
“Capire la Cina non è soltanto impossibile, ma inutile.” (Ennio Flaiano)
Dopo gli ottimi risultati dell’ export relativi alla prima parte del 2008 (balzo in avanti nell’ area extra-Ue del 18%), il brand Italia appare minacciato nella sua credibilità da alcune situazione emergenziali.
Prima i casi di Napoli e di Alitalia - che hanno messo in luce per l’ ennesima volta le carenze del sistema Paese -, ed ora la messa in questione di alcuni tratti virtuosi che da sempre accompagnano l’ immagine dell’ Italia nel mondo.
In particolare due situazioni critiche sono emerse in questo inizio di Primavera;
la prima riguarda uno dei simboli per eccellenza del made in Italy: il vino. Infatti i media non hanno perso un attimo nel montare lo “scandalo dei vini”, a partire dalla presunta truffa del Brunello di Montalcino “impuro”. A tal proposito non intendo pronunciarmi: la situazione é confusa e sono necessarie indagini rapide ed efficaci, nel rispetto del lavoro di centinania di professionisti a cui dobbiamo molto per i risultati sempre eccelsi e del tutto fondamentali per la nostra economia. Aggiungo che ci vorrebbe una maggiore responsabilità da parte dei giornalisti che non di rado, per tentazioni sensazionalistiche, montano dei veri e propri casi a partire da fatti che sono solo presunti e tutti da accertare;
l’altra situazione é più complessa perchè coinvolge quello che é e sarà sempre di più uno dei nostri principali competitors: la Cina. Le autorità cinesi hanno infatti bloccato l’ importazione di mozzarella di bufala campana annunciando al mondo che saranno irrigiditi i controlli per tutti i formaggi italiani, sull’ onda lunga delle presunte tracce di diossina (smentite dall’Ue) trovate nei prodotti di alcuni caseifici campani.
Si tratta di una mossa tutt’altro che difensiva, ma strategica e d’attacco.
Il Ministro delle politiche agricole De Castro spiega infatti che “in Cina non esportiamo neanche un chilo di mozzarella”, dunque quello cinese non può essere considerato un paese importatore dell’ ottimo formaggio campano.
E allora, che pensare? L’ idea di molti osservatori, e che io condivido, é che si tratti di un danno d’ immagine volutamente inferto dalla Cina all’agroalimentare made in Italy e più in generale alla credibilità di un modello - quello italiano - che si propone come interprete della qualità, del gusto e dell’ esclusività.
Un modello del tutto antitetico al sistema Cina, in quanto esattamente all’opposto rispetto alle dinamiche di contraffazione e di quantità a basso prezzo su cui poggia la fortuna economica del Sol Levante.
Per questi motivi - e dato che tra i due modelli sarà sempre maggiore la competizione - l’ Italia deve riuscire a supportare meglio le sue imprese, accompagnandole nelle sfide del mercato globale e difendendole da certi attacchi.
Di fronte a noi abbiamo infatti uno Stato - quello cinese - fortemente presente nell’ economia nazionale e capace di tutto pur di conquistare quote dell’export mondiale.
Voi che ne pensate?
SimoDG
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