La comunicazione sconfiggerà il fumo, secondo l’Unione Europea…

E’ dal 2005 che la Commissione Europea ha decretato che l’arma migliore per combattere l’uso del tabacco è la comunicazione.

La sfida della Commissione Europea è coinvolgere tutti i Paesi dell’Unione Europea in una campagna di comunicazione integrata e rivolta ai milioni di giovani europei con il fine di denormalizzare il tabacco.

La campagna in questi quattro anni ha previsto una strategia completa e organica ( in televisione, sui siti web, sulla stampa e con eventi mediali di alto profilo) con il sito web www.help-eu.com come anello di congiunzione tra le varie attività di comunicazione. E i risultati si sono visti.

Se guardate il video, vedrete come la campagna Help in questi mesi si è arricchita di una serie animata in 12 episodi, la cui prima stagione viene diffusa su internet!

Sembra proprio che lo spazio di comunicazione più adatto per l’Unione Europea per dialogare con i suoi cittadini più giovani sia il web e, visti i protagonisti della serie, Chuck, Skinny, Loona e Tapas e i loro consigli e trucchi assurdi per combattere il fumo, che il registro di questo dialogo sia quello divertente ed ironico.

Che ne pensate? La nuova iniziativa vi piace?

Luca Taddei

Dagli Stati Uniti, ricercatori monitorano Facebook per misurare il livello di Felicita’ del Paese

facebook-inside

Dopo il Pil e Bil…e’ la volta del Fil!

Un gruppo di analisti dell’ Universita’ dell’ Oregon ha messo a punto un ambizioso indicatore – lo United States Gross Happiness Index – che attraverso il monitoraggio di Facebook illustra giornalmente qual’ e’ il livello di Felicita’ della Nazione.

Il razionale del progetto verte sulla convinzione che i termini usati o cercati sul Web riflettano lo stato d’ animo degli utenti.

Conseguentemente, gli analisti hanno studiato per due anni e “nel rispetto della privacy” (assicurano…) i messaggi dei cento milioni di statunitensi iscritti al piu’ frequentato dei siti di social networking, ricavandone scoperte sicuramente interessanti anche se non…rivoluzionarie!

In accordo ai dati finali, i giorni piu’ felici sono risultati coincidenti con quelli di festa (4 Luglio, Halloween, Natale, Pasqua e 5 Novembre 2008, celebrazione della vittoria elettorale di Obama).

I giorni piu’ tristi sono stati invece il 22 Gennaio 2009, crollo del mercato asiatico, e 25 Giugno 2009, morte di Michael Jackson.

Il progetto pare essere un primo tentativo che anticipera’ altre ricerche simili, piu’ sofisticate in quanto a metodologia e comunque accomunate dalla volonta’ di individuare indicatori alternativi all’ ormai troppo limitante Pil.

Tra i tanti, trovo particolarmente assennato il commento di Domenico su Ninja Marketing

“Ma chi e’ che si prende la briga di definire semanticamente che cos’ e’ la Felicita’ e che cos’ e’ la Tristezza?”

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio


Obama: un nobel per la comunicazione della pace

obama, hope

Il Nobel per la pace assegnato al Presidente degli Stati Uniti d’America Obama fara’ sicuramente discutere: a qualcuno vengono dei dubbi, qualcuno non ha gradito, anche lui ne e’ rimasto sorpreso.

Quello che e’ indubbio e’ che questo premio Nobel per la pace e’ un Nobel assegnato alla comunicazione e piu’ in particolare alla comunicazione della pace. Obama, come comunicatore politico, e’ riuscito a costruire fiducia e speranza, insomma ha realizzato un discorso intorno alla pace. E’ questo, per ora, il suo piu’ grande merito.

Si pensa, anche giustamente, che un Nobel debba essere conferito a illustri personalita’ che si sono distinte per quello che hanno fatto piuttosto che per quello che hanno comunicato.

Ma la comunicazione, in politica come nelle altre sfere della vita umana, e’ azione.

Obama e’ riuscito sicuramente ad agire nell’immaginario di milioni di americani e non. E questo e’ sicuramente un fatto. Certamente Obama non e’ il primo politico nella storia ad essere riuscito a costruire un discorso di fiducia e di speranza intorno alla pace, ma in questi tempi e’ sicuramente il piu’ bravo.

Sara’ il Presidente americano in grado di affiancare alla comunicazione anche tutto quello che rimane da fare per costruire concretamente la pace?

Luca Taddei

Twitter, Facebook and Co. rivoluzionano il marketing farmaceutico…ecco come le Big del farmaco sperimentano il Web 2.0

farmaci

Il marketing dell’ industria farmaceutica sta subendo un’ evoluzione senza precedenti.

Pur confrontandosi con una totale assenza di normative e linee guida, le grandi aziende del farmaco sperimentano le nuove applicazioni del Web 2.0., ridefinendo il panorama della comunicazione e attivando canali (mai cosi’) diretti con i consumatori.

E da un punto di vista sociale, di bene comune…questo rappresenta un’ opportunita‘ o un pericolo?

Il dibattito e’ aperto.

Da una parte, infatti, l’ industria farmaceutica e’ regolata da una normativa stringente che limita la comunicazione diretta al consumatore: troppo alto e’ il rischio che la diffusione di informazioni si trasformi in “pericolosa” promozione, alimentando una domanda di prodotti che e’ invece strettamente legata all’ esistenza di un reale fabbisogno e di specifiche condizioni cliniche. Stiamo parlano di un mondo dove un’ informazione erronea o un farmaco preso incautamente possono risultare fatali.

Dall’ altra, il consumatore ha raggiunto un’ inedito ed alto livello di consapevolezza circa determinate patologie ed il corrispettivo trattamento; dispone e richiede un ruolo attivo perche’ e’ in gioco la propria salute e pretende che la decisione di quale farmaco assumere sia condivisa col medico, e non semplicemente “subita”; non di rado, come confermano esperti del settore, e’ il paziente che influenza il medico nella prescrizione dei farmaci, diventando vero e proprio “opinion leader” che le aziende aspirano ad intercettare e conoscere.

Vediamo allora quali sono alcune delle prime iniziative importanti prese dalle multinazionali farmaceutiche per catturare la voce e l’ attenzione del paziente attraverso i social media.

  • Procter&Gramble ha dedicato una community ai pazienti affetti da una particolare condizione clinica, la colite ulcerosa; nella community ci si conosce e confronta, condividendo storie ed esperienze di vita; alcuni medici di P&G, inoltre, forniscono informazione e consulenza clinica sull’ argomento.
  • Novo Nordisk ha aperto una pagina su Twitter, intotolata “Race with insuline”, dove il pilota Charlie Kimball, sofferente di diabete, racconta ai followers come proprio nonostante il diabete si possa condurre una vita normale e di successo, sul piano sia privato che professionale.
  • Merk ha aperto una pagina su Facebook dedicata al Gardasil, vaccino contro il tumore del collo all’ utero.
  • GlaxoSmithKline promuove abitualmente i suoi prodotti su YouTube.

Come vedete, vi sono approcci diversi all’ utilizzo del Web 2.0.

C’ e’ chi fa promozione di prodotto, chi invece costruisce piu’ sofisticate strategie di comunicazione che combinano le inevitabili  azioni di branding con l’ ideazione di spazi in cui chi soffre per determinate malattie ha la possibilita’ di incontrare altre persone che vivono lo stesso problema, ricevendo suggerimenti, consigli e, perche’ no, consolazione.

L’ azienda, dal canto suo, monitorando le “conversazioni” acquisisce informazioni preziose sul paziente: chi e’, cosa cerca, cosa chiede, cosa pensa.

Insomma, ci sono vari spunti di riflessione.

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio

Il marketing che lascia a bocca aperta e soprattutto asciutta!

campagna latet

Una campagna di notevole impatto comunicativo ( lascia a bocca aperta! ) è sicuramente quella di Latet. Ne parlano su Ninja Marketing e su I Believe in Advertising.

L’organizzazione umanitaria israeliana ha allestito nella Rabin Square di Tel Aviv un banchetto a base di…niente! Insomma la bocca rimane soprattutto asciutta!

La campagna serve a sensibilizzare i cittadini sulla necessità di 200.000 pasti da offrire ai bisognosi in occasione del capodanno ebraico.

Speriamo che, nei piatti, per quel giorno trovino qualcosa da sgranocchiare.

Luca Taddei

Boom dei cuddle parties, feste a base di coccole e abbracci

cuddle party

“Conosco solo un dovere. Quello di amare.” Albert Camus

Dopo mesi di cattive notizie, privazioni, paure, sembra aver preso piede un rinnovato bisogno di good news, coccole e messaggi di fiducia.

Il trend e’ stato ben compreso da molte importanti aziende che vi centrano le proprie strategie di marketing.

Illuminante e’ la campagna di Coca Cola costruita attorno al concetto di felicita’.

Altro fenomeno interessante sono i cuddle parties, ovvero feste a base di coccole ideate nel 2004 da due coach esperti in relazioni interpersonali che proprio in questi mesi da New York stanno prendendo piede un po’ in tutto il mondo, Europa compresa.

Ad un cuddle party (costo 30 euro) ci si va in pigiama e col proprio cuscino, ci si stende e si abbracciano perfetti sconosciuti: vietati alcol e droghe e bandito il sesso.

Sul sito cuddleparty.com e’ possibile leggere le testimonianze di chi vi ha partecipato.

“Dopo il party, sono uscito per strada con una sensazione di benessere, leggerezza, pace e contentezza.”

“Finalmente ho capito cosa mi sono persa finora.Sto recuperando anni di privazione e coccole.”

Come dicevamo, queste feste sono diventate cosi’ numerose che i due ideatori hanno avviato un programma di training per i “facilitatori”, ovvero esperti nell’ arte delle coccole pagati per portare i cuddle parties in tutto il mondo.

Fenomeno curioso.

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio

La comunicazione di Federcaccia, un’ “arma” a doppio taglio

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Federcaccia punta su una comunicazione decisamente scioccante per lanciare la campagna tesseramento 2009-2010.

Come vedete, il soggetto del manifesto su cui verte la strategia di comunicazione e’ un bambino, di circa 7-8 anni, con a fianco un fucile.

Inevitabili le polemiche.

Secondo Alberto Contri, Presidente di Pubblicita’ Progresso, si tratta di un incidente di percorso, un vero e proprio scivolone che e’ figlio di un approccio alla comunicazione superficiale e approssimativo, e della non comprensione di alcune regole fondamentali per chi esercita professionalmente la materia: l’ immagine deve legarsi ad un significato e lo choc fine a se stesso rischia di urtare la sensibilita’ delle persone.

Ma nient’ affatto pentito e’ il Presidente di Federcaccia, Gian Luca Dall’ Olio.

“L’ immagine sul manifesto” – dice – “rappresenta un ricordo profondo per quasi tutti i 700 mila cacciatori italiani: il manifesto e’ un messaggio interno alle nostre sezioni, non e’ destinato al pubblico, ed e’ un invito a tutti i cacciatori a mantenere viva la tradizione di di portare con se’ a caccia i propri figli e nipoti.”

Personalmente, al di la’ dei contenuti, credo che ai tempi di Internet e del Web 2.0 pensare di tenere una campagna di comunicazione fuori dalla “conversazione” e chiusa dentro ai confini autoreferenziali di una serie di circoli sia una leggerezza.

Forse, a dispetto delle dichiarazioni di Dall’ Olio, era proprio il “rumors” l’ obiettivo ultimo della campagna.

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio

La virtù della schiettezza, la comunicazione, la City e uno stagista teenager

Morgan Stanley

Una notizia alla ribalta che ci deve far riflettere ci viene da Londra, versante Morgan Stanley.

Gli analisti del settore media Europa della società hanno chiesto a uno stagista di 15 anni proveniente da una scuola economica di Londra di descrivere le abitudini mediatiche dei suoi coetanei. Il teenager si è dato da fare e ha prodotto un report che ha intrigato molti manager di fondi di investimento e diversi amministratori delegati che hanno tempestato la Morgan Stanley di email e telefonate.

Al di là del fatto che può apparire curioso, molti elementi ci devono far riflettere:

- Morgan Stanley pubblica report di stagisti teenager e molti professionisti li leggono e li prendono in considerazione. Il che è sicuramente innovativo e tende a valorizzare tutte le risorse umane che passano all’interno della società.

-il report di Matthew Robson, così si chiama l’adolescente stageur, è ottimo perchè è schietto, sobrio, chiaro. Dice l’essenziale e mostra un forte ascolto del consumatore. E’ scritto da un giovane consumatore.

Per il resto gli spunti di riflessione sono molti all’interno del testo (leggetelo qui in versione integrale). Fra quelli più interessanti sicuramente il valore attribuito al marketing virale come forma di pubblicità che ha successo presso il pubblico dei più giovani; la frequentazione dei media sempre più intensa ma l’intenzione a farlo in maniera gratuita; lo scarso appeal di Twitter in controtendenza con l’impressione che si ha oggi.

Certo uno dei limiti di questo Report può essere l’assenza di dati statistici a supporto delle affermazioni dell’analista adolescente, ma è anche vero che molto spesso i numeri non sono tutto!

E a volte, per parafrasare un famoso filosofo, la comunicazione ha le sue ragioni, che la ragione non conosce!

A voi che ve ne pare?

Luca Taddei

Il marketing che si fa musica

Live from T5

Un’interessante operazione di marketing di questi tempi ci viene dagli USA, precisamente da una compagnia aerea low cost, la JetBlue Airways, che ha deciso di organizzare dei concerti live per fare promozione del proprio marchio.

L’idea è quella di usare la musica come forma di promozione alternativa. La location è altrettanto alternativa e originale: il Terminal 5  del JFK International Airport di New York.

Il progetto prende il nome di Live from T5, prevede già dodici date e altre attività collaterali (ne parla anche rockol.it e se preferite l’inglese date un’occhiata qui).

L’iniziativa sembra ottima soprattutto per conquistare un pubblico di giovani viaggiatori. Che ve ne pare?

Luca Taddei

Uno straordinario Twitter resiste alla censura di Teheran

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Dopo il boom di Facebook ci si interroga sull’ evoluzione di Twitter.

Se il significato commerciale e il potenziale per le aziende sono oggetto di discussione, il servizio di micro-blogging si sta rivelando proprio in questi giorni uno straordinario alleato della democrazia e della liberta’ di informazione a Teheran.

Per frenare sia l’ organizzazione che la visibilita’ degli scontri post-elettorali, il Governo iraniano ricorre alla censura.

Ma se i reporter sono costretti a lavorare solo dagli uffici, gli sms sono stati bloccati e Facebook non e’ per tutti accessibile, Twitter e’ l’ unico strumento di comunicazione che resiste all’ imbavagliamento.

“Questa sara’ la prima rivoluzione twitterizzata”, dichiara il New York Times, sottolineando la velocita’ e il dinamismo dei new media in generale.

Accessibilita’ e tempestivita’ sono i punti di forza di un modo nuovo di comunicare da cui al momento dipende buona parte del racconto e della diffusione di notizie, foto e filmati sulla delicata situazione iraniana.

Simone Di Gregorio

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