
Dopo il Pil e Bil…e’ la volta del Fil!
Un gruppo di analisti dell’ Universita’ dell’ Oregon ha messo a punto un ambizioso indicatore – lo United States Gross Happiness Index – che attraverso il monitoraggio di Facebook illustra giornalmente qual’ e’ il livello di Felicita’ della Nazione.
Il razionale del progetto verte sulla convinzione che i termini usati o cercati sul Web riflettano lo stato d’ animo degli utenti.
Conseguentemente, gli analisti hanno studiato per due anni e “nel rispetto della privacy” (assicurano…) i messaggi dei cento milioni di statunitensi iscritti al piu’ frequentato dei siti di social networking, ricavandone scoperte sicuramente interessanti anche se non…rivoluzionarie!
In accordo ai dati finali, i giorni piu’ felici sono risultati coincidenti con quelli di festa (4 Luglio, Halloween, Natale, Pasqua e 5 Novembre 2008, celebrazione della vittoria elettorale di Obama).
I giorni piu’ tristi sono stati invece il 22 Gennaio 2009, crollo del mercato asiatico, e 25 Giugno 2009, morte di Michael Jackson.
Il progetto pare essere un primo tentativo che anticipera’ altre ricerche simili, piu’ sofisticate in quanto a metodologia e comunque accomunate dalla volonta’ di individuare indicatori alternativi all’ ormai troppo limitante Pil.
Tra i tanti, trovo particolarmente assennato il commento di Domenico su Ninja Marketing…
“Ma chi e’ che si prende la briga di definire semanticamente che cos’ e’ la Felicita’ e che cos’ e’ la Tristezza?”
Voi che ne pensate?
Simone Di Gregorio



Questo indice si sposa bene con lo spirito americano: fin dalla Dichiarazione d’Indipendenza gli Stati Uniti d’America riconoscono fra i Diritti inalienabili dell’uomo, oltre alla Vita e alla Libertà, anche la ricerca della Felicità che è poi alla base del mito e del sogno americano.
Il progetto dell’Università dell’Oregon è sicuramente un altro modo di rispondere all’inefficacia del PIL a cogliere quegli elementi immateriali che costruiscono il benessere! E’ in fondo questo il problema principale e più limitante del PIL: essere troppo pratico, in un certo senso sbrigativo, e di non prendere in considerazione quegli elementi soft che contribuiscono invece al percezione del benessere e della felicità.
Certo che costruire un termometro della felicità e cercare di misurarla come si misura la febbre o la pressione del sangue non è che sembri così tanto funzionale!!!
L.T.
Bello il riferimento alla Costituzione!
Di fatto è senza dubbio vero che l’ attenzione per la Felicità, in un’ accezzione aperta e democratica, ha radici tipicamente americane.
Intravedo in questo progetto qualcosa di interessante, che prende seriamente in considerazione i social media come parte della Realtà stessa, e non più mondo parallelo.
Però è ancora un pò grezzo…aspetto con curiosità, se mai davvero ci saranno, evoluzioni più sofisticate!