengono fatte ai professori in aula.

L’impressione è stata di una generale simpatia e disponibilità al dialogo e di una vicinanza a noi giovani che nessuno di noi immaginava. Gli argomenti affrontati, tutti riguardanti il tema della Comunicazione, hanno affrontato in modo particolare la questione del rapporto tra i quotidiani e i giovani lettori. Ancora una volta gli studenti hanno puntualizzato il fatto che i giornali si occupano troppo di politica e che ciò non fa che contribuire – insieme ad un linguaggio spesso troppo elaborato – a tenerli lontani da quelli che rappresentano invece per loro strumenti di crescita e approfondimento.

I ragazzi hanno rifiutato la definizione di “generazione peluche” attribuita loro da alcuni studiosi, mentre si sono dichiarati interessati ai quotidiani, alla lettura e all’approfondimento degli argomenti d’attualità. C’è una richiesta di serietà, la necessità di essere trattati da adulti, con le stesse esigenze di quest’ultimi per quanto riguarda i contenuti degli strumenti di conoscenza.

Gli editori, dal canto loro, si sono detti d’accordo con i ragazzi, ammettendo anche di temere un po’ il futuro che si prospetta per la carta stampata.Infatti un altro degli argomenti affrontati è stato quello di Internet e dei nuovi Media, ed in particolare: interattività. Come tutti sanno, i giovani oggi navigano molte ore al giorno e trovano sul web tutte quelle informazioni che il quotidiano non può fornire in tempo reale. Inoltre il discorso della gratuità, lo stesso che vale anche per la free press, contribuisce notevolmente a far sì che i giovani preferiscano Internet o i giornali gratuiti al quotidiano. Anche per un discorso di semplicità del linguaggio e di rapidità nella fruizione dei contenuti.

I dibattiti sono stati molto utili per favorire un confronto diretto tra chi fa comunicazione e chi ne usufruisce e per capire che spesso la percezione che gli editori, i giornalisti o le istituzioni hanno dei giovani non corrisponde alla realtà e che questi ultimi chiedono molto di più di quanto venga spesso dato loro.

I ragazzi vogliono essere trattati da adulti, si aspettano trasparenza e credibilità da chi fornisce le notizie, perché si ritengono perfettamente in grado di andare a fondo negli argomenti e documentarsi, tramite Internet, nel caso in cui ritengano che non sia stato loro detto il vero.

Dal canto loro i giornalisti, gli editori e i politici presenti al Convegno hanno dimostrato grande stima e apprezzamento per tutti i giovani. Si sono messi in discussione ogni qual volta una domanda “scomoda” ne ha mostrato la necessità e hanno cercato di fugare i mille dubbi e le mille richieste dei ragazzi ansiosi di sapere.

Erano tante le mani alzate alla fine di ogni intervento e ciò che è dispiaciuto di più è che non ci sia stato abbastanza tempo per tutti.Il bilancio finale è più che positivo, per un’esperienza unica e indimenticabile, che semplicemente andrebbe ripetuta più spesso.

Alessia

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Absolut changes

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“In coscienza, non so dire se la situazione sarà migliore quando cambierà; posso dire che deve cambiare se si vuole che diventi migliore.” ( Georg Lichtenberg, Osservazioni e pensieri )

Tra qualche settimana Absolut Vodka lancerà una campagna di comunicazione rinnovata nel suo concept.

Prima in Germania, poi negli Stati Uniti ed in altri 12 Paesi, stampa (fino ad oggi unico mezzo pubblicitario utilizzato) ma anche tv digitale, conosceranno le nuove immagini della campagna: immagini dove la storica bottiglia trasparente viene relegata sul bordo per lasciare spazio a rappresentazioni – spesso surreali – del mondo in cui viviamo.

La campagna prende nome di “In an ABSOLUT world” e nasce con l’ obiettivo di creare un dibattito o comunque di avere un riscontro sul cambiamento dei consumatori riguardo la visione sempre più personale del mondo.

Si tratta di un cambiamento non da poco, rischioso se pensiamo che la vecchia campagna ( in alto a sinistra la ricordiamo ) “Vodka Absolut” – ancora viva e “comunicativa” pur essendo passati quasi 30 anni – è stata determinante nel successo dell’ azienda: un’ azienda che dalla Svezia e nonostante la vodka sia da sempre considerata un prodotto russo, è riuscita in pochi anni a salire al vertice del mercato, in primis di quello statunitense.

Nell’ attesa di conoscere il riscontro del pubblico, vi mostriamo le prime immagini della campagna.

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SimoDG

il testimonial c’è ma è assente!

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“Quel canto più lodano gli uomini, che agli uditori suona intorno più nuovo.” ( Omero, Odissea, I, 351-352 )

E’ di questi giorni la notizia della fusione fra Unicredit e Capitalia che porta questo nuovo soggetto italiano a essere il secondo gruppo bancario per capitalizzazione in Europa e il sesto del mondo: è sicuramente un bel successo per Unicredit.

Ma per noi che ci interessiamo di comunicazione, Unicredit ha ottenuto anche un altro successo, un successo comunicativo per la sua capacità di innovare la possibilità di utilizzo del testimonial negli spot pubblicitari televisivi.

Nel mondo pubblicitario, già da un po’ di tempo, si parla di un uso eccessivo del testimonial, del suo uso continuo come di una sorta di panacea per la mancanza di idee e di creatività dei nostri pubblicitari.

Ma nel caso della campagna TV di Unicredit Banca Aprile 2007 , con Maria Grazia Cucinotta e Renzo Arbore che non vengono riconosciuti al contrario della dipendente di Unicredit, l’idea di vicinanza e familiarità dell’istituto bancario al cliente che rende più facile riconoscere i suoi dipendenti rispetto ai personaggi dello spettacolo, brilla per la capacità di un impiego del testimonial in una maniera del tutto nuova, ovvero il testimonial presente- assente, svisto ed ignorato.

Così quella che sembrava la solita banale pubblicità col testimonial diventa uno spot che ti sorprende e ti spiazza proprio per l’uso del testimonial, dimostrando ancora una volta la possibilità di innovare strumenti ormai logori attraverso una buona dose di creatività.

L.T.

liberi di scrivere

 

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“La cultura ha guadagnato soprattutto da quei libri con cui gli editori hanno perso.” ( Thomas Fuller, Holy State )

La Fiera del Libro di Torino (10-14 Maggio) ha acceso i riflettori sul mercato dell’ editoria italiana.

Un mercato che oltre ai Moccia e alle Melisse P. – a proposito, che fine ha fatto la bella catanese dei “Cento Colpi”? – è animato da migliaia di scrittori che stentano ad emergere e per i quali il talento e l’ ars scribendi possono non bastare.

Quello dell’ editoria è infatti un mondo affollato, i magazzini sono stracolmi, si stampano troppi libri e l’ offerta supera abbondantemente la domanda, sia reale che potenziale.

Per le piccole case editrici – e nel nostro Paese sono tante – quello della distribuzione è il problema più grave: è inutile quanto dannoso stampare metri cubi di carta che poi non si riesce a piazzare in libreria.

Finalmente qualcuno inizia a rendersene conto ed a sperimentare percorsi alternativi; alternativi non solo nel contenuto ma anche nel linguaggio, la forma, i supporti.

Internet ad esempio si sta rivelando una risorsa preziosa per chi – oltre al profitto – cerca nella scrittura un’ occasione per esprimere sé stesso, dare sfogo al talento, la creatività.

“Noi ci impegniamo a leggere qualunque scritto, entro sei mesi, ed eventualmente a pubblicarlo, stampandolo però in una tiratura minima, di poche decine di copie. Il libro viene messo in vendita direttamente in Rete o alle presentazioni o esposto in occasione delle principali fiere”: sono le parole di Antonello Cassan, un ragazzo genovese che nel 1999 ha inaugurato la sua attività editoriale con il marchio Liberodiscrivere.

In Rete, Liberodiscrivere (www.liberodiscrivere.it) riceve testi di autori non molto noti al grande pubblico; in Rete i testi vengono selezionati; in Rete vengono venduti.

Sono ormai 7- 8 mila gli iscritti a Liberodiscrivere: quanti sono i testi pubblicati? 150, ovvero circa il 2%; è una cifra molto bassa è vero ma siamo nella media nazionale.

Il progetto Liberodiscrivere svela le “capacità editoriali” della Rete: Internet sa essere un editore “democratico”, attento ed aperto ad accogliere il talento.

Siamo ancora in una fase di sperimentazione, ma guardo con curiosità e fiducia all’ avvicinarsi di questi due mondi.

SimoDG

una comunicazione politica dissacrante…

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“Bisogna aspettarsi di tutto in politica, dove tutto è permesso, fuorchè lasciarsi cogliere di sorpresa.” ( Charles Maurras, “L’action francaise” , 22 febbraio 1918 )

Il manifesto qui sopra non pubblicizza un film porno o un locale a luci rosse, è un manifesto politico.

In Belgio una candidata al Senato per le elezioni del 10 Giugno di quest’anno, Tania Derveaux, fa una promessa particolare: 40 mila rapporti orali. Non è uno scherzo, è una vera provocazione. Sul sito del NEE, il suo movimento politico, troviamo a disposizione un modulo per richiedere la prestazione sessuale e chi è sposato, è timido e le donne potranno usufruire di una “prestazione virtuale” su Second Life.

Invito a visitare il sito del NEE per capire come questo partito politico belga stia facendo campagna elettorale puntando tutta la sua strategia comunicativa elettorale sulla dissacrazione della politica, usando molto i fotomontaggi per mettere in ridicolo o ironizzare sugli avversari politici ed utilizzando soprattutto la fisicità della sua bella candidata. Infatti un altro manifesto mostra la Derveaux sempre nuda con tanto di ali da angelo e lo slogan: I want you dello Zio Sam.

Questa dissacrazione della politica sarà ripagata dagli elettori? Questa campagna elettorale intercetterà il malcontento dei cittadini del Belgio nei confronti dei propri politici trasformandolo in consenso per l’NEE? Una strategia comunicativa elettorale si valuta dagli obbiettivi raggiunti in termini di voti ottenuti.

Certo che se l’NEE e Tania Derveaux otterranno un buon risultato alle elezioni, dovremmo riflettere su molte questioni inerenti la comunicazione politica: sulla possibilità di attivare l’attenzione degli elettori utilizzando risorse simboliche, come quelle inerenti il sesso, estranee al linguaggio politico ma utilizzabili nell’agone politico-mediatico, sulla possibilità di costruire campagne elettorali fondate sulla dissacrazione e la trasgressione e al limite sulla possibilità di realizzare una comunicazione politica che sia completamente avulsa dall’informazione e dalla sensibilizzazione su temi politici. Vedremo.

L.T.

scuola italiana: bocciata in comunicazione

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L’educazione è il pane dell’anima.” ( Giuseppe Mazzini, Dei doveri dell’uomo )

Si parla tanto di scuola sulla carta stampata e in televisione. Si parla principalmente del bullismo che la affligge e della pedofilia nelle aule scolastiche: sono questi i temi preferiti dai media italiani in questi ultimi mesi. Tornando un po’ indietro nel tempo si è parlato di scuola per le sue carenze, per la perdita di autorità e di prestigio degli insegnanti, oppure della ormai scarsa qualità didattica della scuola italiana e dei continui tagli dei vari governi che si sono succeduti, delle riforme mancate e delle riforme sbagliate.

Allargando il discorso all’Università si è parlato anche qui di tagli dei governi e di sprechi, di scarsa qualità e di bassa competitività rispetto alle Università degli altri Paesi, di distacco tra il mondo della formazione universitaria e mondo del lavoro, di riforme mancate e di riforme sbagliate, di baroni e di fannulloni.

Insomma di scuola si è parlato tanto, sì tanto male. Sicuramente i problemi esistono e i media fanno bene a parlarne, è il loro lavoro e il loro compito. Non voglio entrare nel merito di tutti questi problemi, non è questo il mio interesse e l’opera si presenterebbe troppo ardua per chiunque.

Il mio interesse è la comunicazione e il mio punto di vista è quello comunicativo.

Da questo punto di vista, l’immagine che risulta della scuola dalla trattazione dei media in questi ultimi anni è fortemente negativa e, nei fatti, dobbiamo riconoscere una notevole perdita di credibilità e una forte dose di discredito sulla scuola e sui docenti. Faccio soltanto un esempio: per il pubblico dei media ormai è molto facile pensare che un docente di una scuola materna di un piccolo paese della provincia italiana possa essere un pedofilo. Dov’è finita la credibilità del ruolo?

Abbiamo detto che non ci interessa come stiano veramente i fatti, anche perché al momento non lo sa nessuno. Ci interessano i risvolti comunicativi che una situazione del genere provoca: la perdita di credibilità e il discredito su un settore centrale nello sviluppo di una società.

Detto questo è utile quindi sottolineare un altro problema oltre a quelli soltanto citati ma non meno grave degli altri: l’incapacità di comunicare da parte della scuola, la mancanza di una efficiente ed efficace comunicazione pubblica nel settore scolastico, sia a livello centrale, il Ministero della Pubblica Istruzione ( non basta un sito ben fatto ) , sia a livello periferico ( le singole scuole o plessi scolastici ). Soltanto risolvendo questo problema si potrà, ricostruendo la fiducia intorno alle istituzioni scolastiche e creando un clima di relazione con le famiglie e la società civile, iniziare a risolvere anche gli altri.

L.T.

il museo delle email

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“il ricordo è un modo d’incontrarsi” (Kahlil Gibran)

Ho il piacere di esordire parlando di un’ iniziativa curiosa ma che se ben organizzata – visti i soggetti promotori mi aspetto che lo sarà – consentirà di fissare per poi raccontare a quanti verranno dopo di noi, quelli che sono gli usi, le abitudini, le manie, i linguaggi quotidiani dell’ Uomo Postmoderno.

Qualche giorno fa la British Library, in collaborazione con la Microsoft di Bill Gates, ha incoraggiato la popolazione ad inviare al proprio indirizzo un’ e-mail, scritta o ricevuta, che non contenga cognome, indirizzi, informazioni personali e che non sia offensiva.

Scopo dell’ iniziativa – che nelle prime 24 ore ha raccolto qualche migliaio di messaggi – è quello di affiancare ai manoscritti, le riviste, i libri, i giornali, le stampe ed i disegni (son ben 150 milioni i documenti di cui la British Library oggi dispone!) un’ archivio di quella posta elettronica che nell’ ultimo decennio è diventata il principale strumento di comunicazione dell’ Occidente.

Miliardi di messaggi viaggiano oggi per il mondo digitale ma la maggior parte di questi vengono cancellati all’ istante, senza lasciare tracce: da oggi i pensieri, le parole, le frasi, le riflessioni che fanno da contenuto alle e- mail, potranno essere “donate” dai cittadini inglesi alla British Library, per contribuire a dipingere un’ affresco del nostro secolo; per raccontare il mondo attraverso le e- mail che si scambiano i suoi “abitanti”.

L’ iniziativa prende nome di “Email Britain” e si propone di costruire una Biblioteca Immateriale composta da un milione di e- mail suddivise nelle seguenti categorie: Amore, Umorismo, Proteste, Notizie, Gaffes, Spam.

Riporto a seguire il contenuto di un’ e- mail che sta a metà tra la categoria Amore e quella Umorismo:

“Buongiorno a tutti: ho deciso di sposarmi e l’ ho proposto a Claire. Ha detto sì, ci sposeremo il prossimo anno. Vi farò sapere del party.
Mi sono ispirato al grande Burt Reynolds: il matrimonio è il modo più dispendioso per l’ uomo medio di avere il bucato fatto!”

SimoDG


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